Glaucus atlanticus

Famiglia : Glaucidae

PEPPINO.gif
Text © Dr. Giuseppe Mazza

 

Glaucus atlanticus © Samuel Kirk

Esiste un ambiente marino sospeso tra cielo e mare, abitato da organismi che non nuotano nel senso abituale del termine e non vivono neppure sul fondale, ma sulla sottile fascia superficiale dell’oceano, trasportati da correnti, vento e onde. In questo mondo galleggiante si incontra Glaucus atlanticus, un piccolo mollusco dalla forma insolita e dalla colorazione inconfondibile, comunemente noto come Drago blu. Il nome scientifico è già una prima descrizione. Glaucus deriva dal greco “glaukós”, termine associato a tonalità azzurre, verde-bluastre o grigie, e il termine specifico atlanticus richiama l’oceano Atlantico, anche se oggi sappiamo che la specie ha una distribuzione molto più ampia. Il nome comune allude invece alle appendici laterali, simili ad ali, che fanno pensare a un drago.

Dal punto di vista sistematico, Glaucus atlanticus Forster, 1777, è un mollusco della classe Gastropoda, della famiglia Glaucidae, appartenente al gruppo dei Nudibranchia, gasteropodi che, nella fase adulta perdono la conchiglia esterna e si presentano per lo più simili a variopinte lumache ornate da fantasiosi rilievi.

Glaucus atlanticus © edwardsjn

Zoogeografia

Glaucus atlanticus ha una distribuzione ampia, di tipo circumtropicale, ed è segnalato nelle acque tropicali e subtropicali di diversi oceani. La sua presenza è documentata nell’Atlantico, nel Pacifico e nell’Indiano; può comparire anche a latitudini più temperate, soprattutto quando correnti e condizioni stagionali favoriscono il trasporto di masse d’acqua calda verso zone più fresche.

Non si tratta, quindi, di una specie legata a un singolo mare o a una costa particolare. La sua distribuzione dipende in larga misura dalle correnti oceaniche e dalle condizioni della superficie marina. Gli individui possono essere trasportati per distanze considerevoli senza compiere spostamenti direzionali autonomi paragonabili a quelli di un pesce o di altri animali natanti.

Ecologia-Habitat

Glaucus atlanticus © Adrien Cantat

L’habitat di Glaucus atlanticus è la superficie del mare aperto. Più precisamente, appartiene al pleuston, l’insieme degli organismi che vivono a contatto con la superficie dell’acqua, galleggiando in parte immersi e in parte esposti all’aria.

È una condizione ecologica particolare, diversa da quella degli animali planctonici che vengono trasportati nella massa d’acqua e da quella degli organismi bentonici, associati al fondale.

Il Drago blu galleggia con il corpo capovolto rispetto a quello che si potrebbe immaginare osservandolo fuori dall’acqua: la superficie ventrale, di colore blu, è rivolta verso l’alto, mentre quella dorsale, più chiara e argentata, guarda verso il basso.

Questa posizione è favorita anche dall’aria trattenuta nello stomaco, che contribuisce al galleggiamento.

Glaucus atlanticus © Norman P Farmer

La disposizione dei colori svolge una funzione di controcolorazione, o countershading: il blu si confonde con il colore dell’acqua osservata dall’alto, mentre il lato argentato, visto dal basso, tende a fondersi con la luminosità proveniente dalla superficie. Si tratta di una forma di mimetismo legata alla posizione dell’animale nell’acqua, che contribuisce a renderlo meno visibile da direzioni diverse, pur non costituendo una protezione assoluta.

La vita in superficie lo inserisce in una comunità di organismi galleggianti, con i quali intrattiene rapporti ecologici strettamente legati alla disponibilità di cibo e agli spostamenti delle masse d’acqua. Non è dunque un animale che sceglie un rifugio stabile: vive in un ambiente mobile, nel quale correnti e vento possono condizionare tanto la sua distribuzione quanto le occasioni di incontro con le prede.

Morfofisiologia

Glaucus atlanticus – Attacco a Velella velella © pcaiger (sinistra) e © uwkwaj (destra)

Il corpo di Glaucus atlanticus è allungato e appiattito. La testa, relativamente piccola, presenta vicino alla bocca un paio di tentacoli orali; sulla regione anteriore sono presenti anche i rinofori, strutture sensoriali tipiche dei nudibranchi. La lunghezza degli individui è generalmente contenuta in pochi centimetri, sebbene le dimensioni riportate possano variare.

L’aspetto più caratteristico è dato dalle appendici laterali, dette cerata, disposte in gruppi lungo i fianchi. Non sono semplici decorazioni: partecipano alla particolare conformazione del corpo e hanno un ruolo importante nell’alimentazione e nella difesa. La loro disposizione, insieme alla colorazione blu e argentata, contribuisce a creare il profilo che ha reso questa specie inconfondibile.

Una delle caratteristiche fisiologiche più sorprendenti del Drago blu riguarda la capacità di appropriarsi delle strutture urticanti degli animali di cui si nutre.

Gli cnidari possiedono cellule specializzate, chiamate cnidociti, al cui interno si trovano capsule urticanti dette nematocisti. Glaucus atlanticus è in grado di ingerire alcune di queste strutture senza attivarle durante il processo digestivo e di trasferirle in apposite sacche, i cnidosacchi, situate alle estremità delle cerata. Questo fenomeno prende il nome di cleptocnidia.

Le nematocisti così accumulate possono essere successivamente utilizzate a scopo difensivo.

È quindi importante ricordare che queste strutture urticanti non sono prodotte dal mollusco, ma vengono sottratte alle prede e conservate funzionali. Questa particolare capacità consente al Drago blu di utilizzare a propria difesa le armi chimiche dei suoi organismi preda. Per questa ragione non deve essere toccato a mani nude.

Etologia-Biologia Riproduttiva

Glaucus atlanticus è un predatore specializzato nella cattura di animali galleggianti. Tra le sue prede più note figurano la Barchetta di San Pietro, Velella velella, il Bottone blu, Porpita porpita, e la Caravella portoghese, Physalia physalis.

Durante l’alimentazione utilizza la regione orale, le mascelle e la radula, una struttura caratteristica dei molluschi dotata di piccoli elementi denticolati, per raschiare e lacerare i tessuti della preda. Le immagini che documentano la predazione su Velella e Porpita mostrano due esempi concreti di questa attività. Le osservazioni del comportamento alimentare indicano che il drago blu può servirsi anche delle cerata per afferrare e manipolare la preda, spostandosi sulla sua superficie e raggiungendo le parti da consumare. Le appendici laterali, dunque, non hanno soltanto una funzione legata alla forma e alla difesa, ma partecipano attivamente alla cattura e alla gestione del cibo.

La riproduzione presenta aspetti altrettanto interessanti. Come molti nudibranchi, Glaucus atlanticus è ermafrodita: ciascun individuo possiede apparati riproduttivi maschili e femminili.

Ciò non significa che si autofecondi abitualmente; durante l’accoppiamento due individui possono scambiarsi reciprocamente gli spermatozoi. L’accoppiamento avviene attraverso l’avvicinamento delle superfici ventrali e l’estroflessione degli organi copulatori, che entrano in contatto per il trasferimento del materiale riproduttivo.

L’apertura genitale si trova sul lato destro della regione ventrale, in prossimità dei primi gruppi di cerata. La sua posizione può risultare poco evidente nelle fotografie generali, ma diventa riconoscibile osservando attentamente la parte anteriore del corpo. In alcune immagini è possibile notare anche l’apparato copulatore estroflesso: un dettaglio anatomico che può passare inosservato quando l’attenzione è concentrata sull’animale e sulla sua attività predatoria.

Dopo la fecondazione, le uova vengono deposte in filamenti o cordoni gelatinosi. Le osservazioni disponibili indicano che questi possono essere rilasciati direttamente nell’acqua oppure, in determinate circostanze, associati a resti di prede o ad altri elementi galleggianti.

Glaucus atlanticus © Emily Sonter

Non è quindi corretto considerare un substrato galleggiante come supporto obbligatorio per ogni deposizione. In uno studio condotto in laboratorio, un individuo ha prodotto numerosi cordoni ovigeri nell’arco di dodici ore: la maggior parte è stata liberata nell’acqua e soltanto pochi sono stati osservati in associazione ai resti di Velella.

Lo sviluppo successivo comprende una fase larvale: dalle uova emergono larve veliger, tipiche di molti gasteropodi marini, che attraversano una fase di vita libera prima della trasformazione nelle forme successive.

Sinonimi

Doris radiata Gmelin, 1791; Glaucus radiatus (Gmelin, 1791); Glaucus flagellum Blumenbach, 1803; Glaucus hexapterigius Cuvier, 1805; Glaucus distichoicus A. d’Orbigny, 1836; Glaucus lineatus Reinhardt & Bergh, 1864; Glaucus longicirrhus Reinhardt & Bergh, 1864.

 

→ Per apprezzare la biodiversità dei MOLLUSCHI cliccare qui.