Artemia salina

Famiglia : Artemiidae

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Testo © DrSc Giuliano Russini – Biologo Zoologo

 

Nauplius d’Artemia salina osservato al microscopio © Giuseppe Mazza

Nauplius d’Artemia salina osservato al microscopio © Giuseppe Mazza

L’Artemia salina Linnaeus, 1758, che occupava nelle riviste degli anni ‘ 70 e ‘ 80 del secolo scorso diversi spazi pubblicitari (sotto il nome di scimmia d’acqua), in cui ne venivano decantati i poteri miracolosi che gli permettevano di trasformarsi rapidamente a contatto con il vitale elemento in una sorta di piccola scimmia protoumanoide, non è altro che un piccolo crostaceo d’acqua salata.

Questo invertebrato è afferente al phylum o tipo Artropodi (Arthropoda), sottotipo Antennati (Antennata), classe Crostacei (Crustacea), sottoclasse Branchiopodi (Brachipoda), ordine Fillopodi (Phyllopoda) per alcuni tassonomi invece è quello degli Anostraci (Anostraca), famiglia Branchiopodidi (Brachipodidae), genere Artemia.

Zoogeografia

L’Artemia salina è un crostaceo cosmopolita, viene pescato e usato come alimento dalle popolazioni indigene del Sahara.

Frequentemente lo si utilizza anche essiccato o liofilizzato oppure vivo, come cibo per i pesci d’acquario, o nel contesto dei giardini zoologici ove viene seminato nei laghetti artificiali salati o stagni salati, che ospitano le varie specie di fenicotteri, uccelli spatola ecc., di cui se ne nutrono.

Pur essendo un crostaceo primitivo, presenta come vedremo, delle peculiarità interessanti dal punto di vista genetico e fisiologico.

A titolo informativo, tra le forme più antiche dell’ordine dei Fillopodi (Phyllopoda), troviamo Branchipus schaefferi, reperibile sotto la neve nelle pozze d’acqua.

Ecologia-Habitat

In generale i Branchiopodidi (Brachipodidae) sono abitatori delle acque dolci, con grado di purezza e temperatura variabile a seconda della specie. Ad esempio le specie del genere Branchipus, prediligono raccolte d’acqua temporanee, che tendono a prosciugarsi nei mesi estivi, mentre la specie Eubranchipus vernalis, vive sulle rive umide dei fossati e degli stagni.

Fa eccezione l’Artemia salina, forma tipicamente eurialina (in grado cioè di adattarsi ad acque a concentrazioni saline diverse, vedi testo → Pesci), che richiede ambienti particolarmente salati, quali saline o le acque litoranee che presentano concentrazioni di sale superiori a quelle del mare, o nei laghi salati, come in quelli presenti in varie aree del deserto del Sahara.

Morfofisiologia

Il corpo dei branchiopodidi, di piccole dimensioni, è caratterizzato dalla mancanza di carapace, tipico scudo dorsale, caratteristico dei crostacei più evoluti. Nell’Artemia salina come negli altri Branchiopodidi (Brachipodidae), risultano chiaramente distinguibili una regione cefalica, una toracica ed una addominale. Il capo porta due paia di antenne; le antenne prime (primarie) sono piccole e generalmente non segmentate, le antenne seconde (secondarie), sono diverse nel maschio e nella femmina. Quelle della femmina sono di forma cilindrica, quelle del maschio sono espanse con funzione locomotoria e prensile, carattere di dimorfismo.

Femmine con uova, viste ventralmente e dorsalmente, ed un accoppiamento © Giuseppe Mazza

Femmine con uova, viste ventralmente e dorsalmente, ed un accoppiamento © Giuseppe Mazza

Gli occhi composti sono peduncolati; nell’Artemia salina è presente invece un occhio semplice peduncolato.

Il tronco è composto da 19 segmenti, di cui i primi 11 portano gli arti. Gli arti sono bifidi, con aspetto fogliaceo; presentano appendici branchiali e sono mantenuti rigidi dalla pressione dei liquidi interni. Servono per il moto, oppure nel caso che questi crostacei si lascino passivamente trasportare dalla corrente, determinano un afflusso di acqua alle branchie e alla bocca, favorendo così l’apporto del cibo, plancton e protozoi.

I primi due, dei cinque segmenti addominali, sono fusi insieme e portano nel maschio l’organo copulatore e nella femmina una tasca incubatrice. L’ultimo segmento addominale termina con due espansioni appiattite.

Il sistema circolatorio è di tipo lacunare: il cuore, è costituito da un vaso dorsale pulsante, che attraverso gli ostii, raccoglie il sangue dalle regioni periferiche del corpo e lo invia alle branchie, formate come accennato, da espansioni laminari degli arti.

Il sistema nervoso è costituito da una catena gangliare, composta da una doppia fila di gangli uniti tra loro da commessure in senso orizzontale e, da connettivi in senso verticale. Gli organi escretori, sono rappresentati da due ghiandole mascellari, che hanno lo sbocco a livello delle mascelle “seconde”. Il tubo alimentare, o digerente, è composto da una bocca, da uno stomaco plurilobato da un tratto anteriore intestinale e da un intestino terminale vero e proprio.

Etologia-Biologia Riproduttiva

Nei Branchiopodidi (Brachipodidae) è presente sia la riproduzione a sessi separati (gonocorica), sia quella partenogenetica. Le uova, in numero variabile a seconda della specie, vengono incubate (quindi anche nell’Artemia salina), per un certo periodo nella tasca ovigera incubatrice, che la femmina possiede a livello dei primi due segmenti addominali.

Caratteristica è la formazione di uova “durature o di resistenza” che sono poi fecondate per anfigonia ad opera di uno spermio per uovo, queste hanno un guscio duro e più tuorlo (che gli permettono di sopravvivere senza svilupparsi, in condizioni sfavorevoli per periodi più o meno lunghi), rispetto le uova dette subitanee, prodotte per partenogenesi nella camera incubatrice della femmina, le quali dopo che si è verificato un adeguato bilanciamento cromosomico per meiosi, cominciano a segmentarsi e dare un embrione senza l’intervento della fecondazione a opera dello spermio; questo secondo tipo di uova non ha un guscio rigido e una quantità minore di tuorlo delle durature.

L’Artemia salina produce uova durature in grado di resistere a notevoli sbalzi di temperatura. Mentre questo crostaceo presenta una particolare forma di partenogenesi, detta “automittica” o diploide. Questo fenomeno consiste nella mancata suddivisione del patrimonio cromosomico, durante la divisione maturativa dell’uovo.

Le forme diploidi con 42 cromosomi, costituiscono una determinata razza o sottospecie con una particolare localizzazione geografica, sono presenti a Cagliari, Sebastopoli-Ucraina, Cadice; oltre a questa razza geografica, sono state localizzate altre razze partenogenetiche con 84 cromosomi, a Capodistria-Slovenia, a Margherita di Savoia in Puglia, in Algeria e addirittura forme partenogenetiche ottoploidi con 168 cromosomi, sempre a Margherita di Savoia in Puglia.

Dopo la schiusa delle uova fuoriesce una larva, detta “nauplius” provvista di un occhio semplice impari e di tre paia di arti che corrispondono alle antenne prime, alle antenne seconde e alle mandibole. Dal nauplius, deriva il metanauplius col corpo che si va via via allungando, quindi, con una serie di passaggi successivi che si succedono in un periodo variabile da specie a specie, si arriva all’individuo adulto.

Per la IUCN questo invertebrato molto affascinante, non corre nessun pericolo di estinzione.

 

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