Famiglia : Orchidaceae

Testo © Prof. Pietro Pavone

Maxillaria setigera cresce in Venezuela e Bolivia, a 40-670 m d’altitudine, in biomi umidi con vegetazione arbustiva © Giuseppe Mazza
Maxillaria setigera Lindl. è una specie della famiglia Orchidaceae sottofamiglia Epidendroideae, tribù Cymbidieae, subtribù Maxillariinae.
Questa specie è stata descritta dal botanico inglese John Lindley (1799-1865) nella rivista illustrata Edwards’s Botanical Register (Bot. Reg. 31 Misc. 30, 1845). La rivista fu attiva dal 1815 e il 1847.
John Lindley è ritenuto una delle massime autorità storiche sulle orchidee. Ha creato oltre 120 generi e descritto migliaia di specie. È stato un promotore del passaggio dal sistema di classificazione artificiale proposto da Carlo Linneo a quello naturale basato sulle affinità morfologiche. Questa visione fu confermata, nel 1869, da Charles Robert Darwin (1809-1882), con l’opera “L’origine delle specie”, nella quale dimostrò che tutte le specie viventi non sono immutabili ma si evolvono nel tempo con cambiamenti graduali per adattarsi ai diversi ambienti ove possono vivere.
Lindley è stato professore dell’University College London (all’epoca chiamata University of London) dal 1829 al 1860 e segretario della Royal Horticultural Society (RHS) che ha frequentato per oltre 40 anni. Ha pubblicato diverse opere fra le più importanti citiamo The Vegetable Kingdom, Collectanea Botanica (1821) e Sertum Orchidaceum (1838).
Il nome del genere deriva dal lat. “maxilla”, mascella e si riferisce alla colonna e al labello del fiore che insieme assomigliano a una mascella. L’epiteto specifico deriva dal lat. “seta” che significa setola o pelo ispido e “gera” (dal verbo “gerere”, portare o avere) per i peli presenti sul labello.
Il nome volgare è Maxillaria setosa.
Lindley nel protologo, con il quale descrisse e indicò formalmente il nome scientifico, ha ringraziato il Sig. George Barker (1788–1845) che gli fornì, nel 1845, la pianta fiorita ottenuta nella sua serra a Birmingham. Barker fu un vero pioniere della coltivazione delle orchidee nel Regno Unito durante l’epoca vittoriana. Pur non viaggiando nelle giungle, Barker finanziava i raccoglitori di piante in America centrale e il più famoso di essi è stato George Ure Skinner (1804-1867) che gli inviò innumerevoli esemplari dal Messico e dal Guatemala, e probabilmente anche questa specie, che spedì dal porto di La Guayra (Venezuela) perché all’epoca da li partivano navi mercantili per l’Europa carichi di caffè o cacao.

Epifita di piccole e medie dimensioni, ha fiori larghi circa 6 cm con sepali lanceolati ricurvi e petali quasi lineari © Giuseppe Mazza
Maxillaria setigera è diffusa dal Venezuela alla Bolivia e si riscontra nei biomi tropicali umidi in zone caratterizzate da vegetazione arbustiva, ad altitudini comprese tra 40 e 670 m.
È un’orchidea epifita di piccole e medie dimensioni, con un rizoma molto corto sul quale si formano gli pseudobulbi di forma ovoidale, ciascuno con una o due foglie, solitamente piuttosto grandi e strette.
Le infiorescenze nascono alla base dello pseudobulbo, sono corte e portano ciascuna un singolo fiore, con diametro di circa 6 cm, sorretto da uno stelo con squame acuminate, striate in corrispondenza dell’ovario, appressate longitudinalmente.
I sepali, lanceolati e ricurvi, sono di colore giallo pallido, leggermente sfumati di rosa all’esterno. I petali, quasi lineari, terminano bruscamente a punta con una sottile setola. Il labello è aperto, quasi rettangolare (oblongo), trilobo, per lo più bianco, ma al centro giallo con peli sparsi e con venature cremisi nella parte inferiore. Il clinandrio, la cavità apicale della colonna che ospita l’antera, ha margini minuti e finemente sfrangiati.
I pollinii sono quattro, disposti in due coppie, e si presentano di consistenza cerosa. Il viscidio è ampio, arcuato per meglio aderire al dorso o alla testa degli insetti impollinatori, solitamente api senza pungiglione (Tribù Meliponini).
Quando l’insetto si allontana in cerca di altro fiore, va a deporre il pollinio ricco di polline sullo stigma di quest’ultimo eseguendo così l’impollinazione. L’ovario è infero, uniloculare con moltissimi ovuli, esternamente liscio e di colore verdastro, pressoché indistinguibile dal pedicello fiorale.
Dopo l’impollinazione si ha la fecondazione con la formazione del frutto (capsula) e gli innumerevoli ovuli microscopici fecondati diventeranno semi dall’aspetto pulverulento. I semi, essendo privi di endosperma, per germinare hanno bisogno di funghi simbionti. La maturazione della casula può richiedere da 4 a 9 mesi dall’avvenuta impollinazione.
La fioritura avviene tra la fine dell’inverno e la primavera, ma talora si ha una seconda fioritura autunnale.
Maxillaria setigera è una specie protetta dall’Appendice II della CITES che regola il commercio internazionale per prevenirne lo sfruttamento eccessivo.

Il labello, quasi rettangolare, è bianco con venature cremisi, centro giallo e peli sparsi come indica in nome specifico © Eric Hunt
È una pianta piuttosto ambita dai collezionisti per la sua rarità, per i fiori particolari e profumati.
Si coltiva facilmente in serra intermedia (temperature calde-temperate) ad alti livelli di umidità ambientale (60-80%). La ventilazione è utile per prevenire marciumi e attacchi fungini, vista la presenza di alta umidità.
La pianta predilige una luce brillante ma indiretta perché il sole diretto può bruciare le foglie coriacee.
Si adatta a temperature che possono variare tra i 13°C (minima notturna) e i 29°C (massima diurna). È utile una leggera escursione termica tra giorno e notte in modo da favorire la formazione degli steli floreali.
Il substrato deve essere drenante composto di piccoli frammenti di corteccia di pino, con l’aggiunta di perlite e un po’ di muschio di sfagno per trattenere l’umidità necessaria. Le annaffiature devono essere regolari, in estate circa 3-4 volte a settimana, tra l’una e l’altra è bene aspettare che il substrato si asciughi non eccessivamente perché le radici a secco deperiscono velocemente.
Durante la crescita è bene somministrare un concime bilanciato per orchidee (20-20-20) ogni due settimane a dosi leggermente ridotte, rispetto a quelle consigliate, specie durante la crescita attiva. Ridurre le concimazioni in inverno. Quando il substrato si decompone fare un rinvaso, solitamente ogni 1-2 anni, per evitare asfissia alle radici.
Recentemente è stato ottenuto l’ibrido artificiale Maxillaria Aurora Niklas Horn mediante incrocio tra Maxillaria setigera e Maxillaria grandiflora e registrato in The International Orchid Register (RHS) il 7 luglio 2024 da F. Radiante. Questo ibrido ha una struttura robusta con sepali ampi e carnosi. Il sepalo dorsale è leggermente inclinato in avanti e i petali sono più corti. Il loro colore è bianco crema mentre il labello può avere sfumature gialle o punteggiature rosa-violacee.
Sinonimi: Maxillaria robusta Barb.Rodr. (1882).
