Gomesa croesus

Famiglia : Orchidaceae


Testo © Prof. Pietro Pavone

 

Gomesa croesus cresce in Brasile nelle foreste pluviali costiere, collinari o montuose, tra 400 e 600 m d’altitudine.

Gomesa croesus cresce in Brasile nelle foreste pluviali costiere, collinari o montuose, tra 400 e 600 m d’altitudine © Giuseppe Mazza

Gomesa croesus (Rchb.f.) M.W.Chase & N.H.Williams è una specie che appartiene alla famiglia Orchidaceae, sottofamiglia Epidendroideae, tribù Cymbidieae, sottotribù Oncidiinae, sezione Barbata.

Inizialmente fu descritta come Oncidium croesus sulla rivista Hamburger Garten-Blumenzeitung 13: 314 (1857) da Heinrich Gustav Reichenbach (1824-1889), botanico e ornitologo tedesco, professore di botanica e direttore dell’Orto Botanico dell’Università di Amburgo. Reichenbach alla sua epoca era considerato la massima autorità mondiale sulla conoscenza delle piante avendo identificato e descritto ben 5396 nuove specie di famiglie botaniche provenienti da tutto il mondo.

Nella descrizione botanica, l’autore paragona il labello di questa specie con quello di Oncidium formosissimum (oggi Oncidium cultratum Lindl.) che Gustav Wilhelm Schiller (1803-1870) coltivava nel giardino della sua residenza “Schillerburg” a Ovelgönne, vicino ad Amburgo, in Germania.

È un’epifita con una ricca ed esuberante fioritura che le è valso il nome specifico di “creseus”, sovrano noto per la sua ricchezza.

È un’epifita con ricca fioritura, donde il nome specifico creseus, da Creso, sovrano noto per la sua ricchezza © John Varigos

Il giardino e le serre erano sotto le cure del suo capo giardiniere Friedrich Stange che all’epoca era molto stimato per la capacità di far fiorire specie rare che giungevano dalle Americhe. Gustav Wilhelm Schiller fu console e vice-console della Repubblica del Venezuela ad Amburgo e comproprietario con il fratello della compagnia di navigazione Gebr. Schiller & Co.

La posizione diplomatica e la proprietà delle navi, utili per il trasporto delle piante senza intermediari, gli hanno permesso di avere una ricca collezione di piante tropicali nelle sue serre alle quali diversi studiosi dell’epoca attingevano per vederle e descriverle. Infatti, oltre a Reichenbach f., altri studiosi come Carl Friedrich Eduard Otto (1812-1885) e Berthold Carl Seemann (1825-1871) trasformarono questa collezione privata in un vero e proprio centro di ricerca internazionale nel quale si definiva la tassonomia di molte specie di orchidee.

Nel 2006 il botanico di San Paolo, Dalton Holland Baptista (1962-), in collaborazione con il biologo Americo Docha Neto (1946-), ha pubblicato la prima enciclopedia fotografica delle orchidee brasiliane (Progetto Orchidstudium).

Holland Baptista è un architetto di professione ma eminente botanico, specialista in orchidee del Brasile, consulente per Orchid Conservation Coalition e collaboratore dell’American Orchid Society.

Nella pubblicazione sulla rivista Coletânea de Orquídeas Brasileiras (Colet. Orquídeas Brasil. 3: 88, 2006) Baptista ha stabilito nuove combinazioni, trasferendo diverse specie di Oncidium al nuovo genere Alatiglossum e ha chiamato la specie descritta da Reichenbach f.: Alatiglossum croesus (Rchb.f.) Baptista.

Tuttavia recenti studi molecolari sul genere Oncidium hanno messo in discussione quanto stabilito in precedenza dalla tassonomia della sottotribù Oncidiinae perché, secondo l’evidenza molecolare, i generi in essi derivano da linee evolutive separate e sono stati raggruppati insieme per le loro somiglianze morfologiche, piuttosto che per una reale parentela genetica diretta. Infatti, molti generi di questa sottotribù erano ritenuti affini per avere fiori simili e in particolare le relazioni tra labello e colonna.

Dalle evidenze molecolari questi caratteri sono, invece, da ritenersi fenomeni di convergenza legati alle preferenze degli impollinatori e non a vere affinità genetiche. Da ciò risulta che sono caratteri non affidabili per una corretta tassonomia e per la formazione di generi monofiletici.

Mark Wayne Chase (1951-) e Norris H. Williams (1943-), grazie a studi filogenetici basati sull’analisi del DNA, hanno evidenziato altri caratteri morfologici e fiorali, compresa l’infiorescenza, che sono propri dei diversi taxa a distribuzione prevalentemente brasiliana.

Pertanto hanno ritenuto riunirli sotto il nome più antico disponibile che era Gomesa, istituito nel 1815 da Robert Brown (1773-1858).

I petali e i sepali di Gomesa croesus hanno un colore scuro con sfumature dal marrone al bruno-porpora. Il labello, giallo oro brillante, si presenta trilobato, con piccoli lobi laterali arrotondati alla base ed un lobo centrale molto grande. Alla base e al centro del labello è presente un callo rialzato bianco con macchie rosso scuro.

I petali e i sepali di Gomesa croesus hanno un colore scuro con sfumature dal marrone al bruno-porpora. Il labello, giallo oro brillante, si presenta trilobato, con piccoli lobi laterali arrotondati alla base ed un lobo centrale molto grande. Alla base e al centro del labello è presente un callo rialzato bianco con macchie rosso scuro © John Varigos

In questo modo l’intero gruppo è monofiletico, avente cioè al suo interno l’antenato comune e tutti i suoi discendenti. Gomesa è passato, pertanto, da 11 specie a 127 specie accettate.

Quest’ampliamento si è avuto rilevando somiglianze genetiche di specie incluse prima in altri generi della sottotribù Oncidiinae e nel frattempo è stato necessario anche il cambio nomenclaturale di molti generi incluso Alatiglossum.

Adesso Gomesa croesus è specie accettata e inserita in Plants of the World Online (POWO) che è il database digitale della flora mondiale gestito dai Royal Botanic Gardens di Kew.

Il genere Gomesa deve il nome a Bernardino Antônio Gomes (1768–1823), medico e botanico portoghese autore del volume “ Observationes botanico-medicae de nonnullis Brasiliae plantis” pubblicato su commissione dell’Accademia Reale delle Scienze di Lisbona nel 1803, nel quale erano descritte molte specie del Brasile dal punto di vista botanico e medico.

Tra il labello e la base della colonna è presente un rigonfiamento calloso detto “tabula infrastigmatica” che, assieme al callo, simula, per inganno visivo e tattile, un elaioforo colmo d’olio per attirare le api Centridini.

Tra il labello e la base della colonna è presente un rigonfiamento calloso detto “tabula infrastigmatica” che, assieme al callo, simula, per inganno visivo e tattile, un elaioforo colmo d’olio per attirare le api Centridini © Giuseppe Mazza

Gomes ha anche contribuito alla stesura del “Catalogus Plantarum Horti Botanici Medico-Cirurgicae Scholae Olisiponensis (1851)” e ha anche supervisionato i lavori del comitato di medici e chimici per la creazione della Farmacopea portoghese nel 1876.

L’epiteto specifico deriva dal latino Croesus, a sua volta derivato dal greco antico Kroisos (Κροίσος). Era il nome di Creso, ultimo sovrano della Lidia (Antica regione della Turchia) sulla quale regnò dal 560/561 a.C. fino alla sconfitta subita, intorno al 546 a.C., per opera dei Persiani.

Questo re era celebre per la sua immensa ricchezza, simbolo di prosperità, e Reichenbach l’ha scelto per il forte valore simbolico legato alla ricchezza della fioritura di questa specie.

Il nome comune è “Oncidium dalla ricca fioritura”. È anche chiamata “Orchidea ballerina” per la forma del labello, che ricorda una gonna, e per il movimento dell’infiorescenza quando mossa dal vento.

Gomesa croesus è un’orchidea che si rinviene principalmente negli stati di Pernambuco e Rio de Janeiro (Brasile orientale), dove vive nelle foreste pluviali atlantiche costiere della Serra do Mar, in aree collinari o montuose a un’altitudine tra 400 e 600 metri sul livello del mare.

È un’epifita che forma cespi compatti per gli pseudobulbi raggruppati di forma ovata, lateralmente compressi, parzialmente avvolti e protetti da guaine scariose secche, dalla cui sommità si formano 1 o  2 foglie, color verde lucido, leggermente coriacee, lineari-oblunghe, conduplicate alla base.

L’infiorescenza si forma dalle ascelle delle guaine basali che avvolgono lo pseudobulbo. È eretta, a zig-zag, lunga fino a 15 cm, e porta da 3 a 5 fiori profumati di lunga durata.

I fiori hanno un diametro di circa 4,5 cm. I petali e i sepali sono di colore marrone scuro o bruno-porpora.

Il sepalo dorsale è lungo 1 cm e largo 4-5 mm, cuneato, oblungo, ondulato e i sepali laterali sono subeguali, più lunghi (circa 1,5 cm), con bordi ondulati e punte acuminate, leggermente connati alla base.

I petali hanno una forma oblunga, circa 1 cm, e più larghi dei sepali (5-6 mm). Appaiono spesso lucidi o leggermente coriacei.

Il labello ha un colore giallo oro brillante in netto contrasto con gli altri elementi fiorali. È largo circa 1,7 cm, trilobato con piccoli lobi laterali arrotondati alla base e un lobo centrale molto grande, espanso, reniforme (a ventaglio). Al centro, in prossimità della base, c’è un callo rialzato di colore bianco con macchie rosso scuro, porpora o nero vellutato.

È presente anche una struttura detta “tabula infrastigmatica” che assieme al callo è fondamentale per guidare gli impollinatori affinché il viscidio possa attaccarsi alla loro testa o al torace. La colonna (o ginostemio) è corta e spessa e ha piccole appendici laterali simili ad ali. In alto l’antera ha due pollinii cerosi a forma di pera. Sulla parte inferiore si trova la cavità dello stigma destinata a ricevere il polline.

L’infiorescenza si forma dalle ascelle delle guaine basali dello pseudobulbo. È eretta, a zig-zag. Può raggiungere i 15 cm e porta da 3 a 5 fiori profumati di lunga durata © Ron Parson

La fioritura avviene in primavera e all’inizio dell’estate e l’impollinazione è operata da piccole api dei generi Centris e Epicharis (famiglia Apidae, tribù Centridini). Queste api sono note come “api dell’olio” perché con spazzole specializzate (pettini elaiofili) sui tarsi delle zampe raccolgono oli fiorali per nutrire le loro larve e impermeabilizzare le pareti delle celle del nido.

I fiori di Gomesa hanno evoluto colori (giallo e marrone) e aspetto che imitano i segnali visivi delle specie della famiglia Malpighiaceae che possiedono ghiandole specializzate, chiamate elaiofori, che secernono oli non volatili e sono la ricompensa principale per le api come le Centridini. Infatti, il callo e la tabula infrastigmatica simulano gli elaiofori per attirare l’insetto che atterra sul labello convinto di trovare olio ma mentre cerca di estrarre l’olio che non trova o forse presente in minima parte (secondo alcuni studi su altre specie del genere) urta il pollinario che gli si attacca mediante il viscidio. Questo fenomeno di inganno visivo è noto come mimetismo fiorale. Quando l’ape va su un altro fiore opera l’impollinazione incrociata. Avvenuta la fecondazione, l’ovario si gonfia mentre i petali e i sepali appassiscono restando spesso attaccati al frutto al cui interno si formano moltissimi semi piccolissimi pulverulenti e privi di sostanze di riserva.

Esistono anche ibridi artificiali di Gomesa croesus adatti alla coltivazione casalinga. Richiedono luce e temperature adeguate, in un ambiente ben ventilato per evitare l’attacco di parassiti e prevenire malattie fungine.

Esistono anche ibridi artificiali adatti alla coltivazione casalinga. Richiedono luce e temperature adeguate, in un ambiente ben ventilato per evitare l’attacco di parassiti e prevenire malattie fungine © Norbert Dank

Il frutto maturo (capsula) cambia colore virando dal verde al marrone, si fessura longitudinalmente per permettere al vento di disperdere i semi che, per germinare, è necessaria la presenza di funghi micorrizici.

Come tutte le specie appartenenti alla famiglia Orchidaceae, Gomesa croesus è inclusa nell’Appendice II della CITES (Convenzione di Washington) per garantire che il commercio internazionale non ne comprometta la sopravvivenza in natura.

Gomesa croesus è una specie molto apprezzata dagli appassionati di orchidee per la fioritura esuberante e per i colori vivaci e per le sue dimensioni compatte con un’altezza complessiva di circa 15-25 cm.

Non sono noti ibridi naturali e sono pochi quelli artificiali riconosciuti validi dalla Royal Horticultural Society (RHS).

Oncidesa Kathy Jo Brown è un ibrido ottenuto nel 2005 da I.N. (Ivan) Komoda, rinomato ibridatore di Maui (Hawaii). È un incrocio fra Gomesa croesus e Oncidium noezlianum e presenta fiori con sfumature arancioni o rossastre e un habitus compatto.

Un altro ibrido è Bramesa Enigma ottenuto nel 2015 da John Dunkelberger, ibridatore statunitense di orchidee. È un ibrido intergenerico e le specie che l’hanno generato sono Brassia keiliana e Gomesa croesus. Quest’ibrido combina la forma slanciata e i colori caldi di Brassia con la prolificità e le dimensioni ridotte di Gomesa.

L’ibrido Gomesa Rainer, registrato nel 1989 da H. Mederer presso la Royal Horticultural Society (RHS), è stato ottenuto per incrocio fra Gomesa croesus e l’ibrido Gomesa Oriflame creato nel 1951 dall’azienda inglese Charlesworth Ltd. Ha fiori con labello ampio e giallo della specie e con colori più scuri e caldi tipici del progenitore ibrido.

Esistono invece numerose cultivar di Gomesa croesus, molte delle quali sono state premiate da importanti associazioni o società dedicate alle orchidee. Riportiamo le premiate più di recente.

Gomesa croesusHerrenhausen’ (3 premi dal 2012 al 2013),  Gomesa croesus ‘Alfons’ (2017) e  Gomesa croesus ‘Wasen’ (2012), cultivar premiate dalla Deutsche Orchideen-Gesellschaft e. V. (DOG).

Gomesa croesus ‘Lilly’ (2012), Gomesa croesus ‘Gloria’ (2011), Gomesa croesus ‘Taikura’ (2009) premiate da Orchid Council of New Zealand (OCNZ).

Gomesa Rainer nasce dall’incrocio di Gomesa croesus con l’ibrido Gomesa Oriflame, registrato presso la RHS nel 1989. Il fiore ha il labello ampio e giallo con i colori, scuri e caldi, tipici del progenitore ibrido.

Gomesa Rainer nasce dall’incrocio di Gomesa croesus con l’ibrido Gomesa Oriflame, registrato presso la RHS nel 1989. Il fiore ha il labello ampio e giallo con i colori, scuri e caldi, tipici del progenitore ibrido © Norbert Dank

Gomesa croesus ‘Irene’ (2 premi dal 1996 al 2001),  Gomesa roesus ‘Pololei’ (2004),  Gomesa croesusMidas Touch’ (1999),  Gomesa croesusBen Berliner’ (1997),  Gomesa croesusRio’ (1997) e Gomesa croesus ‘Willow Pond’ (1991) premiate da American Orchid Society.

Gomesa croesusSwarm of Bees’ (1999) è una cultivar premiata dal South African Orchid Council (SAOC).

In coltivazione Gomesa croesus richiede una buona luminosità (ombreggiatura dal 60 al 70%) e, in estate, temperatura diurna di 23-25 °C e notturna di 15-16 °C.

In inverno, la temperatura diurna è bene si aggiri intorno a 19-21 °C e quella notturna a 11 °C.

Questa specie si adatta anche alla coltivazione casalinga, ma richiede luce e ambiente ben ventilato per evitare l’attacco di parassiti e prevenire malattie fungine.

La pianta cresce bene su corteccia o zattera di sughero oppure in cestini con un substrato ben drenante come corteccia sminuzzata, muschio di sfagno o una combinazione di entrambi.

Si adatta anche alla coltivazione in vaso che dovrà essere relativamente piccolo (circa 9 cm) e con substrato sciolto e aerato.

Si consiglia l’uso di fibra di felce arborea di medie dimensioni con l’aggiunta di perlite (10%) o pomice e di carbone vegetale (10%) in modo da trattenere l’umidità senza impregnare eccessivamente il substrato.

Se le piante sono coltivate in luoghi aridi, si può aggiungere muschio di sfagno in ragione del 10%.

La pianta va annaffiata regolarmente perché le sue radici sottili possono seccarsi rapidamente se lasciate asciutte per troppo tempo.

In estate tra un’annaffiatura e l’altra è bene lasciare asciugare il substrato per 2-3 giorni perché troppa acqua potrebbe creare condizione di asfissia e attacchi parassitari. In inverno, le annaffiature vanno ridotte ma senza lasciare le radici completamente asciutte. Durante il periodo di crescita attiva, è bene concimare ogni 7 o 15 giorni con ¼ o ½  della dose raccomandata di fertilizzante per orchidee. In inverno la concimazione va ridotta o completamente eliminata.

Ogni 2-3 anni si può fare il rinvaso e il momento migliore è la fine dell’inverno, appena iniziano a comparire le nuove crescite. Si attua facilmente mediante la divisione dei cespi in modo che ciascun troncone abbia almeno 3-4 pseudobulbi adulti per garantire energia sufficiente alla ripresa.

Sinonimi: Alatiglossum croesus (Rchb.f.) Baptista (2006); Kleberiella croesus (Rchb.f.) V.P.Castro & Cath. (2006); Oncidium croesus Rchb.f. (1857); Oncidium longipes var. croesus (Rchb.f.) A.H.Kent (1892).

 

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