Anhinga novaehollandiae

Famiglia : Anhingidae

GIANFRANCO.gif
Testo © Dr. Gianfranco Colombo

 

multi

Fino a pochi anni fa l’Anhinga novaehollandiae veniva considerata una sottospecie dell’aninga indiana © Giorgio Venturini

Anni fa l’Aninga australiana (Anhinga novaehollandiae Gould, 1847) veniva considerata una sottospecie dell’Aninga indiana Anhinga melanogaster. Queste due specie sono le uniche ad avere un areale confinante in alcuni punti, al contrario delle altre specie che invece hanno territori distanti e ben divisi fra loro. Ancora oggi diversi manuali ornitologici riportano che questa aninga che vive nell’areale più meridionale, sia della medesima specie ritrovata in quello settentrionale ma è ormai ufficialmente accettato dal mondo ornitologico che è specie a se stante.

L’Aninga australiana appartiene all’ordine dei Suliformes ed alla famiglia delle ed alla famiglia delle Anhingidae che conta ora con questa 4 specie. Come tutti gli aningidi si riconoscono per la particolare morfologia che li rende facilmente distinguibili da ogni altro uccello, inclusi i cormorani con i quali spesso convivono. Uccello facile da osservare sia in acqua quando mostra il caratteristico collo da serpente sia all’asciutto appollaiato su un tronco rinsecchito e galleggiante con le ali completamente spalancate per asciugare il piumaggio.

Tutti gli aningidi hanno penne volutamente non spalmate con il grasso oleoso ricavato dalla ghiandola posta sull’uropigio come fanno all’uopo gli uccelli acquatici di superficie ma le lasciano al naturale permettendo che si imbibiscano ed appesantiscano il corpo facilitandone l’immersione.

Tale comportamento favorisce notevolmente la possibilità di rimanere sommersi ma al tempo stesso necessita un’immediata asciugatura non appena l’aninga riemerge in superficie.

Il termine scientifico Anhinga deriva dall’omonimo nome usato nella lingua tupi guaranì, correntemente parlata nella selva amazzonica, un idioma che è stato un riferimento per molti autori nella classificazione di numerose specie di animali provenienti da quel territorio. Il nome della specie novaehollandiae è un neologismo latino che riprende quello che i primi navigatori olandesi avevano identificato come il territorio della costa occidentale dell’Australia, la Nuova Olanda, appunto per rammentare la loro Patria lontana. In Europa per diversi secoli e fino all’inizio del ‘800, questo fu il nome dato all’Australia.

Anhinga novaehollandiae maschio col suo vistoso baffo bianco accanto all'occhio e livrea scura © Gianfranco Colombo

Anhinga novaehollandiae maschio col suo vistoso baffo bianco accanto all’occhio e livrea scura © Gianfranco Colombo

Successivamente gli inglesi ed in particolare i naturalisti, avevano ripreso lo stesso nome per indicare anche la costa orientale ora Nuovo Galles del Sud. Infatti molte specie di animali ed in particolare uccelli di questo nuovissimo mondo, portano questo riferimento nel loro nome scientifico.

Nel mondo anglosassone le aninghe vengono chiamate Darter da dart = dardo, freccia o per indicare qualcuno o qualcosa che si muove rapidamente, in modo scattante ed improvviso.

Mai termine fu più appropriato per questo uccello che in acqua ha un’abilità ed un’agilità impensabile.

I nomi comuni internazionali hanno naturalmente adottato una descrizione che riflette l’area di origine di questa specie. In inglese Australian Darter, in tedesco Austral-Schlangenhalsvogel, in spagnolo Anhinga Australiana, in francese Anhinga d’Australie ed un folcloristico Oasutorariahebiu in giapponese.

Zoogeografia

Già nel nome volgare dato a questo uccello, aninga australiana, si riflette chiaramente la sua provenienza che si concentra in tutto il territorio australiano, Tasmania inclusa, nella Nuova Zelanda dove è poco presente ed a nord nella Nuova Guinea e l’isola di Timor, due confini, questi ultimi, che vedono un punto di contatto con l’areale dell’aninga indiana (Anhinga melanogaster) ed un leggera sovrapposizione di alcune popolazioni. Questi limiti non sono di facile identificazione in quanto non si conosce con precisione se le specie ibridano oltre al fatto che in diverse livree i due volatili possono essere facilmente confusi fra loro. È specie stanziale e gli unici movimenti sono a carattere stagionale quando l’aninga si sposta per brevi percorsi alla ricerca di nuovi acquitrini dove spesso si concentrano in buon numero.

Ecologia Habitat

L’aninga è legata indissolubilmente all’acqua senza la quale non avrebbe possibilità di sopravvivenza. Vive in laghetti e paludi, lungo fiumi con acque a corso lento, nei billabongs quelle tipiche lanche australiane caratteristiche del Kakadu N.P. ed anche lungo le foreste di mangrovie marine quando situate ben all’interno della costa. Qualsiasi specchio d’acqua con profondità superiore a 50-60 cm, tanto da permettergli l’immersione completa, diventa il suo habitat ideale.

La femmina è largamente biancastra, striata più o meno da linee e macchie nere © Gianfranco Colombo

La femmina è largamente biancastra, striata più o meno da linee e macchie nere © Gianfranco Colombo

In Australia anche i piccoli laghetti posti al centro dei bellissimi parchi cittadini, sono spesso frequentati da questo uccello.

L’aninga passa la maggior parte del suo tempo in acqua, dove esprime tutta le sue capacità natatorie e le abilità di caccia dopodichè riemerge e appollaiata su un tronco affiorante, vi trascorre ore a riscaldarsi al sole ed asciugare le penne.

In effetti l’aninga non solo deve riabilitarsi al volo rendendo di nuovo asciutto il suo piumaggio ma deve recuperare il calore disperso in acqua per evitare ipotermie che potrebbero essere letali.

Questa operazione diventa indispensabile quando la temperatura esterna non è così elevata come accade negli areali più a sud, naturalmente siamo nell’emisfero australe.

Morfofisiologia

Tutte le quattro specie del genere aninga hanno pressappoco le medesime dimensioni, le stesse forme e le identiche abitudini. L’aninga australiana misura circa 95 cm in lunghezza, ha un’apertura alare di 120/130 cm ed un peso di circa 1800 g. Caratteristica di questi uccelli è il corpo estremamente slanciato ed affusolato che li fa assomigliare, come dice il nome volgare inglese, ad una vera freccia.

Madre con piccoli non lontani dal nido. Maschio e femmina si alternano nella cova che dura circa un mese © Gianfranco Colombo

Madre con piccoli non lontani dal nido. Maschio e femmina si alternano nella cova che dura circa un mese © Gianfranco Colombo

La sua forma è così stesa ed appuntita quando nuota sott’acqua e la velocità che riesce a raggiungere così impressionante, da sembrare un siluro informe pronto a colpire qualche bersaglio oppure anche a cozzare inavvertitamente contro la sponda del laghetto in cui sta nuotando ma che evita invece con virate talmente impressionanti da far dubitare di ogni legge fisica. Una propulsione così potente non può essere data che da due enormi piedi palmati che sembrano fuori misura per la sua dimensione.

Un giovane nella sua candida livrea. La maturità sessuale viene raggiunta dopo il secondo anno di vita. L’aninga australiana non è considerata una specie a rischio © Gianfranco Colombo

Un giovane nella sua candida livrea. La maturità sessuale viene raggiunta dopo il secondo anno di vita. L’aninga australiana non è considerata una specie a rischio © G. Colombo

Il becco è poi così appuntito e lungo e la testa così allungata e conformata con il lungo collo che come un’ogiva appuntita non trova alcun attrito durante le immersioni. Una vera macchina per navigare sott’acqua.

La livrea dell’aninga australiana è come tutti gli aningidi scura e cupa. Il piumaggio del dorso e delle ali è di colore nero intenso percorso da linee sottili bianche che danno la parvenza di un mantello chiaro che copre le spalle, ben visibile anche da lontano.

Il maschio ha il corpo brunastro a volte tendente al rossiccio come nella Aninga indiana (Anhinga melanogaster) della quale era considerata sottospecie, la testa è attraversata da due larghi baffi bianchi che dalla linea oculare scendono lateralmente sul collo per una decina di centimetri. Il becco è giallo e le zampe nere. La femmina, i giovani ed anche i subadulti presentano invece una livrea largamente biancastra, striata più o meno diffusamente da linee e macchie nere.

Etologia Biologia riproduttiva

L’aninga nidifica solo in prossimità di corsi d’acqua e lo fa in colonie a volte numerosissime insieme ad aironi e cormorani. Viene allestita, più che una piattaforma ben costruita, un groviglio informe di rametti ed erbe acquatiche che sarà il nido in cui deporrà le 3-5 uova bianco azzurrine che comporranno la sua covata. Il nido è generalmente posto a ridosso dei corsi d’acqua, sui rami più bassi, in prossimità e spesso pendenti sull’acqua sottostante.

La cova viene effettuata da entrambi i genitori per circa 30 giorni ma i piccoli, che nascono implumi, rimarranno nel nido per alcune settimane anche se spesso nel loro sgambettare fra i rami, abbandonano il covo ben prima di questo termine.
La maturità sessuale viene raggiunta dopo il secondo anno.

L’aninga si nutre di pesci anche di medie dimensioni che ingolla interi e vivi non appena pescati ma cattura anche crostacei, molluschi, bisce d’acqua ed anfibi.

L’aninga australiana è largamente diffusa e numerosa nel suo areale e non è ritenuta specie a rischio.

Sinonimi

Anhinga melanogaster novaehollandiae Pennant, 1769; Plotus novaeholladiae Gould, 1847; Plotus laticeps De Vis, 1906; Anhinga laticeps De Vis, 1906.