Bitis arietans

Famiglia : Viperidae

GIANNI-2.gif
Testo © Dr. Gianni Olivo

 

Bitis arietans, Vipera soffiante, Viperidae

La Vipera soffiante supera facilmente il metro e partorisce in media 20-50 piccoli © Giuseppe Mazza

La Vipera soffiante (Bitis arietans Merrem, 1820) è probabilmente il viperide a maggior diffusione nel continente africano ed uno dei più caratteristici e meglio conosciuti.

È presente, infatti, in tutta l’Africa sub-sahariana, se si eccettua la stretta fascia di foresta pluviale lungo le cote del golfo di Guinea, la foresta pluviale del bacino del Congo e, a Sud-Ovest, il deserto del Namib, a Sud di Swakopmund, e la Skeleton coast, a Nord di questa cittadina Namibiana.

Si adatta ad una grande varietà di habitat diversi e questo spiega, in parte, il suo successo di colonizzatrice, ma uno degli ambienti preferiti è la savana erbosa, con sparse macchie di cespugli.

La si trova dal livello del mare fino a quote di 3500 metri, in aree rocciose così come nelle lussureggianti piantagioni o nel fitto fynbos della costa meridionale.

A volte colonizza anche zone aride, ma è assente dal vero deserto. Si può incontrare in macchie di foresta, ma non nella vera foresta pluviale, mentre non disdegna, ad esempio, la foresta a galleria.

Nella foresta di Knysna, per fare un esempio, trovai due puffadder che si accoppiavano, entrambi con una bellissima livrea molto scura, su cui spiccavano punti di verde vivo. Si tratta di un grande viperide, che misura, in media da 80 cm ad un metro, ma in certi paesi africani, come Uganda, Kenya e Somalia, sono stati misurati esemplari di oltre 190 cm.

Pur essendo un serpente dal corpo robusto, probabilmente un esemplare di 190 cm pesa molto meno di una vipera del Gabon di corrispondente lunghezza, tuttavia si tratta pur sempre di un rettile dall’aspetto impressionante, cui corrisponde, tra l’altro, un temperamento collerico e pronto a reagire alla minima interferenza.

Circa esemplari di notevole mole della Somalia, è interessante notare che esiste una sottospecie somala (Bitis arietans somalica), distinta dalla più diffusa Bitis arietans arietans non tanto per differenze dimensionali o di colorazione, quanto per una caratteristica precisa e cioè la presenza nella somalica di squame sub-caudali carenate.

In certe zone, questo rettile tende a raggiungere dimensioni medie maggiori, forse a causa di condizioni ambientali particolarmente favorevoli. Ad esempio, nella nostra riserva in Sudafrica, pur essendo il puffadder non frequentissimo (le specie più numerose sono il mamba nero ed il Mozambique spitting cobra), ho trovato e misurato esemplari di 120-130 cm.

Il corpo della vipera soffiante è robusto e presenta, a metà lunghezza, da 30 a 40 file oblique di squame, il collo è relativamente sottile rispetto alla testa, per cui il punto di passaggio è evidente, la testa è larga ed appiattita, ad apice smusso ed arrotondato, con grandi narici aperte verso l’alto, l’occhio ha pupilla verticale, e la testa è ricoperta di squame piccole, embricate e carenate.

La colorazione varia anche in funzione della zona e dell’habitat: il colore di fondo può essere marrone, color crema, giallastro, arancio tenue o grigio e su di esso spiccano da 18 a 22 disegni scuri bordati di chiaro che assomigliano ai tasselli di uno pneumatico da trattore, in pratica dei segni a V con apice diretto verso la coda. A livello della coda, superiormente, spiccano da 2 a 6 bande trasversali, in un’alternanza di chiaro e scuro.

Esistono anche colorazioni anomale: in una zona pietrosa della Namibia incontrai un esemplare quasi completamente grigio e su cui i caratteristici disegni erano pressoché assenti ed un’altra vipera, di cui vidi la fotografia, era completamente grigia con solo una stria scura lungo il dorso.

Bitis arietans, Vipera soffiante, Viperidae

La colorazione, sempre molto mimetica, varia secondo l’habitat, che è vastissimo © Giuseppe Mazza

È un animale generalmente notturno, che caccia all’agguato, fidando nell’immobilità, ma spesso lo si incontra durante il giorno a crogiolarsi al sole.

Dopo una notte fredda, si può incontrare un numero stupefacente di questi rettili distesi sulle piste o sulle strade e, sebbene si tratti di animali terricoli, non esitano ad arrampicarsi su bassi cespugli, soprattutto quando il terreno è umido.

La locomozione è generalmente caterpillar-like, con lente contrazioni dei muscoli ventrali, ed in tal modo il serpente procede in linea retta, lasciando una caratteristica traccia, ben diversa da quella della maggior parte dei serpenti, ma, se minacciata o spaventata, procede più velocemente, con moto serpeggiante e leggermente di traverso, andatura che ricorda il side-winding di certi viperidi delle zone sabbiose (cerasti, bitis caudalis, crotalo ceraste, ecc).

Animale ovoviviparo, mette al mondo da 20 a 50 piccoli, anche se vi è un report di ben 156 dall’Africa orientale.

Rapporti con l’uomo

Si tratta di uno dei serpenti più pericolosi dell’Africa, ma questa affermazione necessita di una precisazione, per cui mi permetterò una digressione. Il pericolo rappresentato per l’uomo da un serpente non è funzione soltanto della potenza del suo veleno, anche se ho notato che per molti questo dato è quello che più colpisce. Per fare un esempio, l’Inland taipan o Fierce snake dell’Australia (Parademansia microlepidota) per alcuni, Oxyuranus microlepidotus per altri) è dotato del veleno più potente tra quello dei serpenti, per lo meno di quelli terrestri e, per dare un’idea, prendendo la potenza del veleno del Cobra indiano (Naja naja) come unità di misurazione, avremo una potenza di 0,25 per il Cobra reale (Ophiophagus hannah), di 0,06 per il crotalo diamantino (Crotalus adamanteus), di 4,25 per il Serpente tigre comune australiano (Notechis scutatus), di 7,87 per il Taipan comune (Oxyuranus scutellatus) e di ben 49,5 per il Taipan dell’interno (Parademansia microlepidota).

In altre parole, il veleno di quest’ultima specie risulta 50 volte più potente di quello di un cobra dagli occhiali, 6 volte più potente di quello del famigerato e pericolosissimo common taipan, 200 volte più letale di quello del cobra reale (che peraltro supplisce benissimo a tale handicap con dosi industriali di veleno) e per quanto riguarda il crotalo lascio a voi il calcolo perché la matematica non è il mio forte. Tuttavia, il fatto è che l’Inland taipan non pare aver mai provocato decessi umani (dato che forse sarebbe da aggiornare, ma che forse è ancora valido), vuoi perché si tratta di un rettile non così comune da incontrare (e qui entra in gioco uno dei fattori di pericolosità, cioè la frequenza di incontri con l’uomo), vuoi perché il suo temperamento non è aggressivo (altro fattore di pericolosità), vuoi ancora perché presenta zanne velenifere abbastanza corte, che misurano in media da 3 a 5 mm, contro i 10-12 mm di un common taipan (un terzo parametro importante).

Il rateo di rischio che un serpente presenta nei confronti dell’essere umano è, quindi, condizionato dalle seguenti variabili: potenza del veleno, frequenza e probabilità di incontro-scontro uomo-serpente, temperamento del rettile (mite, modicamente aggressivo, altamente aggressivo), dimensioni del serpente (a parità di potenza del veleno, aggressività, frequenza di incontri, un serpente di due metri potrà più facilmente mordere a maggior distanza, o alle mani o al viso. Inoltre a maggiori dimensioni corrisponde di solito una bocca più ampia e spesso zanne più lunghe.

La concomitanza di così tanti parametri mi spinse, anni or sono, a tentare di compilare una tabella sulla pericolosità dei vari serpenti. Premetto che tale tabella è frutto di interpretazioni personali e quindi non fa testo, però credo rispecchi in maniera abbastanza realistica la differenza di rischio (al di là di quello comunemente percepito) di fronte a varie specie.

Bitis arietans, Vipera soffiante, Viperidae

Una testa impressionante. Ma solo il 5-10% dei morsi è letale perché non sempre inietta il veleno © Mazza

Non sto qui a riportare tale tabella, ma cito solo alcune mie conclusioni, ribadendo, ancora una volta, che si tratta solo di opinioni del tutto personali e su cui altri potrebbero non essere d’accordo.

In pratica, il mamba nero, il cui morso è letale pressoché nel 100% dei casi non trattati, sia per la potenza e dose di veleno inoculati, sia perché è uno dei pochi serpenti che quasi mai mordono senza iniettare, risulta avere (nella mia tabella) una pericolosità uguale a quella del puffadder, che spesso è responsabile di dry bites senza inoculazione di tossine ed il cui morso, quindi, è mortale in una percentuale decisamente minore di casi.

Occorre notare che la tabella cui accennavo non tiene conto semplicemente del numero di decessi (sicuramente quelli da puffadder superano quelli da mamba) ma di una serie di fattori: un singolo morso di mamba nero è un’emergenza più pressante e drammatica di un full bite di vipera soffiante e questo assegna un voto molto più alto al mamba in quel settore, tuttavia le probabilità di essere morsi sono di 1 a 30 o più in favore del puffadder, che ha quindi un voto più alto in questo campo, per cui, concludendo, la pericolosità totale viene da me considerata alla pari, mentre la pericolosità di una vipera del Gabon è di molto inferiore, pur rappresentando, un eventuale morso, un’emergenza ben più seria che un morso di Bitis arietans.

Occorre però considerare che tale tabella vorrebbe solo misurare empiricamente la pericolosità “sul campo”, se invece qualcuno volesse misurarsi nel calcolare l’impatto “sanitario” dei morsi di serpente, occorrerebbe considerare il numero di morsi, quelli ospedalizzati o trattati, i decessi, gli esiti invalidanti eccetera, si tratterebbe, quindi, di un lavoro da Sisifo che lascerei volentieri ad altri.

Tornando a Bitis arietans, il carattere truculento ed aggressivo, le lunghe zanne velenifere (fino a 3 cm) ed un veleno abbastanza potente (dose letale per l’uomo: 100 mg e dose che può essere inoculata con un morso: da 100 a 350 mg) la rendono responsabile di un gran numero di incidenti, ma ricordiamo che i morsi asciutti non sono rari e che solo un 5 o 10% dei casi di morso risultano mortali.

Trattandosi di animale che confida nel mimetismo per sfuggire all’attenzione dei predatori, persone che camminino a piedi nudi o con calzature scarsamente protettive (scarpe da tennis, sandali), magari, peggio ancora, di notte, che lavorano a mani nude nei campi, che raccolgono legna, sono altamente a rischio di calpestare, urtare o toccare un puffadder. Spesso il rettile mette sull’avviso con un profondo sibilo che simula quello di una gomma che si sia buscata un chiodo, ma non è raro che la vipera morda senza avvertimenti di sorta e quando lo fa colpisce ad una velocità fulminea, conficcando a fondo le lunghe zanne, che possono trapassare vestiti e calzature in tela.

Il veleno ha azione citotossica ed emotossica. I primi sintomi, se avvelenamento c’è stato, sono dolore e tumefazione, spesso con decolorazione della zona colpita. L’edema può aumentare rapidamente ed in maniera drammatica, con aumento di volume dell’arto impressionante, mentre i linfonodi regionali si presentano ingrossati e dolenti.

Come conseguenza si può avere compressione sui vasi sanguigni, il che accelera la necrosi dei tessuti ed eventuali gangrene. La pressione interna, imbrigliata dalle fasce muscolari, può accrescere dolore e rischio di gangrena e richiede spesso una fascectomia per ridurre la compressione. Sulla cute si formano vesciche a contenuto ematico e spesso si hanno emorragie e trombosi anche a distanza. La morte, nei casi sfortunati, avviene generalmente nell’arco di 2-4 giorni, spesso per complicanze successive o per emorragia cerebrale o per shock ipovolemico o settico. Casi di morte in poche ore sono rari e possono essere attribuibili a problemi cardiaci (spesso preesistenti) o ad emorragia cerebrale o ancora ad edema polmonare. Casi di decesso in pochi minuti (come quello del giovane appassionato di rettili, riportato in un famoso libro e relativo film) sono, con ogni probabilità, da imputarsi a shock allergico (anafilattico), caso che è più probabile in chi sia già stato esposto in precedenza al veleno.

Bitis arietans, Vipera soffiante, Viperidae

Raccolta del veleno per fabbricare il siero. Ma questo va usato solo sotto controllo medico © G. Mazza

Il siero polivalente è efficace nel trattare i casi di avvelenamento serio, ma occorre ricordare che gli eventuali danni legati alla necrosi, nei casi trattati tardivamente o in maniera insufficiente, possono risultare invalidanti e permanenti e non è rara la perdita di un dito o di un arto.

Altra comune credenza è che il portarsi dietro una confezione di siero sia un viatico che mette al riparo da ogni male, ma occorre fare alcune precisazioni al riguardo. Il siero può essere più pericoloso del morso di serpente: il rettile può aver morso senza iniettare (dry bite), mentre uno shock anafilattico da siero può mandare al Creatore in una manciata di minuti.

Il siero andrebbe somministrato per via endovenosa (possibilmente in flebo, per infusione lenta) e spesso in grandi quantità (fino a 120-200 cc in un morso di mamba), e questo perché, se iniettato per via intramuscolare, l’assorbimento sarebbe troppo lento per combattere una situazione critica. Questo fa si che, preferibilmente, andrebbe somministrato da personale qualificato, avendo a portata di mano il necessario per combattere un’eventuale reazione allergica, e questo comporta l’uso di adrenalina, perché i cortisonici, pur se a forti dosi, difficilmente da soli possono domare una reazione allergica grave, inoltre occorre essere pronti a praticare la ventilazione assistita.

Il siero va tenuto al fresco e non è che sia così semplice portarsi il frigo durante un’escursione nel bush. Alla luce di queste considerazioni, il siero somministrato da personale non medico può essere necessario in caso di un morso di elapide (cobra o mamba) lontani da ogni aiuto, fermo restando che la respirazione assistita può rendersi ugualmente necessaria, ma, ove possibile, il trasportare l’infortunato al più presto in una struttura attrezzata è la soluzione ideale, anche se non sempre attuabile.

In caso di morso di vipera soffiante, non è detto che si tratti di un full bite e, a volte, anche in ospedale si asterranno dal somministrare il siero, a meno che non compaiano i sintomi da tossina, limitandosi a terapia locale e antitetanica (i morsi di serpente hanno un notevole rischio in questo senso). La terapia migliore è non farsi mordere e quindi vale la pena ricordare alcuni consigli: non camminare a piedi nudi o con calzature inadeguate, guardare sempre dove si mettono piedi e mani, indossare pantaloni lunghi e robusti, tipo jeans, che offrono qualche protezione.

Se si cammina di notte, usare sempre una fonte di illuminazione. Se si deve passare al di là di un tronco, masso o altro ostacolo, non saltarlo a piè pari: dall’altra parte potrebbe esserci un cobra o una vipera. Piuttosto è meglio salire sull’ostacolo, guardare cosa c’è dall’altra parte, e poi scendere. Una volta un mio amico, saltando un tronco, atterrò su di un leopardo che dormiva ed il tutto si risolse in una fuga a due, ma non sempre le cose vanno così bene.

Se siete in tenda lasciatela sempre chiusa: poco tempo fa una persona, in Botswana, venne morsa al piede da un Mozambique spitting cobra che si era accomodato nel suo letto. Mio figlio, in Mozambico, trovò un inquilino nella branda: si trattava di un inoffensivo sand snake, ma avrebbe potuto essere qualcos’altro. Se siete in una capanna non sigillabile, sigillate almeno la branda. Con la zanzariera ben ancorata sotto il materasso: terrete fuori serpenti e zanzare portatrici di malaria o febbre gialla. Dormendo nel bush o in un campo, al mattino controllate e date una scrollata a vestiti e calzature: oltre ai serpenti ci sono anche gli scorpioni. Se non siete esperti non tentate di catturare serpenti e non raccogliete serpenti “morti”: alcuni rettili altamente velenosi, come cobra comune, cobra fasciato e rinkhals, si fingono morti per essere lasciati in pace, ma, se raccolti, tornano prontamente in vita e vi mordono.

Se risiedete in una farm, non lasciate accumulare ciarpame, rami o altre cose: offrono un perfetto rifugio ai serpenti ed ai topi che, a loro volta, attirano i serpenti. Anche residui di cibo attirano i roditori e dietro di loro i serpenti. Alberi, rampicanti e rami contro i muri o aggettanti sul tetto, spesso in canniccio o thatched, sono decorativi ma pericolosi. Una volta, nella mia casa africana, un mamba nero scese da un ramo sul tetto thatched, scivolò sul balcone e poi entrò nel bagno, e per pura fortuna lo vidi mentre entrava, altrimenti qualcuno se lo sarebbe trovato come compagno di doccia.

 

→ Per nozioni generali sui Serpentes vedere qui.

→ Per apprezzare la biodiversità dei SERPENTI cliccare qui.