Famiglia : Priacanthidae

Testo © Dr. Giuseppe Mazza

Grazie ai grandi bulbi oculari e una retina a tapetum lucidum che aumenta la sensibilità visiva nel buio, Priacanthus arenatus è un pesce di barriera specializzato nell’attività crepuscolare e notturna © www.carlosestape.photoshelter
L’insolito Occhio grosso dell’Atlantico (Priacanthus arenatus Cuvier, 1829) appartiene alla classe Actinopterygii, i pesci con le pinne raggiate, all’ordine dei Perciformes, o per alcuni tassonomi degli Acanthuriformes, e alla famiglia dei Priacanthidae che conta 4 generi e una ventina di specie.
Il termine Priacanthus, creato da Oken nel 1817 osservando la caratteristica spina preopercolare seghettata di Priacanthus macrophthalmus, oggi sinonimo di Priacanthus hamrur, nasce dal Greco “πρίων” (príōn), sega e da “ἄκανθα” (ákantha), spina, aculeo.
La specie arenatus, non spiegata dall’autore, va invece probabilmente riferita, più che a un ambiente sabbioso, all’aspetto dell’esemplare conservato in alcol, che descrive come “irregolarmente cosparso di piccoli puntini neri”.
Zoogeografia
Priacanthus arenatus è presente nell’Atlantico occidentale, dal Canada, Bermuda, Florida, Bahamas, Golfo del Messico e Mar dei Caraibi fino alle coste del Brasile con segnalazioni anche nell’Argentina settentrionale.
Trasportate dalla Corrente Nord Equatoriale, le larve hanno colonizzato anche l’altra sponda dell’Atlantico e lo ritroviamo poi da Madeira alla Namibia.
Ecologia-Habitat
Priacanthus arenatus vive fra 10 e 587 m di profondità in acque con temperature comprese fra 16,7 e 27,8 °C.
È una specie demersale che può formare durante il giorno piccoli gruppi ma riposa per lo più al riparo di grotte, relitti profondi, pinnacoli rocciosi e anfratti.
Verso sera esce a caccia, per esplorare individualmente il reef alla ricerca di pesciolini bentonici, calamari, gamberi pelagici e piccoli granchi che aspira con la bocca protrattile.
Morfofisiologia

Lungo anche 50 cm, può scendere fino a 587 m di profondità dove la vistosa livrea passa inosservata perché il rosso è assorbito dall’acqua e il pesce appare nero o grigiastro © www.carlosestape.photoshelter
Priacanthus arenatus può raggiungere i 50 cm con un peso di 2,9 kg, ma la taglia corrente si aggira sui 35 cm. Il corpo, ovale e compresso lateralmente, è protetto da grandi scaglie ctenoidi.
I grandi occhi, prominenti, con pupilla molto ampia e iride argentata, hanno la retina dotata di un “tapetum lucidum” che aumenta notevolmente la sensibilità visiva nelle ore notturne, e la vistosa livrea fiammeggiante passa in realtà inosservata perché in profondità il rosso è il primo colore ad essere assorbito dall’acqua e il pesce appare quindi nero o grigio scuro.

Può essere visto durante il giorno in piccoli gruppi, ma trascorre per lo più isolato le ore di luce al riparo di grotte e anfratti, ed esce solo col buio per cacciare in solitario © Kevin Bryant
Inoltre, agendo sui cromatofori, può schiarire o scurire rapidamente la livrea evidenziando una punteggiatura nera lungo la linea laterale o chiazze mimetiche rosse verticali.
Come in altri Priacanthidae, questa specie specializzata nell’attività crepuscolare e notturna può infine emettere suoni prodotti dalla vescica natatoria, usati probabilmente per comunicare nel buio assoluto.
La pinna dorsale, che si allarga verso la coda, reca 10 raggi spinosi e 13-15 molli; l’anale 3 raggi spinosi e 14-16 inermi.

Per sorprendere le prede o per difesa, può agire sui cromatofori schiarendo o oscurando la livrea con eventuali chiazze mimetiche rosse verticali e punteggiature nere © www.carlosestape.photoshelter
Le pettorali recano 18-19 raggi e le pelviche, di lunghezza moderata, sono strettamente aderenti al ventre. La caudale è debolmente forcuta.
Etologia-Biologia Riproduttiva
Priacanthus arenatus è un predatore opportunista a sua volta predato da specie più grandi: cernie come Epinephelus striatus, lutianidi come Lutjanus apodus, barracuda (Sphyraena barracuda) e squali costieri.

Per la riproduzione le coppie salgono nella colonna d’acqua, dove liberano uova fecondate galleggianti affidate alle correnti © Kevin Bryant
I giovani figurano spesso anche nel menù delle murene.
Come nella maggior parte dei Priacanthidae la fecondazione è esterna. Per la riproduzione le coppie salgono nella colonna d’acqua affidando le uova galleggianti alle correnti. Le larve, ugualmente pelagiche, hanno occhi relativamente grandi e lunghe spine cefaliche e preopercolari che scoraggiano i predatori.
La resilienza della specie è elevata, con un tempo minimo per il raddoppio delle popolazioni inferiore ai 15 mesi.

Un giovane. Nativo dell’Atlantico occidentale, Priacanthus arenatus ha colonizzato anche l’altra sponda dell’Atlantico con larve trasportate dalla Corrente Nord Equatoriale © Asli Ertekin
La carne di Priacanthus arenatus è gustosa e ricercata, benché possa comportare un rischio di ciguatera quando la specie si nutre di pesci che hanno accumulato nel tempo la tossina prodotta dal dinoflagellato Gambierdiscus toxicus. La vulnerabilità alla pesca resta comunque bassa, segnando appena 25 su una scala di 100. Le popolazioni sembrano stabili, l’areale è vastissimo e dal 2013 Priacanthus arenatus figura come “LC, Least Concern”, cioè “Minima Preoccupazione”, nella Lista Rossa IUCN delle specie in pericolo.
Sinonimi
Priacanthus insularum Johnson, 1862; Priacanthus catalufa Poey, 1863.
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