Famiglia : Orchidaceae

Testo © Prof. Pietro Pavone

Lepanthes gargoyla è un’epifita endemica delle foreste nebulose dell’Ecuador fra 900 e 1300 m d’altitudine © Eerika Schulz
Lepanthes gargoyla Luer & Hirtz è una specie appartenente alla famiglia Orchidaceae ed alla sottofamiglia Epidendroideae, tribù Epidendreae, sottotribù Pleurothallidinae, sottogenere Lepanthes, sezione Lepanthes, sottosezione Lepanthes.
Il genere Lepanthes è stato descritto da Olof Peter Swartz (1760-1818), professore presso l’Accademia Reale Svedese delle Scienze, noto per i suoi studi tassonomici sulle alghe, funghi, briofite, pteridofite e spermatofite. Nel 1783 si recò in America settentrionale e nelle Indie Occidentali (Giamaica e di Hispaniola), per raccolte floristiche. La sua ricca collezione, composta di 6000 exsiccata è conservata presso il Museo Svedese di Storia Naturale. Ha descritto ben 1664 taxa.
Lepanthes è uno dei generi di orchidee più ricco di specie, oltre 1200, distribuite dal Messico meridionale alla Bolivia. Alcune specie crescono, dal livello del mare sulle isole caraibiche, altre fino a contatto con le nevi sulle Ande.
Alcune sono endemiche di aree relativamente piccole altre si riscontrano in aree geografiche molto ampie.
Lepanthes gargoyla è stata descritta da Luer Carlyle August (1922-2019) e Hirtz Alexander Charles (1951-2024) sulla rivista “Die Orchidee” (Orchidee, Hamburg 39,2: 59, 1988).
La descrizione è stata fatta su un campione raccolto il 27 marzo 1985 in Ecuador, provincia di Zamora-Chinchipe, in una foresta nebulosa a un’altitudine di circa 900 metri.
L’esemplare originale (olotipo) è conservato presso l’erbario del Missouri Botanical Garden (Saint Louis, Missouri).
Il nome del genere deriva da due parole greche latinizzate: λεπίς, λεπίδος (lepis) che significa “scaglia”; e άνθος, άνθεος (anthos) che significa “fiore” in riferimento alla forma dei fiori e alla consistenza del labello.
L’epiteto specifico gargoyla deve il suo nome alla somiglianza del fiore con una gargolla o garguglia, che è la parte terminale dello scarico delle grondaie, spesso ornata con figure animalesche, fantastiche o mostruose.
Infatti, i fiori di questa specie sembrano minacciosi per gli intricati sepali incurvati di colore scuro, spesso sfumati di viola, e per i petali con colori contrastanti, spesso verdastri, che ricordano, appunto, le grottesche figure di pietra dell’arte gotica, proprie di molte chiese e cattedrali cristiane, ma anche su edifici civili del periodo medievale. È comunemente chiamata “Gargoyle Lepanthes”.
Lepanthes gargoyla è endemica dell’Ecuador e vive nelle foreste nebulose come epifita ad altitudini comprese tra 900 e 1300.

Posto sulla pagina inferiore delle foglie, il fiore attira con la forma e l’odore i maschi della famiglia Sciaridae © Giuseppe Mazza
La pianta misura in altezza tra 5 e 8 cm e dal rizoma si formano ramicauli sottili ed eretti, lunghi da 7 a 10 cm, avvolti alla base da guaine sottili, glabre, e portanti una singola foglia apicale, lunga circa 5 cm e larga 3 cm, coriacea, soffusa di porpora, di forma ovata, con margini ricurvi, apice acuto e base ristretta nel picciolo.
Le infiorescenze si formano dall’apice del ramicaule, in corrispondenza della base fogliare. Sono racemose, lunghe 2-5 cm, appressate alla superficie inferiore della foglia. Ogni infiorescenza ha numerosi piccoli fiori, circa 45, che si aprono in successione. I fiori sono traslucidi di colore bruno-rossastro con labello verde scuro, prevalentemente viola al centro.
Ogni fiore rimane aperto per circa 5-10 giorni. Poiché gli steli fiorali possono produrre fiori per mesi, la pianta appare sempre in fioritura con il periodo d’inizio in primavera.
I sepali sono lunghi circa 1 cm, caratterizzati da bordi ondulati e con le estremità allungate a forma di “coda”. I sepali laterali hanno gli apici conduplicati, cioè ripiegati su se stessi longitudinalmente, che li rendono di aspetto “grottesco”. I petali, solitamente di colore verde, sono molto piccoli, spesso poco evidenti a occhio nudo.
Poiché la maggior parte delle specie di Lepanthes presenta una simile struttura floreale, in conformità a osservazioni su altre specie, s’ipotizza che l’impollinazione avvenga per inganno sessuale (pseudocopulazione).
La morfologia del fiore, che si forma sulla pagina inferiore della foglia, sembra adatta all’attrazione dei moscerini dei funghi maschi (Sciaridi) come impollinatori. Infatti, le femmine di questi insetti, per essere più protette, si posano sulla pagina inferiore delle foglie e attraggono con feromoni i maschi.
Il labello, con una piccola appendice posta alla base in corrispondenza della colonna, e i petali sembrano imitare proprio un moscerino di sesso femminile.
L’attrazione è anche olfattiva perché il fiore emana lo stesso odore prodotto dalle femmine.
Come documentato su Lepanthes glicensteinii Luer, il moscerino maschio, dopo essersi posato su un fiore, piega l’addome sotto il labello e afferra l’appendice posta alla base con i suoi artigli genitali, quindi si gira per allontanarsi.
Con questa manovra di rotazione il pollinario si attacca al suo addome sicché durante una successiva visita ad altro fiore, le masse polliniche saranno depositate sullo stigma di quest’ultimo, attuando l’impollinazione. Dopo la fecondazione, i peduncoli fiorali si allungano durante la maturazione del frutto, probabilmente per favorire la dispersione dei piccolissimi semi tramite il vento.

Si tratta dei moscerini dei funghi che ripartono per un altro fiore dopo la consueta manovra di rotazione che incolla loro sull’addome il pollinario © Eerika Schulz
Le piccole dimensioni delle piante, la vita relativamente breve in natura (emivita di 1,7–7 anni osservata in alcune specie), la loro capacità di colonizzare diversi habitat e la pseudocopulazione sono fattori che hanno portato alla grande biodiversità in Lepanthes. Infatti, bastano piccoli cambiamenti nella morfologia del fiore e nei segnali chimici (feromoni), se il visitatore è attratto e compie l’impollinazione, si ha immediatamente l’isolamento riproduttivo dalle altre specie, anche se coesistono nello stesso ambiente. Si ha in questo modo la nascita di una nuova specie che va ad aggiungersi a quelle preesistenti nel genere.
Il gran numero di specie di questo genere è il risultato della combinazione di fattori ecologici, geografici e riproduttivi.

Qui si nota il labello viola al centro e in basso in rosso un’appendice che imita l’addome delle loro femmine © Giuseppe Mazza
Studi filogenetici indicano che il genere ha avuto un’origine relativamente recente, tra 10 e 5 milioni di anni fa, ma i suoi alti tassi di speciazione hanno consentito la colonizzazione di molteplici ambienti all’interno del suo vasto areale.
Lepanthes gargoyla è una specie presente nell’Appendice II della CITES che regola il commercio internazionale per prevenirne lo sfruttamento eccessivo degli esemplari selvatici. Il commercio internazionale, infatti, è permesso solo se accompagnato da permessi di esportazione, volti a garantire la sopravvivenza della specie in natura.
È ricercata dai collezionisti per le sue piccole dimensioni, per i caratteristici fiori dall’aspetto di gargolla e per la fioritura continua.
Questa mini-orchidea si può coltivare su zattere di legno rugoso oppure di sughero, metodo che imita il suo naturale portamento da epifita. Tra le radici e il substrato è bene porre un piccolo strato di sfagno per mantenere idratazione costante.
La pianta deve essere legata alla zattera con filo di nylon finché le radici non si aggrappano autonomamente sul supporto. Se le radici restano esposte all’aria, bisogna annaffiare spesso, talora quotidianamente, tramite nebulizzazione o immersione, per evitare che il supporto si asciughi. Tuttavia se l’ambiente domestico è troppo secco, si può appendere la zattera all’interno di un grande vaso di vetro aperto in alto in modo da creare un microclima umido.
Si possono far crescere queste piante anche su uno strato di circa 2,5 cm fatto da argilla espansa, lapillo o ghiaia, per evitare ristagni d’acqua. Evitare il sole diretto ma tenerle con una luminosità diffusa. Le piante richiedono temperature fresco-intermedie (tra i 14 °C e i 24 °C).
È fondamentale anche una buona ventilazione per far circolare l’aria ed evitare marciumi fogliari da attacchi fungini. L’umidità deve aggirarsi intorno tra 80% e 95%. Durante l’anno è bene fornire un concime specifico per orchidee ma molto diluito.
Esistono ibridi artificiali di queste orchidee miniatura, molto apprezzati dai collezionisti per la fioritura e la duratura. Tra questi citiamo l’ibrido ottenuto per incrocio tra Lepanthes gargoyla e Lepanthes horrida, commercializzato da vivai specializzati come Ecuagenera. È un ibrido compatto molto fiorifero che combina l’aspetto “mostruoso” di Lepanthes gargoyla con i tratti distintivi di Lepanthes horrida che ha fiori con colori brillanti e infiorescenze lunghe fino a 8 cm.
In commercio si riscontrano anche forme o cultivar di questa specie con fiori che possono differire nei loro colori cromatici. Una di questi, registrata presso RHS, è Lepanthes gargoyla ‘Kenneth Cawthorne’ molto richiesta dai collezionisti per i suoi fiori dalle tonalità rosso sangue scuro (bordeaux), spesso con macchie gialle o arancioni e dalla forma bizzarra che ricordano i mostri delle gargolle.
