Aechmea rubens

Famiglia : Bromeliaceae


Testo © Pietro Puccio

 

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I fiori sono effimeri, ma l'asse floreale, le vistose brattee ed i sepali durano 5-6 mesi © Giuseppe Mazza

Nota solo in coltivazione, si suppone che l’ Aechmea rubens (L.B. Sm.) L.B. Sm. (1970) sia originaria del Brasile.

Il nome generico deriva dal greco “aichme” = punta di lancia, con riferimento agli apici spinosi dei sepali e delle brattee floreali; il termine specifico latino “rubens” = rosseggiante, fa riferimento al colore delle brattee e dell’asse dell’infiorescenza che col passare del tempo diventa sempre più rosso arancio.

Specie erbacea sempreverde, monocarpica (fruttifica una sola volta e poi muore), acaule, epifita, presenta una rosetta imbutiforme di foglie piuttosto rigide e ascendenti disposte a formare una cavità centrale solitamente riempita d’acqua.

Le foglie, lunghe circa 60 cm e larghe fino a 12 cm con apice arrotondato e provvisto di spina, sono di colore verde chiaro con microscopiche scaglie grigiastre che sul retro assumono verso la base sfumature rossicce; i margini sono provvisti di spine piuttosto ravvicinate lunghe circa 3 mm di colore bruno. L’infiorescenza, al centro della rosetta, è costituita da uno scapo floreale provvisto di brattee imbricate, ellittiche, ricoperte da microscopiche scaglie chiare. Lo scapo termina con una infiorescenza di lunga durata alta 40-50 cm costituita da un racemo composto, formata cioè da più racemi che si dipartono da un asse centrale.

Le brattee sotto i singoli racemi sono più corte degli stessi e di colore rosa, quelle floreali, lunghe circa 3 cm, ovate ed appuntite all’apice, sono di colore rosa intenso con margini gialli nei fiori più esterni, rosa chiaro in quelli più interni; i sepali, lunghi 2 cm, sono giallo arancio come pure i petali. Mentre i fiori sono effimeri, asse floreale, brattee e sepali permangono per 5-6 mesi diventando, col passare del tempo, di un intenso colore rosso arancio. Si riproduce, oltre che per seme, per via vegetativa tramite le nuove piante che nascono alla base della pianta e che possono essere staccate quando hanno raggiunto una dimensione pari almeno ad un terzo di quella della pianta madre. La coltivazione all’aperto della specie è limitata alle zone a clima tropicale e subtropicale umido essendo piuttosto sensibile alle basse temperature, infatti possono aversi evidenti danni al fogliame già a temperature di poco sopra 0°C.

Può essere utilizzata come epifita sugli alberi, ma anche come terrestre, per formare bordure ed aiuole, su substrati molto aerati, porosi, drenanti e ricchi di sostanza organica, in pieno sole o leggera ombreggiatura. Altrove va coltivata in vaso su substrati con le stesse caratteristiche previste per la coltivazione in esterno, con temperature superiori a 14-16°C, ideali 20-22°C. Il substrato deve essere mantenuto costantemente umido in estate, leggermente in inverno, permettendo al substrato di asciugarsi tra le innaffiature, e l’umidità ambientale, in presenza di aria secca ed elevate temperature, può essere incrementata con nebulizzazioni utilizzando acqua a temperatura ambiente e non calcarea per evitare antiestetiche macchie sulle foglie. In estate si può lasciare un po’ d’acqua nella cavità centrale formata dalla rosetta di foglie, rinnovandola frequentemente per evitare che diventi un focolaio larvale di zanzare, mentre in inverno è preferibile lasciarla asciutta per evitare possibili marciumi.

Sinonimi: Gravisia rubens L.B. Sm. (1962).

 

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