Anthidium florentinum

Famiglia : Megachilidae


Testo © Dr Didier Drugmand

 


Traduzione del Prof. Luca Bartolozzi

 

Anthidum florentinum

Visione frontale di un maschio di Anthidium florentinum, largamente distribuito nell’ambito dell’ecozona paleartica © Giuseppe Mazza

Anthidium florentinum è una specie di ape solitaria della famiglia Megachilidae. Questo taxon si distingue per il suo aspetto un po’ tozzo e per la presenza, nelle femmine, di una spazzola ventrale (la scopa) che facilita il trasporto del polline al nido. Le specie di Anthidium si caratterizzano soprattutto per le bande gialle (o bianche) interrotte sull’addome, che le fanno un po’ assomigliare a delle vespe. Inoltre il maschio è più grande della femmina, caratteristica poco comune fra gli imenotteri.

L’Antidio fiorentino è un’ape cardatrice (vedi più sotto). È stata descritta nel 1775 dal danese Johan Christian Fabricius. La descrizione originale si basava su almeno un esemplare conservato al Museum Tottianum nella collezione (oggi scomparsa) del conte danese Otto Thott. Fabricius aveva originariamente inserito questa ape nel genere Apis creato da Linneo. Nel 1804, ovvero 29 anni dopo, la riclassificò nel suo nuovo genere Anthidium. Vi si trova ancora classificata, con circa altre 220 specie largamente distribuite nelle diverse ecozone (tranne l’Antartide). Una trentina di specie sono segnalate per l’Europa.

Anthidum florentinum

Si distingue dalla femmina per i tre denti apicali neri dell’addome: uno piccolo al centro e due lunghi e acuti ai lati © Giuseppe Mazza

Fabricius non ha dato alcuna spiegazione relativamente all’etimologia del nome del suo genere Anthidium, né della specie florentinum. Azzardando una ipotesi, Anthidium potrebbe derivare sia dal greco “ἄνθος, ánthos” = “fiore”, sia dal greco “ἄνθηδών, anthēdṓn” = “ape”. Dato che situava la sua nuova specie nel sud dell’Europa (“Europa australiori”), si può dedurre che “florentinum faccia riferimento a “fiorentino” (ovvero proveniente dalla città italiana di Firenze). Anthidium florentinum non ha nomi comuni o dialettali, ma solo la semplice traduzione in lingua del suo nome scientifico.

Possibile confusione

In talune regioni dell’Europa meridionale e occidentale Anthidium florentinum può essere confusa con una specie molto comune A. manicatum (Linné, 1758). Queste due specie hanno effettivamente un aspetto, una taglia, una colorazione e un comportamento territoriale aggressivo simili. Anthidium florentinum si riconosce per i caratteri seguenti: nel maschio → (1) tergite 5 con dei denti laterali, (2) tergite 7 con tre denti smussati equidistanti e disposti a triangolo e (3) i denti del clipeo ben netti;  nella femmina → (1) lato del tergite 4 con un tubercolo di dimensioni variabili, potendo essere debolmente sviluppato o a forma di dente, (2) tergiti 5 e 6 con dei denti laterali uncinati e acuti, (3) una taglia un po’ più grande (da 12 a 16 mm; mentre è da 10 a 13 mm in A. manicatum), (4) clipeo interamente giallastro (tranne un bordo apicale nero).

Zoogeografia

Anthidium florentinum è largamente distribuito nell’ambito dell’ecozona paleartica. Questa ape è originaria del bacino mediterraneo e il suo areale di distribuzione si estende al nord Africa (Marocco, Algeria), all’Europe meridionale e centrale (Slovacchia, Ungheria, Albania, Romania, Bulgaria, Slovenia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Serbia, Montenegro, Macedonia del Nord, Grecia, Turchia), al Medio Oriente (Iran, Palestina, Siria, Libano, Israele), all’Asia centrale (Kazakistan, Tagikistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Pakistan, Afghanistan) e alla Cina (Mongolia interiore, Xinjiang, Gansu, Sichuan). In Europa non è rara nel sud della Francia, in Italia e in Spagna; si ritrova anche in Germania e in Svizzera.

Anthidum florentinum

I maschi, territoriali, pattugliano involo il loro piccolo regno, scacciando gli intrusi dalle parcelle fiorite visitate dalle femmine © Giuseppe Mazza

Da notare infine che questa ape solitaria manca in Gran Bretagna, mentre per il Belgio è stata segnalata nella regione di Bruxelles (dato da confermare con ulteriori osservazioni). L’Antidio fiorentino è stato introdotto accidentalmente in Canada nel 2012, data dalla quale svariati individui sono stati fotografati e segnalati su vari siti naturalistici. La specie sembra si stia acclimatando in quelle aree.

Ecologia e habitat

Gli antidi sono anche noti con il nome popolare di api cardatrici, definizione che deriva dal loro peculiare comportamento. Contrariamente ad altre specie della famiglia Megachilidae (soprannominate “tagliatrici di foglie”), esse non tagliuzzano le foglie o i petali dei fiori per tappezzarne il proprio nido. Al contrario, esse strappano la peluria che si trova sulle piante, la ammassano in una specie di gomitolo di “lana” che trasportano sotto il proprio corpo e infine la utilizzano per foderare il nido (vedi sotto).

Anthidium florentinum

Le femmine, nel frattempo, bottinano senza sosta per nutrirsi e accumulare cibo per le loro future larve © Giuseppe Mazza

Anthidium florentinum è un’ape generalista (detta polilectica) che è stata osservata visitante un gran numero di specie di piante. Citiamo fra queste delle Asteraceae (Calendula arvensis o fiorrancio selvatico, Centaurea calcitrapa o fiordaliso stellato), delle Amaranthaceae (Gomphrena globosa o falso trifoglio), delle Fabaceae (Lotus corniculatus o ginestrino), delle Labiatae (Antirrhinum majus o bocca di leone, Ballota acetabulosa o lumino greco, Lavandula latifolia o lavanda latifolia), delle Rosaceae (Rubus ulmifolius o rovo), delle Alliaceae e delle Scrophulariaceae (Verbascum thapsus o tasso barbasso, Linaria sp. o linaiola).

In Italia A. florentinum è spesso attratto dai Rubus sp. (Rosaceae). In Francia, parecchi autori la segnalano anche sul cardo pallottola (Echinops ritro), il marrubio selvatico (Ballota nigra), l’orecchio di agnello (Stachys byzantina), la cineraria marittima (Senecio cineraria) o la crotonella (Silene coronaria). In un recente studio comparativo, A. florentinum è stato identificato come un efficiente impollinatore dell’erba medica (Medicago sativa); tuttavia i suoi comportamenti territoriali ne limitano il possibile utilizzo come impollinatore controllato.

Anthidum florentinum

Appena scorge una femmina, il maschio le piomba addosso con vigore. L’accoppiamento dura solo qualche secondo; poi la coppia si separa rapidamente. La femmina fecondata continua a bottinare come se niente fosse. Non spreca tempo ed energie rifiutando altri maschi. Gli accoppiamenti multipli aumentano, con geni diversi, le uova fecondate © Giuseppe Mazza

Morfo-fisiologia

Femmina: 13-15 mm. Antenne corte, poco più lunghe del capo, di colorazione nera. Occhi di forma ovale appiattita, che occupano quasi tutta la lunghezza del capo. Clipeo e parte laterale facciale interamente gialli, margine apicale con una bordura nera e con dei corti denticoli stondati; mandibole nere apicalmente e gialle alla base. Tergiti 5 e 6 con un dente apicale smussato. Tergiti da 1 a 6 con due macchie gialle laterali separate da una banda mediana nera; la dimensione delle macchie aumenta progressivamente verso l’indietro. Zampe a motivi gialli e neri più o meno estesi; spazzola ventrale (scopa) gialla dorata. Pubescenza giallastra presente su tutto il corpo.

Maschio: 14 -20 mm. Tergite 4 ornato lateralmente da un tubercolo più o meno sviluppato o a forma di dente; tergiti 5 e 6 con dei denti laterali acuti, le macchie gialle dei tergiti da 1 a 6 leggermente meno estese di quelle della femmina (la forma e l’estensione di queste macchie variano fortemente nell’ambito della specie). Tergite 7 in gran parte giallo con una macchia discale bruna più o meno estesa e tre denti apicali neri: uno piccolo al centro e due più lunghi e acuti ai lati. Sterniti addominali coperti da una pubescenza gialla meno densa rispetto alla spazzola addominale della femmina (il maschio non raccoglie il polline). Faccia interna delle tibie anteriori e dei femori con frange di lunghe setole chiare.

Etologia e biologia riproduttiva

Questa ape solitaria si incontra soprattutto da maggio a settembre. La durata della sua vita è limitata a qualche settimana. Queste api sono dette “cardatrici” perché, anche se si nutrono di nettare e di polline di varie specie di piante, hanno bisogno di piante pubescenti per confezionare il proprio nido (vedi sopra).

Le femmine “grattano” la faccia inferiore delle foglie di queste piante grazie alle loro mandibole finemente dentellate e formano una palla di peluria che trasportano fra le zampe fino al nido. Quest’ultimo, che si trova spesso in prossimità delle loro piante preferite, è costruito in una micro-cavità di un albero o di un muro, nel cavo di uno stelo o in un anfratto del terreno, o anche in nidi abbandonati da altre api solitarie in fusti di piante o nei rovi. Partendo da questa palla di peluria vegetale viene confezionato un piccolo nido nel quale verrà deposto un uovo su uno strato di nettare e polline, talora denominato “pane di polline”. La celletta viene poi chiusa con un po’ di ovatta vegetale. La femmina può fabbricare una decina di cellette nel corso della sua breve vita.

Lo sviluppo larvale dell’Antidio fiorentino non è stato ancora documentato nella letteratura scientifica.

Anthidum florentinum

Femmine che raccolgono lanuggine di fiori e foglie. Viene avvolta a palla e trasportata al nido posto in piccole cavità. Conterrà un solo uovo, posto su uno strato di nettare e polline, talora detto “pane di polline”. La femmina può fabbricare una decina di cellette nel corso della sua breve vita © Lucie Kriznar

Tuttavia, è molto probabile che gli stadi preimmaginali siano simili a quelli di Anthidium manicatum, la specie più comune in Europa: la larvetta emerge dall’uovo e si nutre del “pane di polline” restando riparata nella celletta ovattata del nido. Col passare dei giorni la larva cresce, si sviluppa, si trasforma in ninfa, sempre all’interno della celletta che la protegge dalle vicissitudini dell’ambiente e dai predatori. Dopo qualche settimana l’adulto lascerà infine il nido.

Mentre le femmine sono occupate a bottinare per ottenere le risorse alimentari o la peluria vegetale per costruire il nido, i maschi – territoriali – pattugliano il territorio attorno alle parcelle fiorite, in particolare nei pressi delle piante più visitate dalle femmine. Non esitano a urtare violentemente tutti gli intrusi o i potenziali rivali per scacciarli. A volte li prendono con le loro zampe anteriori per respingerli fuori dal loro territorio. Aggressivi per natura, i maschi sono equipaggiati per il combattimento e dispongono di due tipi di armi: piccole spine situate sul bordo e all’estremità dell’addome e un paio di mandibole per mordere. I maschi sono pronti a fronteggiare qualunque intruso, anche insetti ben più grandi di loro, come la xilocopa violacea o i bombi (Bombus sp.), che non esitano ad attaccare e cacciare dal proprio territorio. Bisogna anche ricordare che, contrariamente alle femmine, essi non sono dotati di pungiglione e quindi non possono pungere i rivali o gli intrusi. Certi maschi, spesso più piccoli, sono stati talvolta osservati ai margini dei territori sorvegliati da maschi “scontrosi” più grandi; questi maschi “più timidi” non si riproducono o lo fanno solo più di rado.

Accoppiamento

Il maschio effettua dei brevi voli stazionari e, quando si accorge di una femmina, si precipita su di essa con vigore. L’afferra fermamente grazie soprattutto alla forza delle sue zampe anteriori, frangiate di lunghe ciglia che rafforzano l’aderenza fra i corpi, e forse anche alle spine del suo addome. L’accoppiamento dura solo qualche secondo; poi la coppia si separa rapidamente. Il maschio cerca altre femmine, mentre la femmina fecondata continua a bottinare. L’amore mette fame! Maschi e femmine hanno diversi partner (sono quindi poliandri e poligini). La poliginia delle femmine sembra indicare l’esistenza di una competizione fra gli spermatozoi, avendo la maggioranza di quelli dell’ultimo maschio che si è accoppiato prima della deposizione, più probabilità di fecondare un maggior numero di uova. Dovendo fronteggiare questo tipo di pressione selettiva, i maschi di Anthidium non devono necessariamente emergere prima delle femmine, a differenza di altre specie di api solitarie. Moltiplicando le proprie partner, i maschi accrescono le probabilità di trasmettere i loro geni. Dall’altro lato, le femmine, accettando accoppiamenti multipli, risparmiano energie per assicurare la loro discendenza (raccolta di polline, costruzione del nido, deposizione) piuttosto che disperderle nel respingere i maschi pretendenti. Il successo riproduttivo delle femmine sembra meno dipendente dalla taglia del corpo rispetto ai maschi, in cui i maschi più grandi si riproducono più di quelli piccoli.

Conservazione

Nella lista (non esaustiva) delle specie valutate dalla Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) e riferita alla banca dati tassonomica nazionale di Francia, l’Antidio fiorentino è considerato come una specie a minor preoccupazione (ovvero, specie per la quale il rischio di estinzione sul territorio è basso).

Basionimo: Apis florentinum Fabricius, 1775.  Sinonimi: Anthidium subspinosum KLUG, 1832 (Siria, Libano), Anthidium caucasicum RADOSZKOWSKI, 1862 (Caucaso), Anthidium vigilans Smith, 1878 (Cina), Anthidium florentinum var. hispanicum MOCSARY, 1884 (Spagna), Anthidium florentinum var. rufescente DUSMET, 1908 (Spagna), Anthidium florentinum ssp. kissi ALFKEN, 1935 (Ungheria), Anthidium florentinum ssp. cypriacum MAVROMOUSTAKIS,1949 (Cipro).

 

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