Babyrousa babyrussa

Famiglia : Suidae

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Testo © Dr. Davide Guadagnini

 

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Il Babyrousa babyrussa vive nelle foreste dell’Indonesia. I maschi mostrano spesso zanne rotte e ferite © Mazza

Il Babirussa (Babyrousa babyrussa Linnaeus 1758) è uno strano “maiale selvatico” appartenente all’ordine degli Artiodattili (Artiodactyla), alla famiglia dei Suidi (Suidae), al genere Babyrousa e alla specie Babyrousa babyrussa. 

L’isolamento insulare, su alcune delle isole della Sonda dove vive, ha reso differenti le varie popolazioni tanto da riconoscere 4 sottospecie: Babyrousa babyrussa celebensis è la sottospecie di maggiori dimensioni ed è endemica dell’isola di Celebes (Sulawesi del nord); Babyrousa babyrussa frosti è invece la sottospecie di minori dimensioni ed è endemica delle isole Sanana e Taliabu (arcipelago di Sula).

L’insolita Babyrousa babyrussa bolabatuensis, endemica dell’isola Buru e delle isolette limitrofe, e l’analoga sottospecie Babyrousa babyrussa togeanensis, endemica delle isole Togia, hanno pelame più folto e dimensioni intermedie tra le altre due.

Fino a pochi anni fa tutte le sottospecie erano considerate come un’unica specie monotipica; secondo alcuni autori alcune delle attuali sottospecie riconosciute sono da considerare specie a se stanti e secondo altri le sottospecie andrebbero raggruppate in modo diverso. Il nome del genere e della specie deriva dal nome locale malese con il quale l’animale è chiamato “babi-rusa” e che significa “maiale-cervo o porco-cervo” per il fatto di essere un suide dotato di denti molto prominenti e arricciati che in qualche modo ricordano i palchi dei cervi.

Zoogeografia

Il babirussa occupa un areale molto ristretto che è limitato ad alcune isole dell’Indonesia : isola di Sulawesi e ad alcune isole limitrofe. Ancora presente su Buru e Togia. Estinto su altre isole limitrofe dove una volta la specie era presente.

Ecologia-Habitat

Vive nella boscaglia della foresta pluviale tropicale, canneti rivieraschi, ambienti umidi e paludosi, giungle fitte, rive di fiumi e stagni ricchi di vegetazione acquatica.

Non si allontanano mai dall'acqua nutrendosi di vegetali e piccoli animali © Giuseppe Mazza

Non si allontanano mai dall'acqua nutrendosi di vegetali e piccoli animali © Giuseppe Mazza

Fra i suidi, il babirussa, è la specie che si trova maggiormente a suo agio in acqua: è in grado di nuotare agevolmente e può attraversare fiumi e addirittura bracci di mare (tra un’isola e l’altra).

Morfofisiologia

Il babirussa è un suide arcaico dall’ aspetto curioso. La sua forma è diversa dagli altri rappresentanti della famiglia: presenta quarti posteriori molto sviluppati, la groppa è arcuata e le zampe sono piuttosto lunghe e sottili. Ha corpo tondeggiante con muso allungato e appuntito.

La sua altezza, al garrese, è di circa 60-80 cm; la lunghezza testa-tronco è di circa 90-110 cm ed ha un peso sui 60-100 kg. La coda, lunga non più di 20 cm, è priva di pennello terminale.

La pelle, di colore grigio-brunastro e aspetto ruvido e grinzoso, è ricoperta da una peluria grigiastra, tanto rada che l’animale sembra quasi glabro (Babyrousa babyrussa celebensis).

La bolabatuensis (indicata anche come sottospecie nominale Babyrousa babyrussa babyrussa) ha peluria più abbondante, lunga di colore bianco-dorata (conosciuto con il termine di babirussa dorato). La sottospecie togeanensis ha sempre pelo abbondante e lungo ma di colore più scuro fulvo-marrone.

La caratteristica distintiva della specie, che ha conferito il nome a questo suino selvatico, è data dallo sviluppo particolarissimo dei denti canini nei maschi. Mentre quelli della mandibola volgono direttamente verso l’alto e possono poi generalmente incurvarsi all’indietro; quelli della mascella superiore perforano le ossa stesse del cranio (volta palatina), sviluppandosi al contrario, e dopo una crescita di alcune decine di centimetri, nei maschi più maturi, si ripiegano all’indietro e verso il basso (dal muso verso la fronte) tanto da formare dei vistosi semicerchi-ricci.

Queste zanne ipersviluppate possono essere lunghe oltre 30 cm e sono un segno di prestanza fisica dei maschi maturi. Le femmine hanno canini assenti o molto ridotti e dimensioni leggermente inferiori rispetto ai maschi.

È una specie arcaica in pericolo, con poche migliaia d'effettivi, per la caccia ed i mutamenti ambientali © G. Mazza

È una specie arcaica in pericolo, con poche migliaia d'effettivi, per la caccia ed i mutamenti ambientali © G. Mazza

Etologia-Biologia riproduttiva

Questa specie ha abitudini crepuscolari-diurne (attivo soprattutto il mattino); i babirussa sono animali agili e in grado di muoversi abilmente nella vegetazione intricata. Il babirussa si nutre di vegetali di vario genere come frutta, germogli, fogliame, erbe, radici, bulbi, rizomi.

Si alimenta anche di funghi, insetti, invertebrati e piccoli vertebrati, dimo- strandosi praticamente onnivoro ma con un’alimentazione meno varia rispetto ad altre specie di maiali.

Hanno la mandibola e la mascella sufficientemente potenti per poter schiacciare noci. In natura, i babirussa, sono stati visti leccare sali vulcanici e ingerire terreno; con il grugno sondano solamente superfici sabbiose e limose molto soffici. Essendo, infatti, privi di un tipico osso rostrale presente in altri suidi non praticano la movimentazione-sarchiatura-scavatura del terreno, alla ricerca del cibo, come tipicamente effettuato dai maiali in genere. Amano, come gli altri suidi, i bagni di fango. I versi emessi dai babirussa sono simili a quelli emessi da altri suidi: grugniti e strilli, quando irritato battito dei denti e delle zanne.

La specie è poco prolifica: vengono solitamente partoriti uno o due (molto raramente 3) piccoli dopo una gestazione di circa 5 mesi (125-160 giorni). I neonati, alla nascita, sono lunghi circa 20 cm, pesano 300-1000 g circa, e hanno la medesima colorazione dell’animale adulto non essendo dotati del mimetico mantello a strisce tipico di molti suini selvatici. La femmina è dotata di solo due-quattro mammelle produttive per l’allattamento ed è molto protettiva nei confronti della prole.

I giovani vengono allattati per 6-8 mesi. La maturità sessuale è raggiunta a circa un anno d’età. I babirussa vivono in piccoli gruppi costituiti generalmente da 2-5 (fino a una decina) di individui generalmente costituiti da alcune femmine adulte con giovani. Attorno alle pozze d’acqua e alle pozze fangose si possono radunare anche gruppi con un maggior numero di individui. I maschi maggiormente maturi o anziani sono spesso solitari.

I babirussa hanno abitudini crepuscolari diurne, ma dormono nelle ore più calde della giornata © Giuseppe Mazza

I babirussa hanno abitudini crepuscolari diurne, ma dormono nelle ore più calde della giornata © Giuseppe Mazza

Le zanne dei maschi, caratteri sessuali secondari, sono organi di difesa e possono essere pericolose solo nel caso di strappi e colpi nelle parti più molli. Poiché i babirussa non possiedono scudi epidermici, ispessimenti difensivi o criniere che possano ammortizzare gli attacchi; gli scontri aggressivi tra rivali avvengono frontalmente. I maschi si affrontano cercando di sollevare da terra gli avversari. Ciò è testimoniato dal gran numero di esemplari con le zanne rotte o spuntate possedute dalla maggioranza della popolazione adulta.

Il babirussa può vivere in media 12-20 anni. Vista la limitata distribuzione geografica, il babirussa, è considerata specie vulnerabile. Questo suide ha sofferto e soffre per la perdita di habitat naturale (disboscamenti e conversioni agricole) e per la caccia, a causa della carne prelibata, da parte delle comunità locali non musulmane. Il babirussa viene cacciato anche per il particolare trofeo dato dalle zanne.

Predatori naturali dei babirussa, soprattutto dei giovani, possono essere i coccodrilli e alcuni grandi serpenti. La popolazione complessiva sembra essere di pochissime migliaia di esemplari. Nonostante la specie sia inclusa nell’appendice I della CITES da decenni e anche se sono state costituite delle specifiche aree protette (riserve naturali) la situazione del babirussa è comunque preoccupante. In cattività, a livello mondiale, un certo numero di esemplari sono allevati presso strutture zoologiche. Gli animali allevati negli zoo purtroppo soffrono di un grande tasso di consanguineità. I babirussa allevati, inoltre, probabilmente anche per l’assenza delle pressioni selettive operate dall’ambiente naturale hanno una conformazione fisica che differisce da quella tipica, affusolata e slanciata, degli animali selvatici. L’aspetto curioso della testa dei babirussa maschi ha alimentato leggende come quella che sostiene che tali animali si appendano agli alberi con le zanne per riposare ed ha ispirato la creazione di maschere demoniache ad opera di artisti locali.

Sinonimi

Babyrousa orientalis Brisson, 1762; Babyrousa indicus Kerr, 1792; Babyrousa quadricornua Perry, 1811; Babyrousa alfurus Lesson, 1827; Babyrousa babirussa Quoy & Gaimard, 1830; Babyrousa babirousa Jardine, 1839; Babyrousa babirusa Guillemard 1889; Babyrousa frosti Thomas, 1920.

 

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