Famiglia : Orchidaceae

Testo © Prof. Pietro Pavone

Coelogyne nitida copre un vasto areale, dal Nepal alla Cina e Indocina. Può crescere anche su rocce coperte di muschio, principalmente nelle foreste montane d’alta quota © connk
Coelogyne nitida (Wall. ex D. Don) Lindl. è una specie della sezione Ocellatae, sottotribù Coelogyninae, tribù Arethuseae, sottofamiglia Epidendroideae, famiglia Orchidaceae.
Studi molecolari sulla sottotribù Coelogyninae hanno evidenziato che in essa sono stati inclusi generi e specie con disuguale DNA; ciò ha reso la sottotribù polifiletica. Recenti studi (Chase et al. Phytotaxa, Vol. 510, No. 2, 2021) hanno proposto una nuova classificazione della sottotribù trasferendo ben 14 generi sotto il nome Coelogyne per renderla monofiletica, eliminando classificazioni basate su caratteri instabili come il numero di foglie o la forma dello pseudobulbo, che si sono rivelati poco affidabili dal punto di vista tassonomico.

Tuttavia, è più facile trovarla come epifita attaccata alla corteccia dei grandi alberi coperti di muschio nelle aree caratterizzate da fitte nebbie e pioviggini frequenti durante quasi tutto l’arco dell’anno © Shilpa Avate
La nuova classificazione ha comportato il cambiamento di precedenti nomi e delle desinenze, nuove combinazioni e la risoluzione dei conflitti per le omonimie che in alcuni casi ne sono derivate.
In conformità a questa nuova classificazione la sottotribù Coelogyninae include oggi i generi: Aglossorrhyncha (13), Bletilla (5), Coelogyne (600), Dilochia (10), Glomera (155), Pleione (26), Thunia (4).
Il genere Coelogyne è stato descritto da John Lindley (1799-1865) basandosi su una pianta proveniente dal Nepal che chiamò Coelogyne punctulata Lindl. descritta in Coll. Bot.: t. 33 (1824).
Le principali caratteristiche morfologiche che definiscono l’attuale perimetro del genere includono la presenza di pseudobulbi di forme variabili (da ovoidali a cilindrici, talvolta appiattiti), con una o due foglie all’apice. I petali sono spesso lineari o lanceolati, talvolta molto ridotti rispetto ai sepali e il labello generalmente trilobato, con la base (ipochilo) che può essere concava o saccata, e provvisto di una serie di lamelle o creste (calli) longitudinali sulla superficie. La colonna è di norma lunga, con ali apicali o laterali che circondano l’antera.
Coelogyne nitida è stata scoperta da Nathaniel Wallich, (1786-1854), medico e botanico danese, sovrintendente del Giardino Botanico di Calcutta. Egli aveva raccolto molte piante in India e in Nepal per introdurle nel Giardino, assegnando loro un nome di catalogo senza tuttavia pubblicarne ufficialmente il nome. Fu, invece David Don (1799-1841), botanico scozzese, a validare scientificamente il nome della pianta assieme alla sua descrizione sul volume “Prodromus Florae Nepalensis” (Prodr. Fl. Nepal.: 35, 1825) e la chiamò Cymbidium nitidum. Tuttavia, John Lindley (1799-1865), considerato il padre dell’orchidologia moderna, ritenne corretto inquadrarla all’interno del genere Coelogyne in The Genera and The Species of Orchidaceous Plants, London (Gen. Sp. Orchid. Pl. 40, 1830).
Il nome del genere Coelogyne deriva dalle parole greche κοίλος (koílos) “vuoto, cavo” e γῠνή gyné “donna” con il significato di femminile per la forma incavata della parte superiore del pistillo (stimma). L’epiteto specifico fa riferimento all’aspetto degli pseudobulbi che hanno una superficie lucente.
Volgarmente in inglese è chiamata The Shining Coelogyne (Coelogyne splendente).

Le foglie sono coriacee e plicate, di forma ellittico-lanceolata. In primavera si formano infiorescenze con 3-8 fiori bianchi brillanti che emettono un profumo dolce muschiato © Basu Dev Neupane
Coelogyne nitida ha un areale di origine che si estende dal Nepal alla Cina (Yunnan) e all’Indocina. In particolare è stata rinvenuta in Assam (India), Bangladesh, Cina centro-meridionale (Yunnan), Himalaya orientale (Bhutan), Laos, Myanmar (Birmania), Nepal, Thailandia, Vietnam. Si rinviene principalmente nelle foreste montane d’alta quota, ad altitudini comprese tra 1.300 e 2.600 metri, dove il clima è più fresco e umido. Vive su alberi coperti di muschio ma può crescere anche su rocce coperte di muschio, in aree caratterizzate da nebbie e pioviggini frequenti durante quasi tutto l’anno. Il numero cromosomico diploide è 2n = 40.
Ha un rizoma robusto, rigido, con guaine squamose. Gli pseudobulbi sono distanziati lungo il rizoma di circa 1,5 – 4 cm l’uno dall’altro. Sono oblungo-ellissoidali, lucidi, con l’invecchiamento, tendono a diventare leggermente solcati o rugosi, con 2 foglie all’apice.

I fiori, larghi 40-50 mm, sono a forma di stella, con sepali ovato-lanceolati e petali lineari-lanceolati. Il labello è trilobato, ovato, bianco brillante con vene giallo-arancio e due macchie oculiformi giallo intenso che simulano abbondante polline per i pronubi. Un raffinato inganno visivo e olfattivo © Ron Parsons (sinistra) © Eric Hunt (destra)
Le foglie hanno lamina di circa 7 × 1,5 cm, coriacea, ellittico-lanceolata, acuta, plicata, con 8 nervature, che si restringe gradualmente verso il basso in una base allungata, scanalata, con la base che si assottiglia in un picciolo di 2 cm.
L’infiorescenza si forma in primavera ed emerge dalla base dello pseudobulbo. È lunga da 6 a 20 centimetri, con la parte inferiore avvolta da guaine coriacee e con il rachide che può essere eretto o leggermente ricadente che porta solitamente da 3 a 8 fiori che si aprono contemporaneamente. I fiori sono bianchi, brillanti ed emettono un profumo intenso, dolce e muschiato. I sepali sono ovato-lanceolati. Il dorsale è eretto o leggermente arcuato sopra la colonna, mentre i due laterali sono distesi. I petali sono leggermente più stretti dei sepali e hanno una forma lineare-lanceolata.

I numerosi pseudobulbi oblungo-ellissoidali recano all’apice due foglie. L’infiorescenza si sviluppa dalla base, caratterizzata da un rachide eretto o leggermente ricadente © Bon Pradhan
Si dispongono lateralmente, dando al fiore la forma a stella. I sepali sono oblunghi, 17-19 × 4-5 mm con apice acuminato e i petali quasi lineari o strettamente oblunghi, circa 15 × 2-3 mm. L’apertura del fiore è circa 40-50 mm.
Il labello è ovato, circa 15 × 10 mm, trilobato; lobi laterali eretti e lobo mediano quasi ellittico, circa 5 × 4 mm, con 3 lamelle longitudinali. Le lamelle laterali sono massicce e la mediana è poco evidente. Ha una colorazione bianca brillante con macchie oblunghe e vene color giallo-arancio, alla sua base sono presenti due macchie oculiformi di colore giallo carico. La colonna è leggermente arcuata, circa 12 mm, con ali su entrambi i lati che si allargano dalla base all’apice. Il contrasto tra il bianco puro del perianzio e le macchie giallo-arancio del labello è una precisa strategia evolutiva finalizzata alla riproduzione.

Qui a sinistra un’infiorescenza con fiori ancora in boccio. Con il passare degli anni, gli pseudobulbi perdono le foglie, diventano rugosi e infine si disseccano completamente © Александр Кулагин
Infatti, il bianco rende molto visibile il fiore rispetto al verde o al bruno dell’ambiente circostante e il giallo intenso del labello simula la presenza di abbondante polline che i pronubi associano a fonte di cibo energetico. Si tratta di un inganno visivo e olfattivo. I principali visitatori di Coelogyne nitida appartengono all’ordine degli Hymenoptera come le Api selvatiche, i Bombi e le Vespe e all’ordine dei Diptera come le Mosche floricole (Sirfidi). Tutti questi insetti hanno un apparato boccale masticatore-lambitore o succhiatore, perfetto per esplorare la base del labello. Quando l’insetto atterra sul labello, perché attirato dalle macchie gialle, si muove verso l’interno del fiore attraverso lo stretto passaggio formato dal labello e dalla colonna, così facendo strofina il rostello che gli aderisce attaccando i pollinii pieni di polline sul suo dorso. Quando l’insetto entra in un altro fiore, i pollinii urtano lo stigma attuando l’impollinazione.

Dopo la fecondazione, l’ovario aumenta di diametro e si trasforma in un frutto a capsula, prima verde, poi giallo e infine marrone a maturità quando si fessura per liberare al vento minuscoli semi simili a polvere © Basu Dev Neupane
Dopo la fecondazione, l’ovario aumenta di diametro fino a trasformarsi in una capsula, prima verde e poi marrone e fessurata, con migliaia di semi piccolissimi, simili a polvere, adatti a essere dispersi dal vento.
Coelogyne nitida è inclusa nell’Appendice II CITES che regola il commercio internazionale per garantirne la sua sopravvivenza in natura. Gli esemplari, se prelevati in natura, richiedono l’apposita documentazione per l’esportazione e l’importazione. Le piante riprodotte artificialmente possono essere commercializzate più facilmente, ma devono comunque rispettare le norme CITES se non chiaramente esentate.
Esistono ibridi ottenuti per incrocio fra questa specie con altre dello stesso genere.
Coelogyne Fredensberg è il risultato dell’incrocio tra Coelogyne nitida e Coelogyne lawrenceana, registrato presso la Royal Horticultural Society (RHS) il 09/10/2019 da Olaf Rainer Gruss (1948 -), rinomato esperto e ibridatore tedesco. Ha le dimensioni generose di C. lawrenceana unite alla colorazione tipica di C. nitida.
Coelogyne Himmelskönigin è un ibrido ottenuto per incrocio fra Coelogyne mooreana x Coelogyne nitida, registrato presso la Royal Horticultural Society (RHS) il 29/01/2025 da Tim Grudda titolare del vivaio Thüringer Orchideenträume. Questo ibrido combina l’eleganza e il bianco puro di C. mooreana con l’intenso profumo di C. nitida. Infatti, il nome “Himmelskönigin” significa “Regina del Cielo” per la bellezza dei suoi fiori.
Esistono altri ibridi commercializzati ma non registrati ufficialmente e anche diverse varietà, cultivar, cloni e forme.
Una forma piuttosto rara ma apprezzata dai collezionisti è Coelogyne nitida f. alba. Ha fiori bianchi molto profumati senza le tipiche macchie arancioni o gialle sul labello.
Coelogyne nitida si può coltivare in vaso o in un cestino con un substrato di corteccia fine mescolata a muschio. Può essere anche coltivata su zattera (sughero o legno) su uno strato di sfagno ma richiede molta più cura perché le radici possono seccarsi e quindi potrebbe aver bisogno di essere bagnata o nebulizzata più volte durante il giorno.

Esistono ibridi ottenuti per incrocio fra questa specie e altre dello stesso genere, ma esiste una forma piuttosto rara, Coelogyne nitida f. alba, molto ambita dagli appassionati e collezionisti © Ron Parsons
Predilige una luminosità filtrata e mai luce solare diretta per non scottare le foglie. Non tollera la completa siccità e pertanto richiede acqua piovana, distillata o da osmosi inversa per mantenere il substrato costantemente umido, evitando però ristagni idrici che potrebbero far marcire le radici.
L’umidità ambientale dovrebbe essere tra il 50 % e l’80 %.
Durante la fase di riposo invernale si possono ridurre le annaffiature ma limitarsi a nebulizzazioni occasionali per non far raggrinzire gli pseudobulbi.
Cresce bene in una serra fresca o in un terrario con temperature estive di 18-24 °C e invernali di 10-12 °C. Lo sbalzo termico e il calo delle temperature sono essenziali per stimolare la fioritura primaverile.
Durante la fase di crescita attiva quando si formano le nuove foglie o le radici, è bene, ogni due o tre annaffiature, concimare con un concime ternario, come NPK 20-20-20, mescolato all’acqua d’irrigazione, ma in dose dimezzata rispetto a quella indicata sulla confezione. Sospendere le concimazioni in inverno.
Periodicamente, è bene risciacquare il substrato con acqua pura per prevenire l’accumulo di sali minerali, che renderebbe le radici scure e molli.
Se la pianta cresce fuori dal cesto, si può fare il rinvaso ma non bisogna danneggiare le radici. Quest’attenzione è utile perché il rinvaso è mal tollerato da tutte specie di Coelogyne.
Sinonimi: Coelogyne conferta T.Moore & Mast. (1875); Coelogyne nitida f. candida Roeth (2002); Coelogyne ochracea Lindl. (1846); Cymbidium nitidum Wall. ex D.Don (1825); Pleione nitida (Wall. ex D.Don) Kuntze (1891); Pleione ochracea (Lindl.) Kuntze (1891).
