Crotalus durissus

Famiglia : Viperidae

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Testo © Dr. Gianni Olivo

 

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Il Crotalus durissus è uno dei serpenti più pericolosi per il potente veleno e l'aggressività © Mario Sacramento

Il Cascavel (Crotalus durissus - Linnaeus, 1758), noto in spagnolo come Cascabel-Cascavel- Vibora de cascabel-Cascabela-Serpiente de cascabel, in portoghese come Cascavel de quatro ventas, in inglese come Tropical o South american rattlesnake, in Aymara come Saqapani katari, in tedesco come Schauer klapperschlange ed in francese come Crotale cascabelle, è uno dei più temuti rettili del nuovo mondo, protagonista di leggende locali, storie terrificanti e vere e proprie saghe.
E non del tutto a torto: come quasi sempre accade, alla base delle leggende, per esorbitanti che siano, c’é un fondo di verità, anche se travisata, ingigantita e fatta risonare dall’amplificatore della fantasia popolare.

Il Crotalus durissus è uno dei più pericolosi avvelenatori dell’America centrale e meridionale, sia per il suo grande areale di diffusione che per l’indole nervosa ed aggressiva e, più ancora, per il suo veleno che, come vedremo, è tra i più attivi e pericolosi nel mondo dei viperidi americani e del globo.

Non stupisce quindi che sia assurto, nell’immaginario collettivo, al trono di re degli assassini a sangue freddo, condividendo tale aura di minaccia e potere con il Bushmaster, o Signore dei boschi, o Terrore dei boschi o ancora Surucucu (Lachesis muta), il più grande viperide americano e sicuramente anche il più lungo del mondo intero (fino a 350 cm).

Nella realtà, tuttavia, la sinistra fama del Crotalus durissus è ben più meritata di quella di Lachesis muta, serpente certo impressionante quanto a dimensioni, ma meno facile da incontrare, meno aggressivo e dotato di veleno che, pur prodotto in grandi quantità, è meno attivo di quello del Cascavel e, come risultato, responsabile di un numero molto minore di incidenti gravi.

Di questo viperide (Viperidae) appartenente alla sottofamiglia dei crotalini (Crotalinae) vengono descritte diverse sottospecie:

  • Crotalus durissus durissus o Serpiente de cascabel: presente in Suriname, Guyana e Guyana francese.
  • Crotalus durissus terrificus o Cascavel: la specie tipica della foresta amazzonica, soprattutto nella parte meridionale, che si spinge fino al Sud-Est del Perù, alla parte settentrionale dell’Argentina, all’Uruguay ed al Paraguay.
  • Crotalus durissus cumanensis o Cascavel venezolano: Venezuela.
  • Crotalus durissus ruruima o Cascavel de Monte Roraima: segnalato in Brasile (Roraima), in parte del Venezuela (Bolivàr), e Monte Cariman in Perù.
  • Crotalus durissus marajoensis o Cascabel de Marajo: nell’isola di Marajo.
  • Crotalus durissus maricelae o cascavel de Merida: in Venezuela.
  • Crotalus durissus unicolor o Cascabel de Aruba: tipico dell’isola omonima nelle Antille olandesi.
  • Crotalus durissus trigonicus o Vibore de cascabel de Guyana: presente nelle zone interne della Guyana.
  • Crotalus durissus vegrandis o Serpiente de cascavel de Uracoa: descritto ancora in Venezuela (Monagas).

Questo rettile è anche l’unico, nell’America meridionale, che si meriti veramente l’appellativo di crotalo, perché gli altri viperidi di quella parte del Nuovo mondo sono privi di quella caratteristica nota come “sonaglio”, come illustra molto bene il nome scientifico del suo diretto concorrente al titolo di re serpente, il Lachesis muta, rettile che, come i mocassini ed i testa di rame nordamericani, fa vibrare la coda, quando irritato, ma senza produrre il caratteristico crepitio, se non tramite gli urti contro la vegetazione circostante.

Il Cascavel è un rettile robusto, che raggiunge dimensioni ragguardevoli (fino a 180 cm, ma in media sui 120-150 cm e fino a 4 kg di peso), con un notevole diametro, il suo corpo ha una sezione quasi triangolareggiante, che mi ricorda un po’ gli innocui file-snakes o serpenti-lima africani (genus Mehelya), è ricoperto di squame fortemente carenate, soprattutto sul dorso, dove assumono l’aspetto di veri e propri tubercoli, in particolare ai lati della linea “vertebrale”, mentre, scendendo verso le parti laterali o “fianchi”, la ruvidità diminuisce gradualmente.

I colori di fondo variano notevolmente a seconda delle zone, spaziando dal chiaro (grigio cenere, beige, marrone chiaro) allo scuro (color castagna, antracite e persino nero) e su di essi spiccano (più o meno evidenti a seconda dell’intensità del sottofondo) disegni più scuri in forma di rombi, talvolta contornati da bordi chiari o bianchi e spesso contenenti al loro interno macchie di diversa tonalità.

Alla nascita misura 15-35 cm e poi può raggiungere i 180 cm, con 4 kg di peso © Giuseppe Mazza

Alla nascita misura 15-35 cm e poi può raggiungere i 180 cm, con 4 kg di peso © Giuseppe Mazza


Non sono rari esemplari che mostrano tinte inusuali, come gradazioni di verde (specialmente in foresta), di giallo o persino di arancione.
La testa è appiattita e triangolare, l’apice del muso appare relativamente “rincagnato”, con occhi posti molto anteriormente, vicini all’apertura delle fossette termorecettrici, e, nell’ insieme, la testa mi ricorda, più in grande, quella di alcuni echidi (vedi schede) africani ed asiatici, viperidi che tuttavia mancano delle tipiche fossette dei viperidi del Nuovo mondo.

Gli occhi hanno pupilla ellittica e verticale, che ne tradisce le abitudini spesso crepu- scolari e notturne, anche se, soprattutto nelle zone in alta quota (lo si può incontrare anche ad oltre 2500 metri sul livello del mare) o nei periodi meno caldi, può essere attivissimo in pieno giorno.
Quando è irritato o si sente minacciato, assume la postura difensiva e dissuasiva tipica dei rattlers nordamericani, avvolgendosi in un cumulo di spire e facendo vibrare velocemente la coda, in modo che gli anelli cornei del sonaglio producano il riconoscibilissimo ronzio, mentre la testa arretra, come una molla pronta a scattare sull’intruso.

Purtroppo non sempre questa performance vale ad avvisare chi stia camminando nell’erba alta o in mezzo alla boscaglia: il serpente può non essersi accorto per tempo dell’arrivo di un disturbatore, oppure i rumori prodotti da chi si muova nel fitto coprono il crepitio prodotto dal rettile o ancora, semplicemente, il cascavel quel giorno non ha voglia di suonare perché ha la luna di traverso, ed in tal caso il risultato è un incontro troppo ravvicinato che può esitare in un bel morso.

Le zanne, stanti le dimensioni del rettile, sono lunghe fino a 2 cm, e attraversano agevolmente indumenti leggeri, senza contare che spesso la gente gira a piedi nudi o calzando scarpe basse ed in tela. Molti morsi vengono inflitti, poi, alle mani o agli arti superiori, soprattutto a chi lavori nei campi o raccolga legna da ardere e, sebbene vi siano parecchi casi di “dry bite” in cui non viene inoculato veleno o ne viene iniettato poco, trattandosi di animale nervoso ed aggressivo, accade ben più spesso che l’avvelenamento abbia luogo.

Il veleno del cascavel, anzi, dei cascavel, ha composizione complessa, che varia molto da area ad area, ma, anche se la letalità può essere diversa, è sempre alta, e particolarmente elevata a paragone di altre specie anche delle stesse dimensioni.
La variabilità della pericolosità è legata soprattutto al maggiore o minore contenuto in crotoxina e crotamina, con effetti che vanno al di là di quelli tipici, citotossici ed emotossici, caratteristici di molti viperidi.

Oltre ad edema, con tumefazione e stravaso di plasma nei tessuti, decolorazione dei tessuti stessi e possibilità di necrosi e dolorose gangrene, vi è quindi, in moltissimi casi, un potente effetto neuro-tossico, con paresi che iniziano dai nervi cranici (diplopia o visione sdoppiata, a volte cecità, impossibilità a deglutire, difficoltà di parola), segue una caratteristica paresi dei muscoli del collo e paravertebrali, con ciondolamento della testa, tanto da dare l’impressione di “rottura dell’osso del collo”, cosa che ha creato dicerie e leggende, sino a descrizioni dell’animale come “il serpente che rompe il collo”.
Le paresi possono culminare con paralisi dei muscoli respiratori, come accade nel morso di molti elapidi, con conseguente morte per asfissia se non si interviene tempestivamente.
Tuttavia, la complessità di questi veleni è tale che il tutto può venire ancora complicato da altri effetti nefasti: a parte la incoagulabilità del sangue, che causa emorragie imponenti e che, in casi descritti, può essere pressoché fulminante per emorragia cerebrale, sono descritti effetti sul rene, con insufficienza renale, ipotensione e shock, anche cardiogeno, oltre che ipovolemico per perdita di sangue o plasma.

Per semplificare e dare un’idea del problema, si può ricorrere all’arida scienza della statistica, ed allora vuoi per la grande diffusione, vuoi per la determinazione a mordere, vuoi per la potenza e complessità del veleno, le varie sottospecie di cascavel risultano al secondo posto, quanto a numero di morsi, dopo i vari e comunissimi ferri-di-lancia (vedi schede), ma forse al primo posto quanto a numero di decessi.

Fino agli anni 50’, il 12% dei casi trattati (e sottolineo trattati) risultava fatale, mentre quelli non trattati risultavano mortali nel 70% dei casi ed oltre (a dimostrazione che i dry bites in tali specie sono abbastanza rari). Attualmente, parlando del solo Brasile, si registrano circa 20.000 casi di morso di serpente all’anno e di questi almeno il 10% imputabili a Crotalus durissus, con una mortalità del 3,4% totale (e cioè sulle varie specie, anche le meno pericolose) ma sicuramente molto più alta per il durissus.

Il cascavel caccia un’ampia gamma di prede, sia a sangue caldo che rettili ed anfibi. Generalmente caccia all’agguato, fidando sul mimetismo e sulla fulminea velocità del morso, caratteristica che lo rende pericoloso in quanto non tende ad allontanarsi al sopraggiungere di una persona o di un animale domestico.

Rettile viviparo, la femmina mette al mondo da 5 a 12 piccoli (a seconda anche della sottospecie e dell’area geografica), lunghi da 15 a 35 cm, dopo 4-6 mesi di “gestazione”, in periodi diversi dell’anno a seconda della zona e del clima.

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