Dioscorea elephantipes

Famiglia : Dioscoreaceae


Testo © Prof. Pietro Pavone

 

Dioscorea elephantipes

Nativa dell’Africa meridionale, la Dioscorea elephantipes è una pianta dioica, con gli organi riproduttivi cioè separati su piante distinte, caratterizzata da un tubero bombato affiorante che può raggiungere i 3 m di diametro ed i 365 kg © Giuseppe Mazza

Dioscorea elephantipes (L’Hér.) Engl. è una Monocotiledone originaria dell’Africa meridionale e cresce tra 150 e 1.200 metri sul livello del mare, nelle regioni aride del karroide. Si rinviene su rocce esposte alle intemperie, su pendii sassosi e aridi, sotto la protezione dei cespugli spinosi e succulenti come Carissa haematocarpa (Eckl.) A. DC. assieme a diverse specie appartenenti ai generi Gymnosporia, Rhus, Aloe e Crassula.

Il nome del genere è dedicato a Pedanio Dioscoride Anazarbeo (di Anazarbo, Asia Minore), medico, botanico e farmacista, vissuto nel I secolo d.C., noto principalmente come autore del trattato Sulle erbe mediche. L’epiteto specifico fa riferimento alla somiglianza di parte della pianta con la zampa di elefante.

Nomi comuni: Pane degli Ottentotti, Zampa di elefante, Pianta tartaruga.

Dioscorea elephantipes è una pianta dioica, cioè a sessi separati, i cui fiori maschili e femminili sono prodotti su piante diverse.

Ha un aspetto molto particolare per la presenza di un fusto bombato ed emisferico (tubero detto caudice) parzialmente interrato, non ramificato, legnoso, di consistenza dura ma succulenta all’interno e coperto all’esterno da una spessa corteccia grigio-marrone, che con l’età diventa profondamente screpolata in piastre poligonali prominenti. In natura, può raggiungere 3 m di diametro con un’altezza di quasi un metro dal suolo e un peso massimo stimato in 365 kg.

Nelle piante giovani, la superficie del tubero assomiglia al carapace di tartaruga mentre nelle piante adulte si divide in pezzi irregolari, simili al sughero, e nella sua interezza assomiglia a un piede di elefante.

Dal tubero si sviluppano i fusti aerei volubili che possono raggiungere i 10 m di altezza con foglie alterne, aventi lamine da intere a lobate (a forma di cuore) di colore verde lucido. I fiori sono formati da sei elementi uguali (tepali) molto piccoli e di colore giallo-verde, raggruppati in infiorescenze racemose a spiga e compaiono, nell’habitat naturale, normalmente a maggio o a giugno.

I fiori maschili hanno stami lunghi quasi quanto i tepali, in numero di 6, con antere oblunghe o globose, color giallo chiaro portate da filamenti filiformi.

Dioscorea elephantipes

Nelle piante giovani, la superficie del tubero assomiglia al carapace di tartaruga, mentre nelle piante adulte si divide in pezzi irregolari sporgenti, simili al sughero, che ricordano il piede di un elefante. Dal tubero si sviluppano dei lunghi fusti aerei volubili che possono raggiungere i 10 m di altezza con foglie alterne più o meno lobate © Giuseppe Mazza

L’impollinazione è eseguita dalle api e dai bombi. I fiori femminili hanno tepali color senape e presentano un ovario infero triloculare che a maturità matura una capsula di 2,5 cm di colore marrone chiaro contenente fino a sei semi con ala membranacea.

I semi sono liberati a settembre e ottobre. La pianta nel suo ambiente naturale va in riposo durante l’estate calda e secca e cresce nei mesi invernali e primaverili.

Dioscorea elephantipes

È una specie che in natura va in riposo durante l’estate calda e secca. Perde spesso le foglie e ricresce nei mesi invernali e primaverili © Giuseppe Mazza

Il tubero contiene livelli molto elevati di saponine steroidee di valore commerciale come la diosgenina che si utilizza come molecola base per la sintesi commerciale di steroidi come il cortisone, il pregnenolone, il progesterone e altri prodotti di natura steroidea (es. pillole anticoncezionali).

Le piante selvatiche, in passato, sono state soggette a massiccia raccolta da parte di collezionisti senza scrupoli o da parte dalle popolazioni indigene “khoikhoi” dell’Africa meridionale, dagli Olandesi chiamate Ottentotti, sia per uso medicinale sia alimentare. Quest’ultimo uso però ha bisogno di una lunga lavorazione per rimuovere i composti tossici e pertanto adesso i tuberi si consumano solo in tempi di carestia.

Dioscorea elephantipes

Particolare di un’infiorescenza maschile. Il tubero, commestibile, ha virtù medicinali © Giuseppe Mazza

Dioscorea elephantipes si propaga per seme e può esser coltivata in vasi di terracotta per consentire la presenza di più ossigeno nella miscela d’invasatura e anche per garantire un migliore drenaggio.

La miscela di coltivazione deve prevedere sabbia e granulato di argilla (es. Seramis).  I semi, che sono alati, vanno interrati in terrine piatte, possibilmente su bancali riscaldati, a una profondità al massimo di 4-5 cm. Germinano più facilmente con luce indiretta.

La pianta, durante la stagione di crescita, va innaffiata quando il terriccio è asciutto e quest’operazione va fatta in giornate luminose e calde per ridurre al minimo il rischio di marciume. Bisogna evitare assolutamente di far entrare acqua nel punto da cui crescerà il nuovo germoglio.

Se le foglie sono assenti, durante il periodo di riposo estivo, le innaffiature vanno ridotte al minimo o sospese. La concimazione di norma va fatta mensilmente, ma in estate con una quantità maggiore di azoto e minore di potassio.

Poiché Dioscorea elephantipes è una pianta a crescita invernale, non si deve dare acqua sino a quando inizia a dare i primi cenni di ripresa vegetativa. Il caudice va tenuto in ombra o mezz’ombra, mentre le foglie possono stare in piena luce in modo da favorire la fotosintesi clorofilliana.

Se le temperature si mantengono sopra i 5 °C, non è necessario ricoverare la pianta. Durante il periodo vegetativo se la temperatura sale, la pianta rischia di rientrare in dormienza con la perdita dei germogli aerei.  Nelle località a clima freddo le piante vanno tenute all’aperto da metà maggio a fine settembre e poi messe in serra con temperatura di 12-15 °C, e non oltre, affinché l’ambiente sia il più fresco possibile per mantenere il controllo sulle popolazioni di parassiti come cocciniglie, acari rossi e tripidi.

Sinonimi: Dioscorea elephantopus Spreng., Dioscorea montana (Burch.) Spreng., Dioscorea testudinaria R.Knuth, Rhizemys elephantipes (L’Hér.) Raf., Rhizemys montana (Burch.) Raf., Tamus elephantipes L’Hér. Testudinaria elephantipes (L’Hér.) Burch., Testudinaria elephantipes (L’Hér.) Dickson, Testudinaria elephantipes f. montana (Burch.) G.D.Rowley, Testudinaria montana Burch.

 

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