Felis silvestris – Bengala

Famiglia : Felidae

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Testo © Dr Didier Hallépée

 

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Traduzione italiana di Mario Beltramini

 

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Vivace, intelligente, curioso ed affettuoso © G. Mazza

A partire dalla fine del diciannovesimo secolo, in occasione delle prime esposizioni feline, vennero esposti dei gatti dichiarati come incroci di gatto domestico e di gatto selvaggio.

Nel corso della prima parte del ventesimo secolo vengono pubblicate osservazioni di incroci tra gatti domestici e felini selvatici ed avvengono tentativi ad hoc.

Negli anni sessanta, numerosi leopardi d’Asia o gatti di Bengala (Felis bengalensis) sono stati importati negli USA in particolare come animali domestici ed ancora là vengono effettuati dei tentativi di incrocio. È in questi anni che nascono dei club che vogliono promuovere l’ibridazione del gatto domestico con i felini selvaggi. Il termine di “Bengala” comincia ad essere utilizzato per designare questi gatti.

Durante quegli anni, ricerche farmacologiche utilizzano l’ibridazione tra leopardo d’Asia e gatto domestico ai fini di ricerche immunitarie contro la leucemia felina.

Uno degli scienziati che parteciparono a questi esperimenti, Jean Sugden (diventata Jean Mill), si propose negli anni ’70 di utilizzare l’attenzione che questi ibridi avrebbero potuto suscitare per lottare contro l’uso delle pelliccie feline nella moda. Nel 1980, essa potè raccogliere i suoi primi quattro leopardi d’Asia da un laboratorio che li aveva utilizzati nei programmi di ricerche immunitarie. È così che essa iniziò i suoi lavori di ibridazione.

I soggetti maschi nati da ibridazione sono sterili per svariate generazioni. Bisogna dunque utilizzare dei gatti domestici maschi per queste prime generazioni. Essendo allevatrice di Mau Egiziani, la sua scelta si portò naturalmente verso questi gatti il cui motivo maculato avrebbe permesso, naturalmente, di conservare il motivo del leopardo d’Asia.

Uno dei suoi viaggi la condusse nello zoo di Nuova Delhi. Là, dinanzi alla gabbia dei leopardi d’Asia, si trovava il recinto dei rinoceronti. E con essi vivevano due gatti macchiettati dai colori ramati che le erano stati segnalati dal direttore dello zoo, suo amico. Questi gatti, Toby e Tash of New Delhi, furono portati negli USA, riconosciuti come Mau Egiziani ed utilizzati nel programma di creazione del Bengala ed in un programma di arricchimento del colore del Mau Egiziano bronzeo. Le prime generazioni che ne seguirono furono d’altronde dichiarate a volte come Mau ed altre come Bengala. La grande avventura del Bengale aveva finalmente avuto inizio. La razza venne riconosciuta come sperimentale nel 1983. Oltre al Mau Egiziano, altre razze di gatti domestici sono state usate per creare il Bengala, in particolare il Burmese, il Siamese, l’Abissino ed il gatto domestico.

La forma della testa è diversa, rispetto al gatto comune © G. Mazza

La forma della testa è diversa, rispetto al gatto comune © G. Mazza

Nel 1987, i casi della genetica fecero apparire un Bengala dal motivo marble. L’inatteso successo che questo ebbe, fece ammettere questo motivo negli standard.

Negli anni ’80, altri tentativi di ibridazione hanno avuto luogo, particolarmente l’incrocio del gatto domestico col Margay ( Felis wiedii ) sotto il nome di gatto Bristol. Gli ultimi gatti Bristol vennero incorporati nella razza Bengala nel 1991 al fine di ampliarne il patrimonio genetico. Incidentalmente, questo apporto facilitò l’ottenimento di rosette nel motivo.

Il Bengala è stato vittima di un fenomeno di moda che ha comportato una produzione importante da parte di allevatori di competenza differente. Così alcuni considerano che la razza è mediamente stabilizzata, sia dal punto di vista morfologico che da quello del carattere. Ciononostante gli allevatori di qualità producono gatti conformi allo standard, di grande bellezza e di carattere gradevole.

L’uso eccessivo di Mau Egiziani per creare la razza ha talvolta portato a dei gatti la cui apparenza ricordava molto il Mau Egiziano. Di tali gatti se ne incontra negli allevamenti dove la produzione di qualità non è la principale preoccupazione. Il Bengala di buona qualità, conforme al suo standard, non assomiglia più al Mau Egiziano.

Carattere

I soggetti nati dall’ibridazione di un gatto selvaggio e di un gatto domestico sono chiamati F1. I soggetti della generazione seguente, F2. E così via.

In ibridazione, i maschi sono sterili durante parecchie generazioni (da 4 a 6), da cui l’utilizzo di gatti domestici come riproduttori maschi per creare una nuova stirpe. Le generazioni da F1 a F3 sono considerate come selvagge, proibite in esposizione e soggette a disposizioni specifiche riguardo la loro detenzione.

Secondo le stirpi, i Bengala da F4 a F6 possono non essere completamente stabilizzati dal punto di vista morfologico o caratteriale.

I soggetti troppo prossimi ai loro antenati selvaggi possono rivelarsi paurosi ed a volte minacciosi. Questo tratto del carattere sparisce allorchè il numero di generazioni che li separa dal loro antenato selvaggio è sufficiente.

Il Bengala è vivo, intelligente, curioso, sportivo, chiaccherone e molto affettuoso, sopratutto con altri animali ed i bambini. Ama l’acqua ed apprezza particolarmente appollaiarsi in altezza.

Bengal - Brown Spotted Tabby © Giuseppe Mazza

Bengal – Brown Spotted Tabby © Giuseppe Mazza

Standard

La testa, dai contorni arrotondati, forma un triangolo più lungo che largo. È alquanto piccola in rapporto al corpo, ma senza esagerare. L’espressione della testa del Bengala deve allontanarsi il più possibile da quella di un gatto domestico. La curva della fronte, leggermente arrotondata, raggiunge dolcemente il ponte del naso, senza interruzione, e continua in una linea da praticamente dritta a molto leggermente convessa sino alla punta del naso. Gli zigomi sono alti e pronunciati. Il naso è largo con un caratteristico rigonfiamento della pelle. Delle guance cascanti sono autorizzate nei maschi.

Il muso è formato da portabaffi molto sviluppati che generano un leggero pinch. Di profilo, il mento forte è allineato sulla punta del naso.

Grandi, ben spaziati, gli occhi sono ovali, quasi rotondi, ma mai globulari. Il colore degli occhi è il verde, l’oro, il blu o l’acquamarina, secondo il colore del manto. La tonalità più profonda e più brillante è la più apprezzata.

Di taglia da media a piccola, le orecchie sono relativamente corte, con una base larga ed estremità arrotondata. Sono spaziate della larghezza di una orecchia. Viste di profilo, sono appuntite in avanti. Le “lynx tips” non sono desiderabili.

Il collo è lungo, muscoloso e ben attaccato. Corpo: lungo, ha una potente muscolatura, ben evidente, ed una robusta ossatura. Ciò conferisce al Bengala un’apparenza di gatto potente ma allo stesso tempo grazioso.

Di lunghezza media e ben muscolose, le zampe, ben diritte, hanno una robusta ossatura.

Grandi e rotondi, i piedi dei Bengala hanno dita prominenti.

Di lunghezza da media a corta, la coda è spessa alla base, affinandosi appena per finire con una estremità arrotondata.

Il mantello è corto, spesso, ben adagiato sul corpo ed eccezionalmente dolce e setoso al tocco. Esso può essere come spruzzato d’oro, effetto che viene chiamato “luccicchio”, senza che questa tonalità sia avvantaggiata in rapporto ad un gatto sprovvisto di ciò.

Motivo Spotted (maculato) e rosette: due tipi di macchie sono ammesse, le rosette e le chiazze, che sono disposte a caso o allineate orizzontalmente. Le rosette sono composte di almeno due colori differenti e possono avere sia la forma di una impronta di zampa, sia di una punta di freccia o di anello. Sono preferite alle semplici chiazze ma non possono venire esatte. Sia che si tratti di chiazze o di rosette, il contrasto col colore di fondo deve essere estremo, con forme distinte e bordi ben definiti. Le spalle sono coperte da screziature mentre le zampe e la cosa sono maculate od annellate. Il ventre è imperativamente maculato. Sulla testa, il maquillage tipico dei gatti tabby è fortemente marcato. I portabaffi, la gola, la pelle del ventre e dell’interno delle zampe è color biancastro, il più chiaro possibile. I motivi spotted e rosette concorrono entrambi nella medesima classe.

Bengal - Brown Marble © Giuseppe Mazza

Bengal – Brown Marble © Giuseppe Mazza

Il motivo marble (marbre), è diverso dal motivo tabby blotched. Qui, i segni classici (guscio d’ostrica, ala di farfalla) sono allungati orizzontalmente al punto di assomigliare alle venature del marmo o ai segni del leopardo nebuloso. Le bande di colore di base devono essere larghe quanto le screziature, esse stesse più ravvicinate al centro. La preferenza deve essere data ai manti rappresentanti almeno tre toni: il colore di base, il colore dei segni ed il colore intenso che sottolinea questi segni. Il contrasto deve essere estremo. Il ventre deve imperativamente presentare dei disegni. Sulla testa, il maquillage tipico dei gatti tabby è fortemente marcato. I portabaffi, la gola, la pelle del ventre e dell’interno delle zampe sono biancastre, le più chiare possibili.

Mantello

Motivi: spotetd, rosette, marble.

Colori: nero (brown, silver, smoke), blu.

 

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