Milvus migrans

Famiglia : Accipitridae

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Testo © Dr. Davide Guadagnini

 

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Il Milvus migrans è uno dei rapaci diurni più conuni del mondo © Giuseppe Mazza

Il Nibbio bruno (Milvus migrans Boddaert 1783) è un rapace appartenente all’ordine degli Accipitriformi (Accipitriformes), alla famiglia degli Accipitridi (Accipitridae), alla sottofamiglia Buteoninae, al genere Milvus ed alla specie Milvus migrans.

Il termine indicante il genere “milvus” deriva dal latino e significa appunto nibbio, sparviere, aquilone e si riferisce al suo aspetto da classico rapace diurno. Il termine indicante la specie “migrans” si riferisce alle ampie migrazioni effettuate da questa specie che frequentemente ha anche comportamenti erratici e vaganti.

Zoogeografia

Questa specie, tranne che per il continente Americano dove non è presente, è praticamente ubiquitaria essendo uno dei rapaci più diffusi al mondo. È molto adattabile potendo vivere in moltissimi ambienti differenti. Presente, con le differenti varianti genetiche, in Europa, Asia, Africa, Australia e varie isole limitrofe. La specie presenta normalmente 5 sottospecie riconosciute e un paio di specie affini:

Milvus migrans migrans (Boddaert 1783) distribuito dal nord-ovest dell’Africa all’Europa dell’est al centro dell’Asia (Tien Shan) e a sud fino al Pakistan; in inverno si spinge, in Africa, a sud del Sahara.

Milvus migrans lineatus (J.E.Gray 1831) presente dalla Siberia dell’est dall’ Amurland e nel Giappone del sud al nord dell’India, dal nord della Birmania e nord della Cina alle isole Ryukyu; in inverno migra nel sud dell’Iraq e dell’India e nel sud-est dell’Asia.

Milvus migrans formosanus (Nagamichi Kuroda 1920) presente nel sud della Cina a Taiwan e Hainan.

Milvus migrans govinda (Sykes 1832) presente dal Pakistan, attraverso l’India e lo Sri Lanka fino all’Indocina e alla penisola Malese.

Milvus migrans affinis (Gould 1838) distribuito nelle isole Sulawesi e della piccola Sonda, a est in Nuova Guinea e Nuova Bretagna fino all’Australia compresa.

Infine il Milvus migrans aegyptius (Gmelin 1788) presente in Egitto, nel sud-ovest dell’Arabia e sulle coste Africane fino al Kenya e il Milvus migrans parasitus (Daudin 1800) presente in Africa, a sud del Sahara, sulle isole di Capo Verde, Comore e in Madagascar che erano considerate altre due sottospecie del Nibbio bruno sono ora, viste le differenze genetiche, generalmente considerate specie separate; o meglio due sottospecie di una specie separata e cioè rispettivamente: Milvus aegyptius aegyptius e Milvus aegyptius parasitus.

La cera e la rima buccale sono gialle, il becco generalmente nero © Giuseppe Mazza

La cera e la rima buccale sono gialle, il becco generalmente nero © Giuseppe Mazza

Ecologia-Habitat

Il Nibbio bruno vive in un’ampissima varietà d’ambienti: dalle zone semidesertiche alle praterie e savane ai boschi, anche se evita le foreste troppo dense. Le aree boscate sono particolarmente importanti per la nidificazione e per avere ambienti idonei dove appollaiarsi.

È un grande frequentatore di habitat acquatici come letti e sponde fluviali, laghi, zone umide-acquitrinose, litorali e prati umidi-marcite. Questa specie è spesso collegata agli ambienti umani frequentando le periferie urbane anche molto degradate, i porti, villaggi, campi nomadi.

Ha colonizzato con grandissimo successo ampissime aree urbane dell’Africa, dell’Asia e Caraci (la città più popolosa del Pakistan).

È normalmente un uccello di pianura ma può arrivare ad alimentarsi ed a riprodursi fino a quote di 2000 metri.

È stato occasionalmente visto cercare e reperire cibo fino a 4000 metri in Himalaya. È una specie gregaria, talvolta si appollaiano in modo comunitario principalmente su alberi.

Casi di ibridazione con il Nibbio reale (Milvus milvus) sono stati segnalati sulle isole di Capo Verde. Il Nibbio bruno è uno dei rapaci diurni più comuni del mondo e in alcune regioni è il più comune; ciò è favorito dall’adattabilità della specie e dalla tolleranza dell’uomo. Anche se, per gli ambienti che frequenta, è sottoposto a pericoli legati soprattutto ad avvelenamenti principalmente da pesticidi e da inquinamento chimico delle acque. La specie è in declino in molte parti d’Europa, Russia e nord Africa. Questo rapace è in grado di colonizzare nuovamente le aree bonificate.

Morfofisiologia

Questo elegante rapace è di media taglia; è lungo circa 55-60 cm ed ha un peso che varia dai 560 ai 950 g. L’apertura alare è di 130-155 cm. Il colore della livrea e la taglia varia a seconda della sottospecie.

Lungo circa 55-60 cm, pesa 560-950 g, con un'apertura alare di 130-155 cm © Giuseppe Mazza

Lungo circa 55-60 cm, pesa 560-950 g, con un'apertura alare di 130-155 cm © Giuseppe Mazza

Ha una livrea per lo più bruno-rossiccia, marrone dorsalmente, leggermente più rossiccia ventralmente.

Le penne, soprattutto quelle copritrici superiori e inferiori delle ali e quelle del petto e della testa, presentano centralmente delle righe scuro-nerastre che creano delle corte striature sottili e fitte sulla testa e più spesse, lunghe e rade sul petto.

L’ala inferiormente presenta una porzione-pezza più chiara a livello di remiganti primarie(più o meno chiara a seconda della sottospecie), le punte delle ali (punte delle remiganti primarie) sono scure (nerastre). La testa è sfumata di grigiastro chiaro. La coda è marrone ed è leggermente ma caratteristicamente biforcuta. L’iride è grigiastra negli esemplari adulti, brunastra nei giovani e subadulti; negli esemplari maturi gli occhi sono brillanti con tonalità giallastre.

La cera e la rima buccale sono di colore giallo, il becco è invece nero (Il colore del becco è molto variabile a seconda della sottospecie d’appartenenza). Le zampe sono gialle con artigli neri. I sessi sono simili. Il giovane è più pallido e con disegni più marcati e reticolatura più contrastata. Il Nibbio bruno si distingue dal Nibbio reale (Milvus milvus) per il piumaggio più scuro, le dimensioni leggermente inferiori e le ali e la coda, in proporzione, leggermente più corte. Il Nibbio bruno, sempre rispetto al Nibbio reale, ha ali con punte ampie e coda leggermente meno forcuta che è grigio-bruna e mai rossiccia.

Etologia-Biologia riproduttiva

È una specie molto adattabile e in molte parti del mondo è diventato un commensale dell’uomo. Si nutre di un’ampia varietà di resti di origine animale : frattaglie da mattatoi, resti di pesca, scarti, rifiuti, qualsiasi tipo di carogna. È anche un predatore di animali vivi: piccoli mammiferi, arvicole e altri piccoli roditori, talpe, giovani conigli e lepri, pipistrelli, piccoli uccelli sia terrestri che acquatici (spesso giovani), talvolta anche pulcini di polli domestici.

Opportunista, commensale dell’uomo, preda mammiferi, uccelli, rettili, anfibi, pesci e inveterbrati © G. Mazza

Opportunista, commensale dell’uomo, preda mammiferi, uccelli, rettili, anfibi, pesci e inveterbrati © G. Mazza

Si nutre anche di pesci, lucertole, anfibi e invertebrati come cavallette, locuste, grilli, scarafaggi, termiti, formiche volanti, lombrichi, crostacei e molluschi.

I pesci sono spesso un alimento importante per la dieta di questo rapace: reperiti normalmente morti o morenti, soprattutto di piccole dimensioni. Gli invertebrati possono essere localmente importanti oppure avere un’importanza stagionale. Può insolitamente nutrirsi anche di sostanze vegetali come i frutti delle palme da olio.

Caccia le prede al suolo o in acqua, grandi insetti vengono catturati al volo in aria. Spesso cerca cibo attorno ai margini di corpi idrici , nelle discariche, attorno ai mattatoi o sulle strade (animali investiti). È un perlustratore volando fino a 30 km di distanza dai posatoi dove solitamente si appollaia con volo lento, abile e agile. È uno spazzino urbano dall’indole spudorata arrivando a prendere il cibo da mercati, negozi e strade trafficate. È pure in grado di rubare il cibo ad altri rapaci od altri uccelli.

La stagione riproduttiva, a causa dell’ampio areale, è molto variabile. Nelle aree temperate dell’ Eurasia nidifica da Marzo a Giugno; nell’Africa tropicale generalmente si riproduce durante la stagione secca, in sud Africa in Agosto-Dicembre; in Australia è variabile ma si riproduce principalmente da Luglio a Novembre. Le coppie si riproducono sia in modo solitario e isolato sia formando blande colonie che in taluni casi possono arrivare a contare fino a qualche decina di coppie.

Normalmente il nido viene costruito, a livello di rami o forcelle, su alberi di vario genere (latifoglie, conifere, palme); ma anche qui l’adattamento è elevato potendo utilizzare come siti di nidificazione anche sporgenze rocciose, soprattutto lungo le coste, oppure palazzi , fabbricati (in Egitto, India) o piloni. I nidi o per lo meno i siti di nidificazione vengono riutilizzati negli anni successivi. I nidi vengono costruiti con rami e materiale vegetale e possono venire rivestiti con i materiali più disparati come: stracci, plastica, carta, escrementi, pelli d’animali. La covata è generalmente costituita da 2-3 (1-4) uova deposte a intervalli di 1-2 giorni.

In certe località si nutre anche di frutti. Può riprodursi nel primo anno di vita e superare i 20 © Giuseppe Mazza

In certe località si nutre anche di frutti. Può riprodursi nel primo anno di vita e superare i 20 © Giuseppe Mazza

Le uova sono generalmente bianche con poche e rade piccole macchie tondeggianti e “a sbavatura” bruno-rossicce. L’incubazione dura circa 30-35 giorni ed è praticata quasi esclusivamente dalla femmina.

I neonati , che nascono con gli occhi aperti, sono ricoperti da un soffice piumino di colore bruno chiaro-caramello con la zona attorno all’occhio più scura.

Se il maschio porta sufficiente cibo la femmina può rimanere sul nido per buona parte dell’allevamento dei piccoli. L’involo in genere avviene a circa 42-50 giorni d’età e i giovani vengono accuditi, successivamente, ancora per 15-40 giorni circa.

Nonostante possano essere allevati più giovani per ogni covata, la media dei giovani portati all’involo si attesta attorno a un piccolo solo (0.9-1.2) per coppia. Ciò anche per il fatto che vi è spesso una grande competizione tra i fratelli di covata con il più forte/più forti che si accaniscono contro i fratelli più deboli fino a farli soccombere. Possono talvolta essere riproduttivi già al primo anno di vita. Il Nibbio bruno può arrivare a vivere 20 anni (documentato un esemplare vissuto 23 anni).

Questa specie, come si deduce dal nome, è principalmente migratoria e mostra tendenze nomadi e dispersive dopo il periodo riproduttivo che come dicevamo varia a seconda dell’area geografica. La sottospecie nominale, Milvus migrans migrans, è marcatamente migratoria svernando soprattutto nell’Africa sub-Sahariana e in misura minore nel Medio Oriente. Anche la sottospecie Milvus migrans lineatus è migratrice ma solo parzialmente (in Cina e Giappone parzialmente residente). La sottospecie Milvus migrans govinda si sposta per evitare i monsoni e in base alle disponibilità trofiche. Le altre sottospecie, e le specie affini africane, mostrano degli spostamenti legati alla stagione delle piogge e molto variabili con popolazioni residenti; altre che compiono migrazioni importanti; alcune che manifestano movimenti vaganti e altre ancora dagli spostamenti poco noti.

 

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