Neptunia oleracea

Famiglia : Fabaceae


Testo © Pietro Puccio

 

La Neptunia oleracea è una specie perenne acquatica tropicale, galleggiante o radicata nei sedimenti. Le foglie, sensitive come quelle della Mimosa pudica, si ripiegano al tatto. Può diventare infestante, al punto che certi paesi ne vietano l’importazione © Giuseppe Mazza

La Neptunia oleracea è una specie perenne acquatica tropicale, galleggiante o radicata nei sedimenti. Le foglie, sensitive come quelle della Mimosa pudica, si ripiegano al tatto. Può diventare infestante, al punto che certi paesi ne vietano l’importazione © Giuseppe Mazza

La specie è originaria dell’America (Belize, Brasile, Cuba, Ecuador, El Salvador, Giamaica, Guatemala, Guyana, Honduras, Messico, Porto Rico, Repubblica Dominicana e Suriname), Africa (Angola, Benin, Botswana, Camerun, Gambia, Ghana, Kenya, Malawi, Mali, Mozambico, Namibia, Niger, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Senegal, Sudafrica, Sudan, Tanzania, Togo, Uganda, Zambia e Zimbabwe) e Asia (Cambogia, Filippine, India, Indonesia, Laos, Malaysia, Maldive, Myanmar, Nepal, Sri Lanka, Thailandia e Vietnam) dove vive in acque stagnanti e nei fiumi a lento decorso, fino a circa 300 m di altitudine.

Il nome generico deriva dal latino “Neptunus” = Nettuno, dio del mare nella mitologia latina; il nome specifico è l’aggettivo latino “oleraceus, a, um” = delle stessa natura dei legumi.

Nomi comuni: floating sensitive plant, sensitive neptunia, sensitive water plant, water mimosa (inglese); panilajak (bengalese); kânhchhnaèt (cambogiano); neptunie potegère (francese); lajjalu (hindi); kangkong putri, keman ayer, keman gajah (malay); anatsiriry (malgascio); carurù d’agua (portoghese – Brasile); alambusa (sanscrito); sensitiva de agua (spagnolo); suntaikkirai (tamil); nirutalavapu (telegu); phak krachet (thailandese); rau nhút (vietnamita).

La Neptunia oleracea Lour. (1790) è una specie acquatica inerme perenne, poco ramificata, galleg- giante, a volte radicante nel sedimento e sulle rive, con fusti prostrati, lunghi fino a 1,5 m, provvisti di radici fibrose ai nodi, capaci di fissare l’azoto atmosferico, e internodi ricoperti da uno strato spugnoso cilindrico di colore bianco, di 1-2 cm di diametro, costituito da un particolare tessuto, aerenchima, provvisto di ampi spazi intercellulari ripieni d’aria.

Questo tessuto, oltre a permettere il galleggiamento, facilita il trasporto dell’ossigeno in tutte le parti della pianta, la perdita di tale tessuto, per qualsiasi causa, ne provoca l’affondamento.

Le piante che germinano su suoli umidi non presentano il tessuto spugnoso, hanno foglie e fiori più piccoli e muoiono facilmente in mancanza d’acqua. Le foglie, su un picciolo lungo 2-7 cm, sono alterne, bipennate, lunghe circa 6 cm, composte da 2-3 coppie di foglie pennate opposte con 8-15 coppie di foglioline oblunghe, con apice ottuso e margine intero, di 0,5-1,6 cm di lunghezza e circa 2 mm di larghezza, particolarmente “sensitive”, come nella Mimosa pudica, di colore verde scuro.

Infiorescenze con minuscoli fiori verdastri. Quelli alla base sono sterili con vistosi stami gialli petaloidi. I frutti sono piccoli legumi, consumabili crudi o cotti come gli apici vegetativi. Proteine, minerali, vitamine e virtù medicinali © Giuseppe Mazza

Infiorescenze con minuscoli fiori verdastri. Quelli alla base sono sterili con vistosi stami gialli petaloidi. I frutti sono piccoli legumi, edibili crudi o cotti come gli apici vegetativi. Proteine, minerali, vitamine e virtù medicinali © Giuseppe Mazza

Le infiorescenze sono spighe solitarie ascellari, su peduncolo lungo 6-18 cm che si allunga ulteriormente in frutto, compatte, oblunghe o subglobose, di 1,5-2,5 cm di diametro, costituite da numerosi minuscoli fiori sessili ravvicinati con 5 petali di colore verdastro; i fiori alla base sono sterili, con 10 stami petaloidi, lunghi 0,7-1,5 cm, di colore giallo, quelli all’apice bisessuali, con 10 stami, lunghi 0,6-0,9 cm, biancastri e antere di colore giallo arancio. Il frutto è un legume oblungo appiattito con apice appuntito, lungo 2-3 cm e largo 1 cm, contenente 4-9 semi obovoidi leggermente compressi, lunghi circa 0,5 cm e larghi 0,3 cm, di colore bruno.

Si riproduce per seme, ma più frequentemente e facilmente per porzioni di fusto.

Specie di facile e veloce crescita nei climi tropicali umidi e marginalmente subtro- picali, dove può sopportare temperature fino a circa 5 °C durante la dormienza, in pieno sole o al più con una leggera ombreggiatura, comportandosi spesso da infestante nei fiumi, canali, laghi e risaie, per tale ragione in alcuni paesi ne è vietata l’introduzione. Viene coltivata, in particolare nel sudest asiatico, a volte come annuale, per gli apici vegetativi, le foglie e i legumi giovani, ricchi di proteine, minerali e vitamine, che vengono consumati crudi o cotti. Tutte le parti della pianta sono utilizzate nella medicina tradizionale, sopratutto indiana, per varie patologie.

Sinonimi: Mimosa natans L. f. (1781); Mimosa prostrata Lam. (1783); Desmanthus lacustris Willd. (1806); Desmanthus natans Willd. (1806); Mimosa aquatica Pers. (1806); Mimosa lacustris Bonpl. (1806); Desmanthus stolonifer DC. (1825); Acacia lacustris (Willd.) Desf. (1829); Neptunia prostrata Baill. (1883); Neptunia natans (L. f.) Druce (1916).

 

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