Paphiopedilum lowii

Famiglia : Orchidaceae


Testo © Pietro Puccio

 

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Epifita e litofita del Sud est asiatico, il Paphiopedilum lowi ha foglie ellittiche lineari di 20-25 cm © Giuseppe Mazza

La specie è originaria del Borneo, Giava, Malaysia Peninsulare, Singapore, Sulawesi e Sumatra, dove cresce solitamente come epifita sugli alberi delle foreste pluviali, ma a volte come litofita in cavità di rocce calcaree riempite di humus, tra 300 e 1600 m di altitudine.

Il nome del genere è la combinazione dei termini greci “paphia”, attributo di Afrodite, e “pédilon” = sandalo, con riferimento alla forma del labello; la specie è dedicata ad Hugh Low (1824-1905), naturalista e amministratore inglese nella Malaysia Peninsulare, che scoprì la specie in Sarawak (Borneo).

Il Paphiopedilum lowii (Lindl.) Stein (1892) è una specie generalmente epifita, cespitosa, alta 30-60 cm, con foglie da ellittiche a lineari, lunghe 20-35 cm e larghe 3-5 cm, alterne, carnose, di colore verde intenso.

Infiorescenza terminale eretta o arcuata, lunga 0,6-1 m, portante 2-7 fiori di 10-15 cm di diametro, che si aprono in successione.

Sepalo dorsale da ovato a ellittico con apice appuntito, di 4-5 cm di lunghezza e 2,5-3 cm di larghezza, superiormente concavo, inferiormente con margini retroflessi, di colore giallo verdastro soffuso e venato di porpora bruno alla base, sepali laterali uniti a formare un unico sepalo (sinsepalo) dietro il labello, giallo verdastro, lungo 4-5 cm e largo 2 cm, petali spatolati inizialmente orizzontali, poi ricadenti e ritorti, di 6-9 cm di lunghezza e 1,5-2 cm di larghezza, di colore giallo verdastro con macchie bruno nerastre e soffuso di porpora all’apice, labello saccato, di 3,5-4 cm di lunghezza, di colore verdastro soffuso di bruno con striature più scure.

Si riproduce per seme, in vitro, e per divisione, alla ripresa vegetativa, con ciascuna sezione provvista di almeno 3-4 cespi.

Poco coltivato reca infiorescenze lunghe anche 1 m, con 2-7 fiori di 10-15 cm di diametro  © Giuseppe Mazza

Poco coltivato reca infiorescenze lunghe anche 1 m, con 2-7 fiori di 10-15 cm di diametro © Giuseppe Mazza


Specie relativamente poco diffusa in coltivazione, nonostante le indubbie caratteristiche ornamentali dei fiori dalla lunga durata, 1-2 mesi, richiede elevata luminosità, anche qualche ora di sole di- retto al mattino, temperature medio alte, con valori diurni invernali di 18-20 °C e minime notturne non inferiori a 12 °C, elevata umidità, 60-70%, ed una buona costante ventilazione.

Il substrato di coltivazione, molto aerato e drenante, può essere costituito da frammenti di corteccia (bark) di media pezzatura, carbone e agriperlite.

Le innaffiature devono essere regolari ed abbondanti in estate, preferibilmente nelle prime ore del giorno in modo da permettere all’acqua di asciugarsi per evitare ristagni all’ascella delle foglie che possono provocare marciumi, più diradate in inverno, ma senza mai fare asciugare completamente il substrato.

Le innaffiature e nebulizzazioni vanno effettuate con acqua piovana, da osmosi inversa o demineralizzata, e le conci- mazioni, durante il periodo vegetativo, con prodotti bilanciati idrosolubili, con microelementi, a ¼ di dose, o meno, di quella consigliata sulla confezione, distribuite e alternate in modo da evitare accumulo di sali alle radici.
Divisioni e rinvasi vanno effettuati alla fine della fioritura, cercando di danneggiare il meno possibile l’apparato radicale.

La specie è iscritta nell’appendice I della CITES (specie a rischio di estinzione per la quale il commercio è ammesso solo in circostanze eccezionali).

Sinonimi: Cypripedium lowii Lindl. (1847); Cypripedium cruciforme Zoll. & Moritzi (1854); Paphiopedilum lowii (Lindl.) Pfitzer (1895); Cordula lowii (Lindl.) Rolfe (1912).

 

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