Piante nazionali monegasche

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Testo © Giuseppe Mazza

 

jpg_Carrubo1.jpgIl Carrubo (Ceratonia siliqua) è l’albero nazionale del Principato di Monaco.

Noto anche come Pane di San Giovanni Battista, Fava di Pitagora, o Fico d’Egitto, è una pianta ben adattata alla macchia mediterranea.

Foglie persistenti e coriacee, per una buona resistenza al sole ed alla siccità, 7-10 m d’altezza al massimo, ed una crescita molto lenta, in armonia col clima e il suolo pietroso e difficile in cui cresce.

Sobrietà, perseveranza e pazienza. Non c’è fretta, visto che un Carrubo può vivere anche 500 anni.

Specie tendenzialmente dioica, si presenta con esemplari maschi, femmina o ermafroditi.

I fiori, ridotti ai minimi termini, mostrano i segni di un antico spogliarello.

In millenni d’evoluzione hanno perso tutti i loro petali, optando per un profumo intenso dolciastro, percepibile a metri di distanza, che attira irresistibilmente le api. Quel che resta dei fiori si presenta oggi addensato in grappoli irsuti.

jpg_Carrubo2.jpgQuelli delle piante maschio mostrano tanti piccoli dischi intrisi di nettare con 5 stami intorno; nelle signore niente antere, ma tante piccole antenne paraboliche per acchiappare il polline; e nelle piante dal sesso incerto le due strutture coabitano allegramente.

Comunque vadano le cose, i piccoli fiori fecondati lasciano il posto a vistose silique piatte lunghe anche 15 cm. Simili ai “ fagioli piattoni “ del mercato, ma più grosse e polpose, insomma un “ maxi baccello “ che fa onore a una specie appartenente come il glicine, la mimosa , le fave, o il tamarindo, alla grande famiglia delle → leguminose.

All’inizio questi strani frutti arcuati sono gialli verdognoli, ma poi si fanno maturando marroni scuro.
Al loro interno una polpa commestibile, carnosa, grassa e zuccherina.

Consumata fresca è assai gradevole, ma ha un’azione leggermente lassativa e diuretica, mentre dopo l’essiccazione rivela proprietà astringenti.

jpg_Carrubo3.jpgMateria prima per decotti, infusioni e gustosi sciroppi. Con la fermentazione si può anche ricavare dell’alcool, mentre i semi forniscono appretti e gomme d’impiego industriale.

La produzione per albero è molto grande. Un esemplare adulto in buona forma fornisce circa 1.300 chili di frutti all’anno.

Così in passato le carrube venivano destinate all’alimentazione del cavalli e del bestiame, per non parlare della concia delle pelli, dato che dalla scorza e dalle foglie si può facilmente estrarre il tannino.

E quando al supermercato, o in farmacia, leggete su un’etichetta E 410, potete star certi che c’è della gomma estratta dai semi di Carrubo.

Dei piccoli semi neri, molto duri, tutti incredibilmente uguali, sempre con lo stesso peso di 200 mg, detti ” carati “.

jpg_Carrubo4.jpgÈ così che è nata nell’antichità l’unità di misura delle pietre preziose dalla parola araba “ Kérat ” che vuole appunto dire Carrubo.

Il fiore nazionale del Principato è invece una splendida → campanula : la Campanula medium .
Alta anche mezzo metro, con fiori di 3-5 cm, cresce spontanea sulle pietraie, le frane ed i pendii cespugliosi intorno a Monaco, e nell’entroterra, fino a 1500 m di quota.

jpg_Campanula1.jpgDi solito presenta in natura una corolla azzurro-violetta, ma non è raro trovare anche esemplari decolorati, quasi bianchi.

Gli appassionati di botanica sono spesso alle prese con decine di campanule indigene, a prima vista simili, e non sempre facili da classificare.

jpg_Campanula2.jpgMa questa la riconoscono subito, perché è l’unica con cinque stimmi. Cinque piccoli riccioli, anziché tre, all’apice dell’organo femminile del fiore.

Una specie che balza all’occhio, dunque, ma che soprattutto è stata notata dai vivaisti.

Come suggeriscono a volte i nomi scientifici, si è portati a credere le piante dei nostri giardini provengano dalla Cina dal Sudamerica o comunque da terre molto lontane. Qui è esattamente il contrario.

Partendo da una specie nostrana, i floricoltori hanno selezionato le forme migliori, con corolle più o meno aperte, ottenendo persino delle sfumature rosate.

Le corolle blu-magenta delle forme selvatiche contengono infatti un po’ di rosso, e se si tolgono tutti gli altri pigmenti, selezionando ripetuti incroci con forme albine, resta un’incredibile tinta rosa.

E così, ormai famosa, la Campanula medium è diventata un ornamento per i giardini di tutto il mondo.