Rosa spinosissima

Famiglia : Rosaceae

Classificazione : Specie


Testo © Prof.sa Franca Bessi

 

Rosa spinosissima L. è una rosa dal vasto areale, spontanea in Europa (anche in Islanda), in Algeria, in Ucraina, nella Siberia occidentale e nello Xinjiang ed è stata introdotta anche negli Stati Uniti e in Nuova Zelanda; la sua presenza si sta rarefacendo in Norvegia. Cresce lungo i litorali e su colline aride in terreni sabbiosi e rocciosi, nelle zone temperate non supera l’altitudine di 2000 m s.l.m.

Linneo nel 1753 (protologo in Sp. Pl. 1: 491) attesta che è ricoperta di aculei, ha i sepali indivisi «Rosa caule petiolisque aculeatis, calicis foliolis indivisis» e che da Caspar Bauhin, in Pinax theatri botanici (1623, p. 483), era stata indicata quale rosa campestre spinosissima dal fiore bianco profumato. Sempre in Pinax troviamo che era conosciuta con diverse denominazioni, tra cui Rosa dunensis (dunensis significa che vive sulle dune) e che era stata rappresentata con il nome di Rosa praecox spinola fl. albo in Hortus Eystettensis, l’importante erbario figurato bavarese del 1613. In precedenza, Gerard nel 1596 l’aveva chiamata Rosa pomifera, the Pimpernel Rose.

Per Carlos Vicioso (1964) Rosa spinosissima L. (s. l.) comprende la subsp. spinosissima e la subsp. myriacantha (DC.) C.Vic. I più noti degli oltre trenta sinonimi di Rosa spinosissima sono Rosa pimpinellifolia L. e Rosa myriacantha DC.; mentre tra i nomi comuni si ricordano Rosa saltica, Rosa di macchia, Scotch Rose, Scots Rose, Burnet Rose, Rose pimprenelle e Rosier d’Ecosse. I falsi frutti sia di Rosa spinosissima sia di Rosa canina L. sono chiamati in Italia anche caccabelli e scarnigi.

Gli epiteti spinosissima e pimpinellifolia rendono evidenti due delle caratteristiche di questa rosa: l’abbondanza di aculei e l’aspetto delle foglioline che ricordano quelle della Pimpinella o Salvastrella. Rosa spinosissima è un arbusto eretto alto fino a 1 m (raramente raggiunge i 2 m) con fusti abbastanza corti anche fittamente ricoperti di piccoli aghi e aculei che possono presentarsi singoli o appaiati, diritti e affusolati o più o meno ricurvi.

Rosa spinosissima

Rosa spinosissima ha petali dal margine variamente conformato e perlopiù di color bianco, questi mantengono a lungo la posizione a conchiglia e conferiscono alla corolla, prima globulare, l’aspetto a coppa. La fioritura contemporanea di più rose, vicine tra loro, crea un effetto molto decorativo che compensa la mancanza di infiorescenze © Giuseppe Mazza

Questo eteromorfismo degli aculei può essere più o meno manifesto A volte la presenza di aculei, aghi e sete da massiva può farsi anche poco abbondante; un fenomeno che si riscontra in alcuni ibridi spontanei dove sono meno presenti le emergenze più piccole.

La variabilità morfologica è giustificata dal vasto areale di questa rosa. I fiori sono generalmente bianchi, ma anche bianchi con l’unghia giallastra, rosati e giallo sulfurei. Di norma le corolle sono portate singole su peduncoli usualmente ispido-ghiandolosi (ma anche nudi), privi di brattee. Gli stili sono più o meno emergenti dal disco e non saldati tra loro. I sepali sono interi con apice acuminato e, ad antesi finita, si raddrizzano rispetto al disco dell’ipanzio e sono persistenti.

I cinorrodi globosi o subglobosi divengono col tempo color viola nerastro o marrone cupo e a maturità rimangono eretti; la loro epidermide scura e lucida, generalmente con rade ma evidenti emergenze, è un segno distintivo della specie.

Le foglie si presentano con un numero variabile di foglioline minute (5-) 7-9 (-11) da orbicolari a oblunghe ovate e glabre con stipole strette e adnate che si allargano bruscamente in orecchiette dilatate e molto divergenti.

Il periodo di fioritura è in maggio-giugno ma secondo le condizioni climatiche può protrarsi in luglio; per la precocità nel fiorire Rosa spinosissima è stata indicata anche come ‘l’araldo’ delle rose.

Rosa spinosissima

Le foglie, glabre, hanno margini ben incisi e un numero variabile di foglioline che è minore sui rami fioriferi; da vecchi gli aculei diritti e affusolati sono di color chiaro, mentre in fase sono rossi. I falsi frutti, di un lucente viola scuro, ben sostenuti dai peduncoli ghiandolosi e ispidi sono coronati dai sepali rialzati © Giuseppe Mazza

Dopo la rusticità e la copiosa fioritura, l’insieme ‘forma delle foglie e cinorrodi brunastri’ è un’altra caratteristica apprezzata quale segno decorativo per il landscape gardening e questa specie, per altro molto variabile nei suoi sottotaxa e negli ibridi spontanei o meno (colore e duplicatura delle corolle), è in coltivazione da prima del 1600.

Rosa spinosissima ha dato origine a numerosi ibridi spontanei, come venne già indicato in Nouvelle Classification des Roses (1891, p. 22) dal grande François Crépin, la voce più autorevole della botanica belga e in particolare del genere Rosa a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. In particolare, sono stati propagati e coltivati gli ibridi che si sono formati sui litorali scozzesi, diversi dei quali ritenuti ibridi naturali; l’insieme di queste rose coltivate è indicato con il nome generico di Scotch Roses o, più propriamente per alcuni, di Scots Roses. La numerosità di queste forme di rosai è dimostrata dal fatto che oggi si ritrovano in letteratura più denominazioni di quante siano le rose in coltura molte delle quali a fiori doppi e variamente colorati. A suo tempo, Joseph Sabine (segretario onorario della Royal Horticultural Society dal 1810 al 1830) propose per le forme doppie di Rosa pimpinellifolia, in base al colore delle corolle, una suddivisione in sette sezioni, enumerando ventisei Double Scotch Roses.

Tra gli ibridi ottocenteschi sono ancora oggi particolarmente apprezzati ‘Harison’s Yellow’ ottenuta da George Harison a New York verso il 1824 e ‘Stanwell Perpetual’ (ante 1821) introdotta e commercializzata in Inghilterra da J. Lee negli anni Trenta del XIX secolo. Quest’ultima rosa, in climi temperati, riesce a donare qualche fiore anche in dicembre e la bellezza delle sue corolle ne fa dimenticare l’aspetto disordinato. Rosa spinosissima è anche entrata nei programmi di ibridazione di Wilhelm Kordes da cui, nel 1942, ottenne ‘Fruhlingsmorgen’.

 

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