Famiglia : Chaetodontidae

Testo © Dr. Giuseppe Mazza

Sphoeroides testudineus è un insolito pesce palla caraibico di taglia modesta rispetto ai grandi Arothron dell’Indopacifico, ma con un migliore olfatto per le vistose narici © www.carlosestape.photoshelter
Visto frontalmente, Sphoeroides testudineus (Linnaeus, 1758) evoca un pesce palla e, dall’alto, una tartaruga corazzata da insolite placche.
Ma basta osservarlo da un’altra angolazione perché cambi completamente aspetto, mostrando grandi chiazze nere su fondo bianco oppure una miriade di puntini mimetici.

Il corpo allungato presenta un disegno mimetico cangiante che richiama il carapace delle tartarughe © www.carlosestape.photoshelter
E comunque il corpo pare troppo allungato per un pesce palla che, quando viene minacciato, non sempre si gonfia trasformandosi in una sfera per non essere afferrato e apparire più grande ai predatori ma, contrariamente al solito, preferisce rifugiarsi spesso sotto la sabbia.
Eppure avrebbe anche altre risorse, perché appartiene ai Tetraodontidae, una famiglia con potenti armi nascoste, come la pelle velenosa, intrisa, al pari del fegato e di altri organi interni, di tetrodotossina, un veleno che blocca la respirazione.

Può cambiare rapidamente aspetto secondo le circostanze per effetto dei cromatofori, con grandi chiazze scure e minuscoli puntini © www.carlosestape.photoshelter.com
Ben lo sanno gli appassionati di fugu, talvolta vittime di cuochi inesperti, e purtroppo anche i cani e i gatti randagi o ritenuti molesti, eliminati con allettanti bocconi preparati da persone senza scrupoli che utilizzano questi pesci.
Il genere Sphoeroides nasce dal greco “sphaira”, palla, sfera, e dal suffisso “-oides”, avente la forma di, per la capacità che il pesce ha di gonfiarsi, ma anche per distinguere tassonomicamente una dozzina di pesci palla dell’Atlantico occidentale dai più noti rappresentanti indopacifici. Il termine specifico testudineus è invece un chiaro riferimento al dorso del pesce, che evoca il carapace di una tartaruga.

Spesso, a differenza dei soliti pesci palla, non si gonfia in caso di pericolo ma si nasconde sotto la sabbia © www.carlosestape.photoshelter
Zoogeografia
Sphoeroides testudineus è presente dal New Jersey al Brasile sud-orientale.
Ecologia-Habitat
Vive generalmente in acque basse, tra 1 e 10 m di profondità, appoggiato ai fondali o mentre si sposta lentamente nei dintorni, con segnalazioni eccezionali fino a circa 50 m.
Tollera notevoli variazioni di salinità, frequentando estuari e persino i tratti inferiori dei fiumi, in acque relativamente fredde rispetto alla sua temperatura preferita di 22,9-28 °C.
Si trova in ambienti costieri riparati, con fondali sabbiosi e fangosi, praterie di fanerogame marine e mangrovieti.
Morfofisiologia
Sphoeroides testudineus raggiunge i 38,8 cm di lunghezza con un peso massimo di 440 g, ma la lunghezza comune si aggira sui 20 cm, meno della metà di quella di specie indopacifiche come, per esempio, Arothron mappa.
La pelle, dura e priva di squame, incorpora gli aculei invisibili presenti sulla maggior parte del corpo.
Il capo è smussato, con gli occhi posti in alto. Come nei camaleonti, essi possono muoversi indipendentemente per sorvegliare contemporaneamente aree diverse senza spostarsi, col rischio di farsi notare.
L’apertura branchiale è ridotta e situata davanti alla pinna pettorale.
Il becco è un vero utensile. Nei Tetraodontidae, infatti, i quattro denti anteriori si sono fusi, come ricorda il nome della famiglia, formando due robuste piastre dentarie, una per mascella, percorse da una sutura centrale.
Possono frantumare con facilità i carapaci dei crostacei, le conchiglie di bivalvi e gasteropodi e le difese dei ricci, nutrendosi poi delle parti molli integrando la dieta, quando capita, con vermi marini.

Gli occhi, posti in alto sul capo, si muovono indipendenti come quelli dei camaleonti per una completa visione dei dintorni senza svelare la posizione del corpo, e i quattro denti anteriori si sono fusi in due robuste piastre: un solido becco per frantumare i carapaci dei crostacei, le conchiglie dei molluschi e le pungenti difese dei ricci di mare © Pauline Walsh Jacobson
È considerato anche un pesce molto intelligente, che impara rapidamente i percorsi per raggiungere le fonti di cibo e, in acquario, riconosce la persona che lo nutre.
Come in tutti i pesci palla, mancano le pinne pelviche. La dorsale e l’anale, poste in posizione arretrata e prive di spine, permettono di avanzare, arretrare e ruotare con movimenti di precisione, mentre la caudale è il potente motore utilizzato per la fuga e gli scatti veloci.
Etologia-Biologia riproduttiva

Sulla riproduzione si sa poco, ma la fecondazione è esterna con uova e larve pelagiche trasportate dalle correnti © www.carlosestape.photoshelter
Le conoscenze sulla riproduzione sono ancora limitate. Non è noto un evidente dimorfismo sessuale e la deposizione delle uova non è stata ancora descritta in dettaglio. La fecondazione è esterna; uova e larve sono pelagiche e vengono trasportate dalle correnti fino agli ambienti costieri, dove i giovani completano lo sviluppo.
Non forma banchi, ma può muoversi in aggregazioni talora consistenti, di difficile interpretazione. Potrebbe trattarsi di raduni riproduttivi, di una struttura sociale occasionale o semplicemente di aggregazioni temporanee stagionali in aree ricche di cibo.

Talvolta forma insolite aggregazioni di difficile interpretazione. Potrebbero essere raduni riproduttivi, strutture sociali occasionali o spostamenti verso aree ricche di cibo © www.carlosestape.photoshelter
La resilienza è bassa, con un tempo minimo per il raddoppio delle popolazioni di 4,5-14 anni, ma la vulnerabilità alla pesca, anch’essa bassa, segna appena 22 su una scala di 100. Considerata anche l’ampia diffusione, Sphoeroides testudineus figura quindi dal 2011 come “LC, Least Concern”, cioè a minima preoccupazione, nella Lista Rossa IUCN delle specie in pericolo.
Sinonimi
Tetraodon testudineus Linnaeus, 1758.
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