Tinca tinca

Famiglia : Cyprinidae

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Testo © DrSc Giuliano Russini – Biologo Zoologo

 

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La Tinca (Tinca tinca ), comune in Europa ed Asia, ha purtroppo una carne dal sapore fangoso © Mazza

La Tinca (Tinca tinca Linnaeus, 1758) pesce osseo d’acqua dolce (Osteichthyes) afferente alla famiglia dei Ciprinidae e all’ordine dei Cypriniformes, costituito da centinaia di specie di pesci essenzialmente dulciacquicoli, è un animale tipico delle acque continentali Europee, in particolare Italiane, presente, con altri congeneri, anche in Asia occidentale.

Sebbene meno importante dell’allevamento delle carpe, anche l’allevamento delle tinche in piscicoltura è abbastanza diffuso. Viene operato soprattutto nelle risaie, dove questo ciprinide, ed i suoi congeneri, si rivelano molto utili nella lotta biologica, distruggendo grandi quantità di larve di insetti patogeni per il riso.

Purtroppo la carne di Tinca tinca e delle specie affini non è molto appetibile, per il suo forte sentore di fango, dovuto, come vedremo, alla modalità di nutrizione che le caratterizza, ma nell’Asia occidentale, dove gli agricoltori ed i coltivatori di riso non hanno gran che da mangiare, finisce regolarmente nei loro piatti.

Zoogeografia

La Tinca (Tinca tinca) è diffusa nei fiumi e negli stagni di gran parte dell’Europa e dell’Asia occidentale. In Italia, la si trova abbondantemente in tutta la Penisola, Sicilia inclusa, notoriamente povera di Ciprinidi (Ciprinidae).
Sembra che sia invece assente in Sardegna.

Habitat-Ecologia

Vive nelle acque calme e stagnanti o a corrente debolissima, dei fiumi, dei laghi e degli stagni. Si rinvengono soprattutto nei fondali melmosi e ricchi di vegetazione, dove l’acqua rimane piuttosto calda e povera d’ossigeno. La loro ecologia alimentare si basa principalmente su piccoli animaletti acquatici (molluschi, crostacei, piccoli pesci, insetti acquatici e larve di insetti) che vivono sprofondati nel fondo melmoso e fangoso. Questi pesci vi immergono il loro muso, smuovendolo per ricavarne l’alimentazione necessaria, e al tempo stesso ne introducono notevoli quantità, donde il loro poco gradevole sapore delle carni.

Morfofisiologia

Le dimensioni della tinca, che, come accennato, è uno dei ciprinidi più comuni nelle acque dolci Europee ed Asiatiche, sono relativamente grandi. La lunghezza totale può superare il mezzo metro, con esemplari di 70 cm.

Una giovane tinca. Da adulta può raggiungere i 70 cm ed i 5-6 kg © Giuseppe Mazza

Una giovane tinca. Da adulta può raggiungere i 70 cm ed i 5-6 kg © Giuseppe Mazza

Il peso, oscilla tra i 5-6 kg. Il corpo è alquanto massiccio, ma non particolarmente alto. Il muso è breve e smussato, ed il peduncolo caudale largo. Sul mento si possono osservare due grossi e tozzi barbigli. Il corpo, è ricoperto da squame molto fini, costantemente protette da un’abbondante secrezione mucosa prodotta da numerose ghiandole sottocutanee. I denti “faringei”, sono clavati e disposti in serie. La pinna dorsale, di forma approssimativamente triangolare e con apice arrotondato, è posta leggermente dietro la prima metà del corpo, verso la coda.

La colorazione della livrea nella Tinca tinca è olivastra, scura sul dorso, più chiara sui fianchi e giallognola sul ventre, come per gli altri congeneri, è priva di riflessi metallici. Le pinne sono olivastro scuro. Esistono però numerose varietà cromatiche di Tinca tinca. Una, non presente nelle acque dolci Italiane, è rosso dorata, più o meno macchiata di nero, tipica delle acque dolci dell’Asia occidentale. In Europa e in Italia, oltre gli esemplari dotati delle colorazione prima descritta, s’incontrano anche individui più chiari, di una livrea interamente giallastra, con pinne largamente tinte di rossastro alla base.

Il dimorfismo sessuale permanente è abbastanza spiccato: i maschi, sono di regola più chiari delle femmine e posseggono pinne pari più ampie. Presentano inoltre un’ossatura più massiccia e il secondo raggio delle pinne ventrali irrobustito è “spiniforme”.

Etologia-Biologia Riproduttiva

La Tinca, come i suoi congeneri, è un pesce molto prolifico. Le femmine depongono infatti numerosissime uova, fino a trecentomila all’anno, che rimangono fissate, alla vegetazione del fondo, per essere fecondate dagli spermi di uno o più maschi. L’indice di vulnerabilità della specie segna attualmente 65 su una scala di 100.

Sinonimi

Cyprinus tinca Linnaeus, 1758; Cyprinus tinca auratus Bloch, 1782; Cyprinus tincaurea Shaw, 1804; Cyprinus zeelt Lacepède, 1803; Tinca chrysitis Fitzinger, 1832; Tinca communis Swainson, 1839; Tinca italica Bonaparte, 1836;
Tinca limosa Koch, 1840; Tinca linnei Malm, 1877; Tinca vulgaris Fleming, 1828.

 

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