Tonna galea

Famiglia : Tonnidae


Testo © Sebastiano Guido

 

Il Dolio (Tonna galea  Linnaeus, 1758) appartiene alla classe dei Gastropoda, molluschi il cui nome sta a indicare che la posizione dei visceri (gastèr = stomaco) è al di sopra dell’apparato lo-comotore (podòs = piede), all’ordine dei Littorinimorpha e alla famiglia dei Tonnidae il cui genere Tonna raggruppa conchiglie leggere dall’aspetto panciuto.

Il nome del genere è di derivazione germanica o celtica: “tunnō”  e “tunel”, indicavano rispettivamente, in questi antichi linguaggi, la botte o il piccolo barile, cui la pingue conchiglia può rassomigliare. Anche la specie galea non fa che confermare questa caratteristica, paragonando l’esoscheletro del gasteropode al tondo elmo di cuoio degli antichi romani.

Anche nella lingua italiana la voce Doglio o Dolio associa l’aspetto del guscio a un grosso orcio di creta usato nell’antichità.

Zoogeografia

Il mollusco vive nei fondali sabbiosi dell’Oceano Atlantico e del Mediterraneo. In quest’ultimo è presente, con popolazioni che vanno sempre più rarefacendosi quasi ovunque, mentre nell’Atlantico la sua presenza è segnalata in zona caraibica, intorno alle Canarie, Madera e Capo Verde e, a macchia di leopardo, sulla costa africana occidentale, dal Marocco all’Angola.

Ecologia-habitat

Il Dolio predilige i fondali morbidi, sabbiosi e fangosi, spogli o colonizzati da fanerogame marine, dentro i quali è normalmente infossato durante il giorno. La sua presenza, nelle ore diurne, è a volte denunciata da una gobba che sporge dal substrato, dal quale il mollusco emerge, col favore delle tenebre, per dedicarsi alla caccia. Le profondità dove è maggiormente possibile rinvenirlo variano tra i 20 ed i 120 metri, anche se nella batimetrica inferiore è sempre meno presente a causa delle catture dell’uomo.

Tonna galea, Tonnidae, Dolio,

Presente nel Mediterraneo e varie località dell’Atlantico, la Tonna galea è un gasteropode carnivoro che si muove su fondali morbidi, sabbiosi e fangosi, fra 20-120 m di profondità. Il piede è biancastro con macchie o striature scure. Per scoraggiare gli aggressori Il corpo, privo d’opercolo, può gonfiarsi fino a 50 cm di lunghezza su una larghezza di 30. Il sifone, dotato d’organi olfattivi, visibile sopra i tentacoli, porta l’acqua alle branchie e localizza la presenza di prede o di un partner © Sebastiano Guido

Morfofisiologia

La panciuta conchiglia è molto larga e fa onore ai vari appellativi con cui viene designata dalle popolazioni rivierasche.

Alla notevole dimensione del guscio, che in taluni esemplari riesce a superare i 25 centimetri di altezza, non corrisponde un adeguato spessore della conchiglia che, pur rinforzata da un profilo a costolature, risulta abbastanza fragile. La parte posteriore dell’esoscheletro, che mostra con evidenza l’accrescimento logaritmico delle spire, ha una sporgenza molto limitata o addirittura inesistente in alcuni esemplari. L’apertura anteriore è ampia, tendente all’ovale, mentre tutto il guscio è percorso da ondulazioni alternate, quasi parallele tra loro, che lo scolpiscono longitudinalmente con solchi e creste da colonna dorica. Il colore dell’armatura varia dal bianco sporco al bruno rossiccio, e dà maggiore evidenza alla struttura della conchiglia, poiché le incisioni sono generalmente più chiare.

La massa carnosa ha una tinta biancastra, da cui emerge una galassia di macchioline e strisce sfrangiate di colore nero o bruno scuro, disposte irregolarmente. Il corpo è privo di opercolo e può aumentare considerevolmente il proprio volume (fino a 50 cm di lunghezza per 30 di larghezza) assorbendo acqua, al fine di spaventare eventuali aggressori.

La sproporzione tra il mollusco e il suo guscio è talmente marcata da lasciare incredula la maggioranza degli osservatori, circa la possibilità del gasteropode di ritirarsi nella sua conchiglia. La parte più voluminosa della massa corporea è il robusto piede, dall’ampia suola, su cui il mollusco striscia percorrendo il fondale. Sopra di esso il sacco viscerale penetra, avvolto a spirale, nella conchiglia.

Dalla zona anteriore del capo sporgono due sottili tentacoli tattili che recano alla base gli occhi.  Sopra ai tentacoli si nota un vistoso sifone molto mobile dotato d’organi olfattivi e sotto c’è la bocca, a mo’ di proboscide, dall’ampia capacità dilatatoria. Ingloba, trascinandole al suo interno, anche prede di grossa taglia, grandi quasi come il mollusco, forse immobilizzate e uccise dai succhi acidi provenienti da alcune ghiandole dell’intestino, che assimila poi con una lenta aspirazione.

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L’elegante conchiglia, panciuta e larga ma poco spessa e relativamente fragile, può superare i 25 cm d’altezza. Il collezionismo e la gustosa carne del mollusco contribuiscono, in barba alle leggi, alla drastica riduzione di presenze. Anche per questa specie il predatore principale è ancora una volta l’uomo © Giuseppe Mazza

Etologia-biologia riproduttiva

La fine dell’estate segna anche l’inizio del periodo riproduttivo della Tonna galea, durante il quale l’animale, spostandosi nottetempo sul fondo, depone un sottile nastro di uova di un delicato colore rosato.

A differenza di numerosi altri molluschi che procedono circolarmente mentre emettono le uova, costruendo così delle strisce concentriche, il Dolio procede in linea retta o quasi; ne consegue un festone diritto leggermente ondulato la cui larghezza varia dalle 30 alle 50 uova; può misurare all’incirca 20 o 30 centimetri, con una lunghezza che spesso raggiunge il metro. Ne consegue che la deposizione riesce a contenere dalle 4000 alle 8000 uova, tenute insieme da un muco biancastro che probabilmente ha proprietà antisettiche, repellenti per i possibili predatori e, forse, nutritive per la futura progenie.

Le uova si schiuderanno in poco più di 30 giorni, dando alla luce delle larve che vagheranno nel plancton per 6/8 mesi. Dopo questo periodo, i sopravvissuti si poseranno sul fondale iniziando la loro vita da giovani gasteropodi. In questa nuova esistenza le loro abitudini saranno prettamente notturne. Col favore delle tenebre usciranno dai substrati che li hanno protetti durante il giorno per catturare le loro prede abituali: oloturie e bivalvi. In misura minore verranno predati anche altri echinodermi come stelle o ricci di sabbia, piccoli gasteropodi, crostacei e persino pesci addormentati sul fondale.

Arma principale di difesa e offesa è una saliva contenente gli acidi solforico ed aspartico, utilizzati per uccidere le prede o per forarne le conchiglie. Come per buona parte degli animali, il nemico più acerrimo del Dolio è l’uomo, che lo preleva dai fondali per consumarne le carni, di sapore gustoso, e impadronirsi della conchiglia, ambita dai collezionisti. Nonostante la protezione accordatagli dalla convenzione di Berna per la conservazione degli habitat naturali europei e dei loro abitanti non è raro trovarlo ancora in molti mercati, mentre è sempre meno reperibile in natura.

Sinonimi

Buccinum galea  Linnaeus, 1758; Buccinum olearium  Linnaeus, 1758; Tonna olearium Linnaeus, 1758; Cadium galea  Linnaeus, 1758; Cadus galea Linnaeus, 1758; Dolium galea  Linnaeus, 1758; Dolium tenue  Menke, 1830; Dolium antillarum  Mőrch, 1877; Dolium epidermata De Gregorio, 1884; Dolium tardina  De Gregorio, 1884; Dolium galeatum  Locard, 1886; Dolium modjokasriense  Martin, 1899.

 

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