Xanthichthys mento

Famiglia : Balistidae

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Testo © Giuseppe Mazza

 

Xanthichthys mento

Xanthichthys mento è un variopinto Balistide del Pacifico occidentale. Lungo anche 30 cm, vive lungo le pareti dei reef fra 6 e 130 m di profondità © Keoki Stender

Xanthichthys mento (Jordan & Gilbert 1882), noto come Pesce balestra dalla coda rossa o Pesce balestra a tratteggio incrociato, appartiene alla classe degli Actinopterygii, i pesci con le pinne raggiate, all’ordine dei Tetraodontiformes, ed alla famiglia dei Balistidae che conta 12 generi e 43 specie.

Noti come pesci balestra o pesci grilletto, sono spesso presenti negli acquari pubblici per le loro fantasiose livree. Specie come Balistoides conspicillum, Balistes vetula o Odonus niger, accomunate dalla particolarità anatomica della prima pinna dorsale, il così detto “grilletto”, formato da tre raggi spinosi difensivi, ripiegabili a riposo in un apposito alloggiamento.

Il primo raggio, lungo e robusto, può essere saldamente bloccato, di scatto, alla verticale, incastrandosi in un intaglio del secondo, e solo col movimento volontario del terzo può essere ripiegato sul dorso. Così, anche se il pesce muore ingoiato da un predatore, lo stiletto resterà armato a lungo nel suo stomaco, provocando dolorose ulcere difficili da scordare.

Xanthichthys mento

La prima pinna dorsale, qui ben visibile in rosso, è il “grilletto” tipico della famiglia, bloccabile verticalmente come arma di difesa © Keoki Stender

Inoltre, questo meccanismo serve ai Balistidi per dormire tranquilli nella tana: basta sceglierne una dall’ingresso particolarmente basso, dove si entra solo a “grilletto” abbassato, e poi, armandolo durante il sonno, sono certi di non essere trascinati fuori dalle correnti.

A parte il Balistes capriscus del Mediterraneo e dell’Atlantico adiacente, che incoraggiato dalla Corrente del Golfo ha raggiunto le coste inglesi, con le minime termiche sopportate da questa famiglia, i Balistidi sono tutti pesci tropicali frequenti oltre che nell’Atlantico, nell’Oceano Indiano e nel Pacifico.

Il nome del genere Xanthichthys nasce dal greco “ξανθός” (xanthos), che vuole dire giallo carico ma anche rosso, e da “ἰχθύς” (ichthys), pesce, colori ben presenti in questa specie, mentre il genere mento ricorda, dal latino “mentus”, che il mento di questo pesce è molto lungo e sporge, insolitamente, oltre la bocca.

Xanthichthys mento

È noto come Pesce balestra dalla coda rossa o Pesce balestra a tratteggio incrociato per il disegno a rombi formato dal bordo scuro delle squame © Keoki Stender

Zoogeografia

Xanthichthys mento vive nel Pacifico occidentale. A titolo indicativo, andando verso Est, lo troviamo dal sud del Giappone e le isole Ryūkyū, alle Isole Ogasawara, nell’atollo di Wake, e poi alle isole Fiji, le Hawaii, l’Isola di Cook, la Polinesia francese, le isole Pitcairn, l’Isola di Pasqua e il Cile, mentre più a Nord raggiunge le Galapagos, le Isole Cocos, la Colombia, il Messico e la California.

Ecologia-Habitat

Xanthichthys mento è una specie bentopelagica che nuota in branchi nelle formazioni madreporiche fra 6 e 130 m di profondità, dove le correnti trascinano fiumi di zooplancton.

Morfofisiologia

Non supera i 30 cm di lunghezza. Il corpo è piatto, romboidale, protetto come in tutti i pesci balestra da un rivestimento di squame ossee.

Xanthichthys mento

Spettacolare trio di maschi. Il primo, intimorito, ha già alzato il “grilletto”, normalmente ripiegato in un apposito alloggiamento dorsale © Paddy Ryan

Il capo, enorme, occupa circa 1/5 della lunghezza del pesce. Gli occhi, posti in alto, possono muoversi, come i camaleonti, in maniera indipendente. La bocca è piccola con labbra sottili. Oltre a 6 denti faringei con funzione triturante, sono presenti i 4 incisivi tipici dei Tetraodontiformes, anche se poi qui non devono spezzare madrepore e conchiglie come fanno gli altri Balistidi, perché il Pesce balestra dalla coda rossa si nutre solo di zooplancton, idroidi e meduse.

Il dorso reca due pinne. La prima è il famoso “grilletto” erettile formato da 3 raggi spinosi, e la seconda, con 29-32 raggi molli, è posta alla stessa altezza dell’anale che conta 26-29 raggi inermi.

Le pettorali hanno 13-15 raggi, mentre le pelviche si sono fuse in una robusta protuberanza che questi pesci spiegano verso il basso per sembrare più grandi agli occhi degli importuni e per ancorarsi, insieme al grilletto, negli anfratti madreporici, offrendo così ai predatori, che vorrebbero estrarli, solo una scoraggiante pelle coriacea e spinosa.

Xanthichthys mento

I maschi, territoriali nel periodo riproduttivo, proteggono con la femmina il nido scavato per la riproduzione nella sabbia con potenti getti d’acqua dalla bocca © Paddy Ryan

La locomozione normale è affidata principalmente alle ondulazioni sinusoidali della pinna dorsale e dell’anale, che permettono al pesce di muoversi con precisione avanti e indietro, mentre la grande pinna caudale, a trapezio, entra in gioco solo per gli spostamenti veloci.

La livrea mostra un forte dimorfismo sessuale.

Nei maschi il colore del corpo è giallo o arancio, sfumante al verde oliva verso il dorso. I bordi delle squame, scuri, vi disegnano un raffinato tratteggio incrociato a rombi con al centro un puntino turchese. Il capo, più scuro e tendente al blu verdastro, presenta eleganti linee longitudinali turchesi.

Le pinne molli anali e dorsali sono bluastre col bordo giallo, mentre il grilletto è rosso: un chiaro promemoria ammonitore agli aggressori, come il fiammeggiante bordo esterno della pinna caudale, enfatizzato da un bordo turchese che precede la parte centrale rosso magenta.

Xanthichthys mento

On reconnaît tout de suite les femelles du Baliste à queue rouge car leur nageoire caudale n’est pas rouge, et montre sur les côtés un bord jaune brillant. On observe ici, au niveau du ventre, les restes des nageoires pelviennes qui ont fusionné pour former une forte protubérance. En la dirigeant vers le bas Xanthichthys mento semblent plus grand aux yeux des prédateurs et elle leur sert de même que la “gâchette” à s’ancrer dans les anfractuosités des madrépores © Keoki Stender

La livrea delle femmine è più sobria. Mantengono il reticolo ed i tratti turchesi sul capo, ma il colore di fondo del corpo ha perso il giallo e si presenta marrone-verdastro. Il bordo della seconda pinna dorsale e dell’anale tendono al marrone rossastro scuro, mentre il grilletto ammonitore mantiene il solito colore rosso fiamma. La pinna caudale, poi, balza subito all’occhio, perché il rosso è sparito ed il bordo è giallo brillante.

Etologia-Biologia Riproduttiva

Nel periodo riproduttivo i maschi controllano un piccolo territorio dove, come d’uso fra i pesci balestra, viene scavato, con getti d’acqua dalla bocca, un piccolo nido nella sabbia per deporre e fecondare le uova. Entrambi i genitori montano la guardia scacciando gli intrusi, ma solo la femmina si prende cura delle uova ventilandole e ripulendole, se necessario, fino alla schiusa.

Xanthichthys mento

Un’altra femmina dal colore di fondo verdastro. Resta il reticolo con i tratti turchesi sul capo, e l’unica nota rossa è il promemoria ammonitore del “grilletto” © Keoki Stender

Benché richiesto dai ricchi acquariofili disposti a pagare anche 1.000 € pur d’averlo in casa, Xanthichthys mento non è un pesce minacciato dal triste mercato dei pesci del reef. Anzitutto non facile da catturare quando scende in acque profonde in mezzo a forti correnti, e poi può vivere solo in grandi vasche con un’alimentazione adeguata. Si comincia in genere con larve di Artemia salina e krill surgelato, ma anche se si riesce poi ad abituarlo ad alimenti sostitutivi è un pesce che mangia e inquina molto e l’acqua della vasca dev’essere periodicamente rinnovata.

Non è pescato a fini alimentari, e considerata anche la vasta diffusione, non è oggi una specie a rischio. La resilienza (2021) è buona con un possibile raddoppio della popolazione in meno di 15 mesi, e l’indice di vulnerabilità, moderatamente basso, è a 31 su una scala di 100.

Sinonimi

Balistes mento Jordan & Gilbert, 1882; Xanthichthys gotonis Tanaka, 1918; Xanthichthys purus Tanaka, 1918; Xanthichthys surcatus de Buen, 1963.

 

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