Borassus aethiopum

Famiglia : Arecaceae


Testo © Pietro Puccio

 

La specie è originaria dell’Africa tropicale: Benin, Burkina Faso, Camerun, Ciad, Comore, Congo, Costa d’Avorio, Etiopia, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea-Bissau, Isole del Golfo di Guinea, Kenya, Madagascar, Malawi, Mali, Mozambico, Niger, Nigeria, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Senegal, Sudafrica (Limpopo), Sudan, Tanzania, Togo, Uganda, Zambia e Zimbabwe.

Il nome del genere deriva dal greco “βόρασσος” (bόrassos), termine con cui Dioscoride indica la spata in cui è racchiusa l’infiorescenza della Phoenix dactylifera; il nome della specie è l’aggettivo latino “aethiopus, a, um” = dell’Etiopia, con riferimento ad uno dei luoghi di origine.

Nomi comuni: African fan palm, African palmyra palm, black-rum palm, borassus palm, deleb palm, elephant palm, ron palm, toddy palm (inglese); daleib, deleib (arabo); agbon, ago, agontin, kolaka, ronn, rônier (Benin); koaga (Burkina Faso); babalda, kolongo (Camerun); gbokoso, kom (Repubblica Centrafricana); ba dia madibu (Congo); ago, agogo, wirdso (Ghana); cebe, kanke (Guinea); buane, cibe, n’bene, opane, umbena (Guinea-Bissau); edukut, mnazi, mugumo, nazi, ngolokolo (Kenya); dimaka (Madagascar); sébé (Mali); agbon, agbon odan, dubbi, egba, kemeletu, nsongo, ubiri (Nigeria); njol, ronn (Senegal); mvumo (swahili); mchapa, mhama mpama, mvumo, vumo (Tanzania); dukukankpatu (Togo); edukut, itu, katungo, makoga, musheti, tugu (Uganda).

Il Borassus aethiopum Mart. (1838) è una specie dioica solitaria, imponente, con fusti cilindrici, di 12-25 m di altezza e 40-50 cm di diametro, dilatati alla base e nei vecchi esemplari anche nella metà superiore, fino a 70-80 cm di diametro, ricoperti dalle basi fogliari intrecciate, tranne nella parte più vecchia, grigiastra, rugosa, segnata dalle cicatrici fogliari distanziate di 5-6 cm.

Borassus aethiopum, Arecaceae

Originario delle foreste aperte e delle savane dell’Africa tropicale, il Borassus aethiopum è una palma solitaria, imponente, che raggiunge i 25 m. Varie parti della pianta sono commestibili. Proprietà medicinali © Giuseppe Mazza

Foglie costapalmate, orbicolari, lunghe e larghe 3-3,8 m, divise in 50-70 segmenti rigidi lanceolati, con apice appena bifido, uniti alla base per circa metà della loro lunghezza, di colore verde bluastro. Picciolo, lungo 1,2-1,8 m, irregolarmente provvisto ai margini di denti neri di forma e dimensione variabili, con una larga spaccatura triangolare alla base. Infiorescenze tra le foglie (interfogliari), pendenti, quelle maschili, su un corto peduncolo, lunghe 0,8-1,8 m, con ramificazioni di secondo ordine e rachille cilindriche ricoperte da brattee disposte a spirale, imbricate, unite alla base a formare una sacca contenente ciascuna fino a 30 fiori, che fuoriescono singolarmente in successione, con 3 sepali uniti alla base, corolla tubolare trilobata e 6 stami. Infiorescenze femminili non ramificate su un corto peduncolo, lunghe 1,2-2,2 m, ricoperte da brattee concave contenenti un singolo fiore sessile, di 2-3 cm di diametro, con 3 sepali e 3 petali liberi imbricati, 6 staminoidi e gineceo globoso tricarpellare. Frutti globosi di colore giallo arancio tendente al bruno, di 10-16 cm di lunghezza, 8-12 cm di diametro e circa 2 kg di peso, con polpa fibrosa colore arancio, edule, contenenti 1-3 semi bilobati.

Si riproduce per seme, che ha una limitata durata di germinabilità, generalmente posto direttamente a dimora, dato che l’ipocotile che si sviluppa dal seme, ed alla cui estremità vi è l’embrione che darà origine alla pianta, può spingersi fino a 1 m di profondità. Il seme va posto in pieno sole in terreni profondi e drenanti, la prima foglia, nelle migliori condizioni di coltivazione, inizierà ad emergere dopo 7-8 mesi. In alternativa, se non è possibile mettere il seme direttamente a dimora, possono essere utilizzati vasi profondi, prestando molta attenzione nella successiva fase di trapianto in piena terra.

Specie ampiamente diffusa nelle foreste aperte e savane dell’Africa tropicale, dal livello del mare fino a circa 1200 m di altitudine, ma poco coltivata altrove, probabilmente per la lentezza di crescita e le dimensioni imponenti che può raggiungere, adatte solo per ampi spazi. Coltivabile nelle zone a clima tropicale, subtropicale e solo marginalmente in quelle temperato calde più miti, dove temperature appena inferiori a 0 °C sono eccezioni di brevissima durata. Non è particolarmente esigente riguardo al suolo, anche povero, da leggermente acido a leggermente alcalino, purché drenante, resiste agli incendi e da adulta a periodi di siccità.

La polpa dei frutti, dal penetrante odore di trementina, viene consumata localmente sia cruda che cotta, come pure l’albume dei semi immaturi, dal gradevole sapore, e l’ipocotile, ricco di amido, ottenuto facendo germinare i semi in fosse predisposte allo scopo. Dalla linfa, raccolta incidendo l’apice della palma, si ricava zucchero e una bevanda rinfrescante, che fermentata fornisce un liquore molto apprezzato, pratica che comporta la morte della pianta ed ha causato una drastica diminuzione della sua presenza in alcune aree. I fusti, resistenti agli insetti xilofagi, sono utilizzati nelle costruzioni, i piccioli per recinzioni, le foglie per coperture e pareti delle abitazioni rurali e le fibre, ricavate da quelle ancora racchiuse, per fabbricare sacche, stuoie, reti da pesca, scope ed altri oggetti di uso comune. Varie parti della pianta sono utilizzate nella medicina tradizionale delle varie popolazioni per diverse patologie.

Sinonimi: Borassus flabellifer var. aethiopum (Mart.) Warb. (1895); Borassus sambiranensis Jum. & H.Perrier (1913). Borassus aethiopum var. bagamojense Becc. (1914); Borassus aethiopum var. senegalense Becc. (1914); Borassus deleb Becc. (1914).

 

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