Bothus mancus

Famiglia : Bothidae

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Testo © Giuseppe Mazza

 

Bothus mancus, Bothidae, Passera fiorita, Passera pavone

Il Bothus mancus ha incredibili macchie mimetiche simili a fiori. La diffusione è vastissima in tutto l’Indo-Pacifico tropicale, ma è assente nel Mar Rosso © Keoki Stender

Il Bothus mancus (Broussonet, 1782), noto come Passera fiorita o Passera pavone per i fantasiosi e variopinti disegni sul lato che non poggia sul fondale, appartiene alla classe degli Actinopterygii, i pesci a pinne raggiate, all’ordine dei Pleuronectiformes, ricco d’oltre 800 specie, spesso importanti per l’alimentazione umana come la Platessa (Pleuronectes platessa) da cui prende il nome, ed alla famiglia dei Bothidae. Questo gruppo, diffuso nelle acque tropicali e temperate di tutti gli oceani, conta oggi 20 generi ed oltre 164 specie fra cui l’analogo Rombo di rena (Bothus podas) del Mediterraneo, di dimensioni più modeste.

Il nome del genere Bothus, stando a Rafinesque (1810) che lo ha creato, è quello che a suo avviso Aristotele dava a questo gruppo di pesci, ed a partire dal 1200, si trovano in varie lingue le radici “bot, both, bott” per indicare dei pesci piatti. Questo nome potrebbe anche derivare dal greco “βου” (Boù), un rafforzativo del termine che segue, e “Θεο” (theo)  =  correre, perché si spostano generalmente sul fondo, senza nuotare, strisciando con movimenti rapidi delle pinne, oppure si potrebbe semplicemente voler dire, in senso lato, che è un forte nuotatore, per le sorprendenti accelerazioni di cui è capace quando si muove nuotando.

Il nome specifico mancus significa in latino monco, storpio, per l’occhio destro che, con la crescita del pesce, si sposta sul lato sinistro, storpiandolo e obbligandolo a nuotare su un lato.

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Nuota sul fianco, col movimento ondulatorio delle pinne dorsali e ventrali. I maschi adulti recano sul lato pigmentato una vistosa pinna pettorale dai lunghi filamenti © Giuseppe Mazza

Zoogeografia

Il Bothus mancus ha una distribuzione vastissima nelle acque tropicali dell’Indo-Pacifico. Manca solo nell’Atlantico e stranamente nel Mar Rosso. A titolo indicativo, partendo dal Sud Africa, lo troviamo in India, Indonesia e Filippine fino alle coste meridionali del Giappone. Verso Sud arriva a Lord Howe e a levante procede fino alle Hawaii, il Messico, le Isole Cocos e il Cile.

Ecologia-Habitat

È un pesce tipico dei reef che vive fra 3 e 150 m di profondità. Si muove sopra alle madrepore e su fondali sabbiosi o ghiaiosi, dove scompare, quando si posa, imitandoli alla perfezione, e non è raro trovarlo insabbiato, mentre riposa o tende agguati, con quegli occhi che sporgono dal fondale come telescopi.

Morfofisiologia

La Passera fiorita può superare i 50 cm di lunghezza con un peso di 1,8 kg.

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Particolare del capo. La bocca è grande, per ingoiare pesci e crostacei a tradimento. Gli occhi, sollevati rispetto al corpo, si muovono indipendenti © Keoki Stender

Gli occhi, sollevati rispetto al corpo, si muovono indipendenti, permettendo al pesce di guardare contemporaneamente su più lati. Sono loro a pilotare i cromatofori per cambiamenti quasi istantanei dei disegni e dei colori, tant’è che se sono mancanti o coperti di sabbia il pesce non può interagire e rimane uniformemente scuro, per mancanza d’informazioni, come lo schermo di un computer spento. La bocca, con minuscoli denti su entrambe le mascelle, è grande per ingoiare prede a tradimento.

I maschi recano delle piccole spine sul margine anteriore dell’occhio superiore ma si distinguono principalmente per la pinna pettorale superiore, con 10-13 raggi molli, molto più lunghi di quelli delle compagne, con vistosi filamenti. La pinna dorsale ha 96-104 raggi molli e l’anale 74-81, mentre le pelviche si accontentano di 6 raggi inermi. Il nuoto è affidato soprattutto alla coda e ai movimenti ondulatori delle pinne dorsali e ventrali.

La forma del corpo è ellittica, più tondeggiante nei giovani. La parte che tocca il suolo è bianca giallastra e la livrea del lato visibile, marrone scuro in mancanza d’ordini, è costellata da piccole macchie e fantasiosi disegni dal contorno blu, simili a margherite. Si notano spesso due grandi macchie scure: la prima dove la linea laterale disegna un gomito prima del rettilineo finale, e la seconda a metà di quest’ultimo. Meno marcata è una terza macchia più piccola sulla prima parte del peduncolo caudale.

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Si direbbe un fossile, ma è un esemplare ben mimetizzato su una roccia. I cambiamenti di colore e disegno, pilotati a vista, sono quasi istantanei © Keoki Stender

Etologia-Biologia Riproduttiva

Il Bothus mancus è un predatore principalmente notturno. Caccia d’agguato i piccoli pesci che gli nuotano accanto, ma anche gamberetti e granchi.

Si riproduce, secondo le località, fra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera. La pinna pettorale allungata del maschio seduce la femmina che può deporre 2-3 milioni di uova. Sono galleggianti, per la presenza di una gocciolina oleosa, e appena fecondate salgono in superficie per essere trascinate lontano dalle correnti. Nella seconda settimana la gocciolina si è sciolta e affondano per schiudere verso il quindicesimo giorno. Le larve vagheranno poi, ancora in superficie, per 4-6 mesi, il tempo necessario per crescita dei pesciolini e la migrazione dell’occhio.

Anche se qualche giovane esemplare finisce in acquario per la splendida e sorprendente livrea, è una specie localmente pescata per l’alimentazione umana. La resilienza è modesta, visto che occorrono da 4,5 a 14 anni per raddoppiare le popolazioni decimate dagli eventi, ma la diffusione della specie è vastissima. Ne deriva un indice di vulnerabilità moderato che segna attualmente 41 su una scala di 100.

Sinonimi

Pleuronectes mancus Broussonet, 1782; Platophrys mancus (Broussonet, 1782); Rhombus macropterus Quoy & Gaimard, 1824; Pleuronectes barffi Curtiss, 1944.

 

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