Caryota no

Famiglia : Arecaceae


Testo © Alessandro Marini

 

Caryota no, Arecaceae

Caryota no è una specie monoica, endemica del Borneo, nativa delle umide foreste montane. Può superare facilmente i 20 m d’altezza con un fusto largo 80 cm e compie il suo ciclo vitale in 15 anni circa. Il processo di fruttificazione dura da 2 a 3 anni e la pianta muore quando i frutti dell’ultima infiorescenza in basso sono maturi © G. Mazza

Caryota no Becc. è una palma monoica endemica dell’isola del Borneo e presente nelle foreste umide montane. È monocarpica e compie un ciclo vitale in circa 15 anni, morendo dopo la fioritura e la fruttificazione.

Il nome del genere Caryota deriva dal greco “karyótis”, termine utilizzato da Dioscoride per definire il dattero, frutto della palma. Il nome della specie no, deriva dall’appellativo dato alla pianta in lingua malese “cajù nó”.

Il fusto è solitario, eretto, grigio-marrone, massiccio e molto alto. Può infatti superare i 20 m con diametro fino ad 80 cm. Il fusto è segnato da anelli in rilievo, cicatrici delle basi fogliari cadute. Alla base del fusto possono fuoriuscire radici aeree che contribuiscono alla stabilizzazione della pianta. Il fusto è molto spugnoso, ma durissimo, impegnativo da rimuovere una volta che la palma ha compiuto il suo ciclo vitale.

I piccioli sono lunghi fino a 1 m, spessi e duri, di colore grigio-verde, coperti di scaglie scure e presentano fibre nere alla base. Il picciolo continua in una guaina che avvolge il tronco, anch’essa spessa e dura, quasi legnosa, di colore grigio-marrone. La corona fogliare è di grandi dimensioni, potendo superare i 10 m. Le foglie sono bipinnate, lunghe fino a 5 m e larghe fino a 3 m, e hanno forma triangolare, larghe alla base e strette verso l’apice.

Caryota no, Arecaceae

I frutti dapprima verdi, poi gialli e infine neri o porpora a maturazione, contengono uno o due semi di circa 2 cm di diametro. L’endosperma è tossico perché ricco d’ossalato di calcio ed è bene evitare di toccarlo © Giuseppe Mazza

Le pinne primarie sono circa 20 per lato del rachide, opposte, lunghe fino a 1,5 m, ricadenti nella parte apicale. Le pinne secondarie sono lunghe fino a 30 cm e large 15 cm. Sono coriacee di forma triangolare, verde chiaro, con bordi strappati, simili alle pinne caudali dei pesci, da cui il nome comune “Borneo fishtail palm” o “Giant fishtail palm”.

Le infiorescenze emergono dalle basi fogliari, partendo progressivamente dalle foglie più alte fino a quelle più basse e contemporaneamente lo sviluppo della pianta rallenta fino a fermarsi. Le infiorescenze sono sostenute da uno spesso peduncolo legnoso e sono molto ramificate, presentando fino a 180 rami pendenti, lunghi fino a 2 m.

I fiori sono gialli, disposti in triadi formate da un fiore femminile e due maschili.

I frutti sono dapprima verdi, poi gialli e neri o porpora a maturazione, rotondeggianti, larghi fino a 2,5 cm, e contengono uno o due semi marroni scuro, lucidi, tondi con diametro di circa 2 cm.

Il processo di fruttificazione dura da 2 a 3 anni e la pianta muore quando i frutti dell’ultima infiorescenza in basso sono maturi.

I frutti hanno l’endosperma tossico perché contengono ossalato di calcio e occorre fare molta attenzione nel toccarli. Sono in corso diversi studi per verificare l’azione antiossidante dell’estratto dei semi di Caryota no.

L’aspetto di Caryota no è moto simile a quello di Caryota obtusa, originaria di Cina, India, Laos e Tailandia, ma abbastanza diverso da quello delle altre specie del genere, come Caryota urens. Sia in Caryota no che in Caryota obtusa il tronco è massiccio e la foglia è imponente, larga e piatta, ma le dimensioni di Caryota obtusa sono maggiori di quelle Caryota no, in tutte le sue parti.

Questa bellissima specie è molto coltivata nella fascia subtropicale calda, ma è molto sensibile agli abbassamenti di temperatura e non sopravvive in zone dove avvengono anche leggere gelate. In effetti è la specie più sensibile al freddo tra le altre grandi Caryota e nelle zone mediterranee con minime che scendono sotto i 5 °C tende a rallentare la crescita se non a languire.

Date le dimensioni, non è specie coltivabile in piccoli giardini, anche per le problematiche connesse con la rimozione delle grandi foglie una volta seccate e delle piante morte. Caryota no preferisce i suoli umidi, ricchi di humus, ben drenati. Gli esemplari giovani preferiscono le posizioni ombreggiate, mentre quelli adulti prediligono l’esposizione al sole diretto. Non sopporta i venti forti che possono facilmente abbattere le grandi piante. Occorre tenere conto di questo aspetto quando si progetta di piantarle in zone particolarmente esposte ai venti.

Le popolazioni indigene del Borneo mangiano il midollo dell’apice vegetativo, il cosiddetto “cuore di palma”. I piccioli vengono utilizzati per fabbricare le lenze da pesca e le fibre sono intrecciate in cestini. Il fusto estremamente duro viene utilizzato nelle costruzioni delle case. La specie è classificata “Least Concern”, specie a rischio minimo, dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN).

Sinonimi: Caryota rumphiana var. borneensis Becc.

 

→ Per apprezzare la biodiversità all’interno della famiglia delle ARECACEAE e trovare altre specie, cliccare qui.

error: Content is protected !!