Caryota obtusa

Famiglia : Arecaceae


Testo © Pietro Puccio

 

Caryota obtusa, Arecaceae

Nativa delle montagne della Cina, India, Laos, Myanmar e Tailandia, la Caryota obtusa raggiunge i 15 m d’altezza con foglie enormi, di grande effetto. Purtroppo fiorisce una sola volta e poi muore ad appena 15-20 anni d’età © Giuseppe Mazza

La specie è originaria della Cina (Yunnan), India (Arunachal Pradesh, Assam e Manipur), Laos, Myanmar e Thailandia, dove cresce ai margini delle foreste umide montane tra 1200 e 1800 m di altitudine.

Il nome del genere è il sostantivo latino di derivazione greca “caryota, ae” = dattero, frutto della palma; il nome specifico è aggettivo latino “obtusus, a, um” = smussato, ottuso, con riferimento alla dentellatura smussata dell’apice delle foglioline.

Nomi comuni: black trunk palm, fishtail palm, giant fishtail palm, mountain fishtail palm, Thai mountain giant palm (inglese); dong zong (Cina); bura suwar (India); tao rang yak, tao rang yak nan, tao rang yak phukha (Thailandia).

La Caryota obtusa Griff. (1845) è una specie monoica, monocarpica (fruttifica una sola volta e poi muore), alta in coltivazione 10-15 m, fino a oltre 30 m in natura, con fusto solitario cilindrico, di 40-80 cm di diametro, spesso rigonfio verso la parte centrale e provvisto alla base di un cono di radici aeree con funzione di sostegno. Il fusto è di colore grigio chiaro segnato dalle cicatrici fogliari, distanti 20-30 cm, delle foglie cadute, e ricoperto da un sottile tomento nerastro in prossimità della chioma. Le foglie, su un picciolo lungo 1-2 m provvisto ai margini da fibre nerastre, sono bipennate (tranne nella fase giovanile) con profilo triangolare, lunghe 4-6 m e larghe oltre 3 m, con 18-22 pinne primarie da ambo i lati del rachide, lunghe fino a circa 3 m con la parte terminale ricurva verso il basso, e foglioline coriacee obliquamente cuneiformi, lunghe 20-30 cm e larghe 7-12 cm, con apice dentato-crenato. Infiorescenze molto ramificate, su un robusto peduncolo, pendenti, lunghe 3-6 m, con ramificazioni di primo ordine, prodotte in sequenza dall’alto verso il basso (basipete), portanti fiori unisessuali giallastri disposti in triadi (un fiore femminile tra due maschili); i fiori maschili maturano prima di quelli femminili (proterandria) favorendo la fecondazione incrociata. La fioritura dura alcuni anni e alla maturazione dei frutti dell’infiorescenza più bassa la pianta muore. Frutti globosi di colore rossastro a maturità, di 2,5-3,5 cm di diametro, con polpa irritante per la presenza di cristalli aghiformi di ossalato di calcio, vanno pertanto manipolati con cautela, contenenti uno o, più frequentemente, due semi.

Si riproduce per seme, preventivamente tenuto in acqua per due giorni, in terriccio organico drenante mantenuto costantemente umido alla temperatura di 26-28 °C, con tempi di germinazione di 1-3 mesi.

Una delle palme più spettacolari in assoluto per le foglie enormi, di grande effetto come esemplare isolato, ma a vita piuttosto breve, circa 15-20 anni, non adatta per le sue dimensioni a piccoli e medi giardini e con non pochi problemi al momento della rimozione delle foglie e piante morte. Coltivabile nelle regioni tropicali e subtropicali umide e marginalmente temperato-calde, dove può resistere a valori di temperatura intorno a -3 °C per breve periodo. Richiede pieno sole, tranne una leggera ombreggiatura nella fase giovanile, e terreni ricchi, drenanti, da leggermente acidi a leggermente alcalini, mantenuti umidi, anche se resiste a brevi periodi di siccità, ma con crescita più lenta. La parte centrale del fusto, ricca di amido, viene utilizzata in alcune località come alimento, tagliando il fusto prima della fioritura, ciò che ha provocato una diminuzione del numero di esemplari in natura.

Sinonimi: Caryota obtusidentata Griff. (1850); Caryota rumphiana var. indica Becc. (1877); Caryota gigas Hahn ex Hodel (1998).

 

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