Copernicia fallaensis

Famiglia : Arecaceae


Testo © Pietro Puccio

 

La Copernicia fallaensis di Cuba è la più imponente di tutte le Copernicia, ma ad alto rischio d'estinzione © Mazza

La Copernicia fallaensis di Cuba è la più imponente di tutte le Copernicia, ma ad alto rischio d’estinzione © Mazza

La specie è originaria di Cuba, dove vive, ridotta in pochi esemplari, su suoli argillosi nelle savane nei pressi della cittadina di Falla, nella zona centroset- tentrionale dell’isola, a livello del mare.

Il genere è dedicato all’astronomo polacco Mikołaj Kopernik (in latino Nicolaus Copernicus; 1473-1543); il nome specifico è il termine latino “fallaensis” = di Falla, con riferimento alla città nei pressi del luogo di origine della specie.

Nomi comuni: yarey, yarey de Falla, yarey macho (Cuba).

La Copernicia fallaensis León (1931) è una specie monoica a fusto singolo alto fino a 18 m, con un diametro di 80-90 cm, liscio, di colore bianco grigiastro.

Le foglie, numerose, sono palmate, orbicolari, di colore verde bluastro dai riflessi argentei, con numerosi segmenti rigidi, lunghi nella parte centrale fino a 2 m, uniti alla base per circa due terzi della lunghezza; i piccioli, lunghi fino a 1,6 m, sono muniti ai margini, in particolare alla base, di spine. Le infiorescenze nascono tra le foglie e si estendono poco al di fuori della chioma, sono lunghe fino a circa 3,5 m, molto ramificate e portano fiori ermafroditi biancastri. I frutti sono globosi, bruno nerastri a maturità, lunghi circa 2,2 cm con un diametro di 1,8 cm, contenenti un solo seme. Si riproduce per seme che germina in 2-3 mesi; la crescita inizialmente è piuttosto lenta.

È la più imponente di tutte le Copernicia, di particolare valore ornamentale e paesaggistico per i robusti fusti cilindrici biancastri e la folta chioma dalle foglie rigide; ideale per fiancheggiare larghi viali, o utilizzata sia come esemplare isolato o in gruppo, in parchi e giardini di grande estensione nelle zone a clima tropicale e subtropicale; non sopporta infatti temperature intorno a 0 °C, o poco sotto, se non per brevissimo periodo. Richiede una esposizione in pieno sole e non è particolarmente esigente in fatto di terreno, purché perfettamente drenante, anche se preferisce quelli alcalini o neutri; può resistere a periodi di siccità, ma si avvantaggia di regolari innaffiature specie nei periodi più caldi.

Le foglie sono ancora oggi utilizzate, a volte abbattendo gli esemplari più alti per facilitarne la raccolta, dalla popolazione rurale come copertura per capanne e ripari di fortuna, per fabbricare cappelli, ceste ed altri oggetti artigianali, malgrado il numero degli esemplari adulti in natura si sia ridotta ad un centinaio di unità. L’International Union for Conservation of Nature (IUCN) ha inserito la specie nella più alta categoria di rischio di estinzione in natura (“critically endangered”), sono comunque in corso, da parte delle autorità locali, interventi per la conservazione della specie e di educazione alla sua salvaguardia nei confronti della popolazione.

 

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