Ctenochaetus tominiensis

Famiglia : Acanthuridae

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Testo © Giuseppe Mazza

 

Ctenochaetus tominiensis

Ctenochaetus tominiensis a pinne distese, in tutta la sua bellezza. Presente nel Pacifico centro-occidentale è fra i più piccoli pesci chirurgo esistenti © Giuseppe Mazza

Il Pesce chirurgo di Tomini (Ctenochaetus tominiensis Randall, 1955), appartiene alla classe degli Actinopterygii, i pesci con le pinne raggiate, all’ordine Perciformes ed alla famiglia degli Acanthuridae, detti pesci chirurgo, per la presenza di una lama orizzontale, tagliente come un rasoio, sul peduncolo caudale destinata agli aggressori. Li frustano abilmente, con rapidi movimenti laterali, costringendoli alla fuga sanguinanti.

Per il resto, non provocati, sono erbivori del tutto pacifici, utili per la sopravvivenza dei reef, perché ripuliscono i fondali e liberano le formazioni madreporiche dalle alghe infestanti. Acanthurus xanthopterus, con un record di 70 cm di lunghezza, è il più grande rappresentante di questa famiglia, mentre Ctenochaetus tominiensis è fra i più piccoli, raggiungendo a stento i 16 cm.

Ctenochaetus tominiensis

La bocca, piccola e protrattile, mostra labbra carnose con papille. Fra gli occhi un’elegante punteggiatura arancio © Jim Greenfield

Il nome latino del genere Ctenochaetus deriva dal greco “κτείς” (kteis)= pettine, e “χαίτη” (chaite) = capelli, con riferimento alla dentizione.

Infatti, mentre i loro parenti prossimi del genere Acanthurus recano solidi denti rigidi, questi pesci li hanno trasformati in spazzole con setole sottili come capelli.

Il nome della specie tominiensis, fa riferimento al Golfo di Tomini, in Indonesia, dove è una specie frequente.

Zoogeografia

Il Pesce chirurgo di Tomini ha una distribuzione relativamente vasta nelle acque tropicali del Pacifico centro-occidentale.

Partendo dalle coste del Vietnam, lo troviamo a levante nelle acque delle Filippine e in Indonesia, a Palau, in Papua Nuova Guinea, Australia, Isole Salomone, Vanuatu, Fiji e Tonga.

Ecologia-Habitat

Vive solitario o in piccoli gruppi, al riparo delle formazioni madreporiche, fra i 3 e 45 m di profondità, anche se poi si spinge molto di rado sotto i 25 m.

Morfofisiologia

Ctenochaetus tominiensis ha il corpo è piatto, quasi ovale, con la pinna dorsale e l’anale più angolose di quelle dei congeneri. Sono entrambe ben sviluppate, con una vasta zona giallo-arancio all’apice. La prima reca 8 raggi spinosi e 24-25 molli, la seconda 3 raggi spinosi e 22-23 inermi. Le pettorali hanno 15-16 raggi molli ed anche le vistose pinne pelviche appuntite non recano spine.

La pinna caudale, bianca, è forcata nei giovani e lunata negli anziani. Può tendere con l’età al bluastro o al grigio scuro.

Il corpo è marrone chiaro con un sottile disegno arancio che si spezza in una punteggiatura evidente sul capo, specie fra gli occhi ugualmente orlati d’arancio.

Ctenochaetus tominiensis

La pinna caudale, bianca, è forcata nei giovani e lunata negli anziani. Può tendere con l’età al bluastro o al grigio © Giuseppe Mazza

Vi sono due caratteristiche macchie nere simmetriche alla base della pinna dorsale e dell’anale, forse per ricordare agli aggressori che fra queste, sul peduncolo, anche se mimetizzata dal disegno, vi è la famosa lama tagliente tipica degli Acanthuridae. La bocca, piccola e protrattile, mostra labbra carnose con papille. I denti a setole servono per spazzolare madrepore e substrati alla ricerca del cibo.

Etologia-Biologia Riproduttiva

Il Pesce chirurgo di Tomini si nutre principalmente della pellicola di diatomee ed alghe blu-verdi che ricopre i fondali assolati. La smuove con le setole aspirando al tempo stesso la microfauna presente e i piccoli detriti.

Ctenochaetus tominiensis

Vi sono due macchie nere alla base della pinna dorsale e dell’anale, forse per ricordare agli aggressori che fra queste, mimetizzata sul peduncolo, vi è una lama tagliente © Giuseppe Mazza

Non vi sono cure parentali e le uova, fecondate in nuoto, vengono affidate alle correnti. Sembra siano pesci particolarmente longevi che possono raggiungere i 20 anni. Anche se di taglia modesta, non è però facile nutrirli in acquario e come tutti i pesci chirurgo sono specie ospitabili solo nelle grandi vasche degli acquari pubblici.

La resilienza della specie è buona, con un possibile raddoppio delle popolazioni inferiore ai 15 mesi. Non è dunque un animale in pericolo: la diffusione è ampia ed anche se col riscaldamento climatico il reef muore troverà sempre qualcosa da mangiare. Oggi, nel 2020, l’indice di vulnerabilità è decisamente basso, segnando appena 21 su una scala di 100.

 

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