Dendrobium faciferum

Famiglia : Orchidaceae


Testo © Pietro Puccio

 

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Raro in coltivazione, il Dendrobium faciferum è di casa nelle Molucche, Piccole Isole della Sonda e Sulawesi. Le infiorescenze sessili, con 2-5 fiori, si susseguo- no, una sopra all'altra, ai nodi superiori degli pseudobulbi maturi © G. Mazza

La specie è originaria delle Molucche, Piccole Isole della Sonda e Sulawesi dove cresce nelle foreste costiere e ai margini di corsi d’acqua a basse altitudini.

Il nome del genere è la combinazione dei sostantivi greci “δένδρον” (dendron) = albero e “βίος” (bios) = vita, con riferimento alle numerose specie del genere che vivono sugli alberi; l’etimologia del nome specifico non è chiara.

Il Dendrobium faciferum J.J.Sm. (1908) è una specie epifita con pseudobulbi cilindrici eretti, lunghi fino a circa 60 cm, che presentano sopra la base un ingrossamento fusiforme scanalato privo di foglie, che funge da riserva d’acqua per i periodi di secco, poi sottili e provvisti di foglie lanceolate, alterne, distiche, coriacee di colore verde lucido. Infiorescenze sessili dai nodi superiori degli pseudobulbi maturi, con e senza foglie, portanti 2-5 fiori di colore rosso arancio, di 3,5 cm di lunghezza e 1,5 cm di diametro, con sepali oblungo-triangolari, i due laterali, fusi alla base della colonna formano una sorta di lungo sperone (mentum), petali oblunghi e labello trilobato.

Si riproduce per seme, in vitro, e divisione, da effettuare alla ripresa vegetativa, con ciascuna sezione provvista di almeno 3-4 pseudobulbi.

Specie piuttosto rara in coltivazione dai piccoli fiori, prodotti in profusione lungo gli pseudobulbi, della durata di circa 10 giorni. Richiede elevata luminosità e temperature medio-alte, 25-32 °C, in estate, leggermente più fresche in inverno, con valori minimi notturni non inferiori a 16 °C, umidità elevata, 65-80%, ed una buona e costante ventilazione.

Le innaffiature devono essere regolari e abbondanti durante il periodo di crescita degli pseudobulbi, ma lasciando asciugare prima di ridare acqua, moderate e diradate durante la stasi vegetativa. Per le innaffiature e nebulizzazioni utilizzare acqua piovana, da osmosi inversa o demineralizzata; le concimazioni, opportunamente distribuite e alternate, in modo da evitare accumulo di sali alle radici, vanno fatte durante il periodo vegetativo preferibilmente con prodotti bilanciati idrosolubili, con microelementi, a ½ – ¼ di dose di quella consigliata sulla confezione. Può essere montata su corteccia, tronchi, zattere di sughero o di radici di felci arborescenti, oppure coltivata in vaso con composto molto drenante e aerato, per permettere alle radici di asciugarsi velocemente dopo ogni innaffiatura, che può essere costituito da frammenti di corteccia (bark) di media pezzatura con eventuale aggiunta di inerti per migliorare il drenaggio. Trapianti e rinvasi vanno effettuati, quando necessari, alla ripresa vegetativa.

La specie è iscritta nell’appendice II della CITES (specie per la quale il commercio è regolamentato a livello internazionale).

Sinonimi: Ceraia facifera (J.J.Sm.) M.A.Clem. (2003).

 

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