Diodon nicthemerus

Famiglia : Diodontidae

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Testo © Giuseppe Mazza

 

Diodon nicthemerus, Diodontidae

Il Diodon nicthemerus è endemico delle coste temperate calde dell’Australia meridionale © Giuseppe Mazza

Il Diodon nicthemerus Cuvier, 1818, volgarmente detto Pesce istrice, Pesce riccio, Pesce porcospino o anche più genericamente Pesce palla, appartiene alla classe degli Actinopterygii, i pesci con le pinne raggiate, al pittoresco ordine dei Tetraodontiformes, ed alla ben nota famiglia dei Diodontidae che può vantare attualmente solo 7 generi (Allomycterus, Chilomycterus, Cyclichthys, Dicotylichthys, Diodon, Lophodiodon e Tragulichthys) e una ventina circa di specie.

Ma c’è chi parla di 8 generi ed altri sostengono che alcune specie dell’Atlantico sono in realtà sinonimi. Allo stato pelagico, molte raggiungono infatti grandi dimensioni e aspetto ben diverso dagli adulti che vivono lungo le coste.

Occorrerà quindi aspettare studi genetici molecolari per saperne di più.

Il nome del genere Diodon deriva dal greco “δίς” (dis) = due e “ὀδοντο” (odonto) = dente, con riferimento al fatto che nel corso dell’evoluzione i due incisivi, presenti ancora nei Tetraodontidae, si sono fusi su entrambe le mascelle per formare un solido becco.

Il nome della specie nicthemerus viene, sempre in greco, da “νύξ” (nux) = notte e “ἡμέρα” (hemera) = giorno, donde il termine nictemerale con cui in biologia si indicano i fenomeni, come il sonno ed il risveglio, che presentano variazioni periodiche in relazione all’alternarsi del giorno e della notte. Tutto ciò per ricordare che questa specie ha invertito il ritmo attività/riposo, visto che caccia di notte e trascorre la maggior parte del giorno nascosta in una tana.

Zoogeografia

A differenza dei congeneri presenti nelle acque tropicali di tutti gli oceani, il Diodon nicthemerus è quello con l’areale di diffusione più ristretto, endemico delle coste temperate calde dell’Australia meridionale.

Diodon nicthemerus, Diodontidae

Lungo poco più di 15 cm con un record a 28 cm, non è una specie pelagica, ma nuota lungo le coste fino a 70 m di profondità © Giuseppe Mazza

Ecologia-Habitat

Non è una specie pelagica, che vive navigando in mare aperto, e nemmeno bentonica, che si muove cioè sul fondo, ma, come dicono gli ittiologi, una specie demersale, che nuota cioè sopra al fondo, dove cerca il cibo fra 1 m e 70 m di profondità. Frequenta, spesso in piccoli gruppi, le coste rocciose ed i pontili coperti d’alghe, ma anche le praterie sommerse e gli estuari.

Morfofisiologia

Lungo in genere appena 15 cm, ma con esemplari che superano i 28 cm, il Diodon nicthemerus ha un corpo grossomodo ovale. Mancano le pinne ventrali.

Diodon nicthemerus, Diodontidae

Ha una sorta di becco con due solidi denti per forare il guscio dei bivalvi di cui si nutre e in caso di pericolo ingurgita aria ed acqua trasformandosi in una palla irta di lunghe spine che rendono molto difficile l’attacco dei predatori © Giuseppe Mazza

La pinna dorsale e l’anale, poste in posizione arretrata, assicurano il movimento con la caudale arrotondata che fa da timone, mentre le grandi pettorali contribuiscono all’assetto generale, permettendo incredibili giravolte, brusche frenate e rapidi cambiamenti di direzione.

C’è una corazza elastica sottopelle per permettere al corpo di dilatarsi a palla ingurgitando acqua ed aria, e balzano subito all’occhio le lunghe spine erettili, bianche e gialle. Per alcuni studiosi non sono d’origine ossea ma deriverebbero da antiche squame trasformate. Vengono portate piatte, quasi come un ornamento, ma quando l’animale si gonfia rendono decisamente difficile l’attacco dei predatori.

L’apertura branchiale è poco prima delle pettorali e la linea laterale praticamente invisibile. La livrea, brunastra sopra e bianca argento ventralmente, presenta 3-4 sbarre scure verticali sui lati.

Gli occhi grandi, espressivi, con quel suo modo un po’ buffo d’incedere, lo rendono subito simpatico, quasi un piccolo divo da cartone animato, ma se lo afferiamo le spine provocano dolorose ferite e se qualcuno osa mangiarlo, anche cotto, è bene tener presente che, come gli altri membri più grandi della famiglia offerti nei ristoranti giapponesi, vari organi interni contengono tetrodotossina, una sostanza potenzialmente letale anche per l’uomo perché blocca la respirazione.

È il classico avvelenamento da fugu, e quando i cuochi chirurghi non fanno bene il loro mestiere, non esistono rimedi, a parte rimuovere tramite vomito la carne che resta nello stomaco del malcapitato ed il mantenimento delle funzioni vitali con una indispensabile ventilazione meccanica.

Etologia-Biologia Riproduttiva

Il Diodon nicthemerus si nutre d’invertebrati, specialmente bivalvi nascosti nella sabbia che snida con potenti getti d’acqua. Il solido becco a due denti ne frantuma come uno schiaccianoci la conchiglia ed il pranzo è servito.

Quando una femmina, col ventre gonfio d’uova, è pronta a deporre, la fecondazione avviene a mezz’acqua, ma mentre le uova degli altri Diodon sono trascinate via dalle correnti, queste, caso unico nella famiglia, hanno un adesivo e si attaccano al fondo o alla prima struttura che incontrano per tutto il periodo dell’incubazione di 17-19 giorni.

Diodon nicthemerus, Diodontidae

Carino com’è sembrerebbe quasi un giocattolo, un simpatico personaggio uscito da un cartone animato, ma se si cerca d’afferrarlo le spine provocano dolorose ferite alle mani e guai a chi lo mangia: vari organi interni contengono tetrodotossina, una sostanza potenzialmente letale anche per l’uomo perché blocca la respirazione © G. Mazza

Secondo alcuni studiosi, questa immobilità prolungata delle uova sarebbe all’origine della distribuzione geografica relativamente modesta di questa specie.

Nonostante qualche cattura accidentale o per il mercato acquariologico, l’indice di vulnerabilità del Diodon nicthemerus pare oggi (2019) moderato, segnando 29 su una scala di 100.

Sinonimi

Atopomycterus nichthemerus, Cuvier, 1818.

 

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