Epinephelus marginatus

Famiglia : Serranidae

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Testo © Giuseppe Mazza

 

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Un tempo comune nel Mediterraneo, l'Epinephelus marginatus è minacciato dalla pesca industriale © G. Mazza

La ben nota Cernia (Epinephelus marginatus Lowe, 1834) appartiene alla classe degli Actinopterygii, i pesci con le pinne raggiate, all’ordine dei Perciformes ed alla famiglia dei Serranidae.

Il nome del genere deriva dal greco “epinefes” = nuvoloso, con probabile riferimento ai disegni mimetici e spesso cangianti che caratterizzano questi pesci.

Il nome della specie “marginatus” viene dal latino “dotato di un margine”, con riferimento al bordo delle pinne, che hanno un margine chiaro.

Zoogeografia

Un tempo questa specie era molto comune nel Mediterraneo, ma a furia di finire in pentola, per la facilità di cattura e la carne pregiata, in molte zone è quasi scomparsa tant’è che alcuni stati, come la Francia hanno posto delle moratorie alla pesca industriale ed il Principato di Monaco ne vieta persino la pesca sportiva con la “Ordonnance Souveraine numéro 107779” del 29 gennaio 1993. È assente nel Mar Nero, ma in compenso, dopo lo Stretto di Gibilterra, la troviamo lungo le coste atlantiche: a nord fino all’Inghilterra, ed a sud fin oltre il Capo di Buona Speranza. Da qui risale la costa africana dell’Oceano Indiano e viene segnalata nelle acque del Madagascar, nel Golfo di Oman e all’Isola della Riunione. Sull’altra sponda dell’Atlantico è presente in Brasile, Uruguay, ed Argentina.

Ecologia-Habitat

Vive sui fondali rocciosi, in genere nei primi 60 m di profondità, secondo la taglia e le stagioni, ma pare che gli esemplari anziani possano scendere fino a 300 m.

Un giovane d'Epinephelus marginatus a grandezza naturale. Il sesso è ancora indeterminato © Giuseppe Mazza

Un giovane d'Epinephelus marginatus a grandezza naturale. Il sesso è ancora indeterminato © Giuseppe Mazza

Studi recenti effettuati in Francia  con emittenti poste su sei esemplari di Epinephelus marginatus, hanno confermato che la Cernia è un animale estremamente sedentario. Quando ha trovato una tana sicura fra gli scogli, con un buon territorio di caccia intorno, la mantiene per anni. Quindi, tenuto conto che ha una speranza di vita di 50 anni, è molto sensibile ai mutamenti apportati dall’uomo lungo le coste.

Morfofisiologia

Può raggiungere i 150 cm ed 90 kg di peso, ma in genere oggi s’incontrano esemplari molto più piccoli a causa della pesca industriale e di quella sportiva.

E pensare che un recente simposio a Montecarlo ha concluso che, in termini economici, una Cernia viva, che arricchisce con la sua presenza i fondali attirando turisti subacquei, rende molto di più di una Cernia nel piatto.  

Imponente, quasi ovoidale, con la sua grande testa ed un’enorme bocca spesso aperta, l’Epinephelus marginatus ha infatti tutte le carte in regola per fantastiche foto ricordo, tanto più che nelle riserve si lascia spesso avvicinare.

Su entrambe le mascelle si notano, anteriormente, 4 denti caniniformi, seguiti da altri più piccoli, uncinati, e l’interno della bocca è tappezzato da strisce di denti minori.

L’unica pinna dorsale ha la prima parte formata da raggi spinosi, in questo caso 11, mentre l’anale, più piccola, ne conta solo 3. Le pinne pettorali e ventrali sono inermi, arrotondate a spatola e, a differenza delle altre cernie, la coda resta tondeggiante anche negli adulti.

La colorazione di fondo è bruno-cioccolata sul dorso e giallo-arancio sul ventre, con macchie e disegni più chiari, talora quasi verdastri, che possono formare delle bande verticali mimetiche, visibili solo quando l’animale è vivo, dato che scompaiono all’aria poche ore dopo la morte.

È una specie ermafrodita proterogina. Le femmine anziane, come questa, possono diventare maschi © G. Mazza

È una specie ermafrodita proterogina. Le femmine anziane, come questa, possono diventare maschi © G. Mazza

Etologia-Biologia Riproduttiva

L’ Epinephelus marginatus si nutre principalmente di molluschi cefalopodi: seppie, polpi e calamari.

È una specie ermafrodita proterogina, ma la trasformazione delle femmine anziane in maschi non è automatica, come si pensava un tempo.

Il simposio di Montecarlo ha messo infatti in luce che questo cambiamento dipende da elementi ambientali, dall’età, ma soprattutto dalla composizione e dalla vita sociale del branco. All’epoca della riproduzione si possono infatti osservare:

- delle coppie isolate di giovani alle loro prime esperienze amorose

- dei piccoli gruppi riproduttori formati da un maschio con almeno due femmine

- delle aggregazioni più numerose costituite da almeno due maschi e molte femmine. Ed è in questo caso, quando le femmine sono in soprannumero o un maschio muore accidentalmente, che le “signore” più anziane cambiano sesso nell’interesse della specie.

L’indice di vulnerabilità segna attualmente 72 su una scala di 100.

Sinonimi

Epinephelus brachysoma Cope, 1871; Epinephelus gigas Brünnich, 1768; Holocentrus gigas Brünnich, 1768; Serranus aspersus Jenyns, 1840; Serranus cernioides De Brito Capello, 1867; Serranus fimbriatus Lowe, 1838; Serranus gigas Brünnich, 1768; Serranus marginatus Lowe, 1834.

 

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