Hyphaene petersiana

Famiglia : Arecaceae


Testo © Pietro Puccio

 

La specie è originaria dell’Africa centro-meridionale (Angola, Botswana, Burundi, Malawi, Mozambico, Namibia, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda, Sudafrica settentrionale,  Tanzania, Zambia e Zimbabwe) dove vive nelle savane e boscaglie, lungo le rive di fiumi e laghi, ai margini di zone paludose o dovunque c’è disponibilità di acqua nel sottosuolo cui può attingere con il suo apparato radicale, dal livello del mare fino a circa 1300 m di altitudine su suoli prevalentemente alluvionali salino-sodici.

Il nome del genere deriva dal verbo greco “ὑφαίνω” (hyphaino) = tessere, intrecciare, con probabile riferimento all’intreccio di fibre nella polpa del frutto; la specie è dedicata all’esploratore e naturalista tedesco Wilhelm Peters (1815-1883).

Nomi comuni: African ivory nut palm, African wine palm, doum palm, ilala palm, makalani palm, makola palm, mokolwana palm, mulala palm, real fan palm, vegetable ivory palm (inglese); omulunga (Angola); mbare, mokola (Botswana); ka koma, ka puku (Malawi); eembale, ervare, hee, kakoma, lallo, murunga, ndunga, ngone, nombare, oluvale, omulunga, omurunga, ondunga, oshaale, oshivale, tjanni (Namibia); evare,  noordelike lalapalm, omurungu, opregte waaierpalm (Sudafrica); hangwe, ilala, mlala, mulala, thati (Tanzania); ka pukupuku, lu bali (Zambia); ilala, kwangali, murara, muzira, ngumba (Zimbabwe).

L’Hyphaene petersiana Klotzsch ex Mart. (1845) è una specie dioica molto variabile solitaria, solo occasionalmente cespitosa, con fusti eretti, fino a circa 15 m di lunghezza e 35 cm di diametro, a volte con un leggero rigonfiamento nella parte mediana, raramente ramificati, di colore grigio e fessurati verticalmente.  Le foglie sono costapalmate, lunghe 1,5-2 m e larghe circa 1,3 m, divise in 35-40 segmenti lineari-lanceolati con apice acuminato appena bifido, uniti alla base per meno di metà della loro lunghezza, di colore da grigioverde a verde bluastro. Il picciolo, lungo 1-1,5 m e largo circa 5 cm, ricoperto da minuscole scaglie brune e da una patina cerosa, è provvisto ai margini di robuste spine nerastre ricurve verso l’alto; le basi fogliari, fessurate longitudinalmente in corrispondenza del picciolo per una lunghezza di circa 20 cm, permangono a lungo sulla pianta formando un tipico intreccio incrociato.

Hyphaene petersiana, Arecaceae

L’Hyphaene petersiana è una specie dioica molto variabile e solitaria, solo occasionalmente cespitosa, con fusti eretti che raggiungono i 15 m. Poco coltivata cresce nell’Africa centro-meridionale © Giuseppe Mazza

Infiorescenze maschili e femminili su individui diversi, tra le foglie (interfogliari), con ramificazioni di secondo ordine, le maschili arcuate, lunghe 1-2 m, con 10-13 rachille, lunghe fino a 40 cm, disposte a semicerchio all’apice delle ramificazioni primarie, e fiori disposti infossati sulle rachille in gruppi di 3, che si aprono in successione, con 6 stami. Infiorescenze femminili arcuate, poi pendenti in frutto, lunghe 1-1,2 m, con una, raramente 2-3, rachille all’apice delle ramificazioni primarie, lunghe fino a 35 cm, e fiori solitari, su un corto pedicello peloso, con gineceo tricarpellato.

I frutti, che solitamente si sviluppano da un solo carpello, sono di forma molto variabile anche nella stessa infruttescenza, ovoidi, obovoidi o globosi, di 5-7 cm di lunghezza e larghezza, di colore da bruno rossastro a bruno scuro, lucidi, contenenti un seme ovoide di 3-3,5 cm di lunghezza e larghezza.

Si riproduce generalmente per seme, solitamente posto direttamente a dimora, meno frequentemente in contenitori profondi almeno 50 cm, dato che l’ipocotile che si sviluppa dal seme, ed alla cui estremità vi è l’embrione da cui si originerà la pianta, si spinge fino a questa profondità o poco oltre; l’ipocotile è particolarmente fragile, quindi occorre molta attenzione durante la fase di germinazione. Anche il passaggio successivo dal contenitore alla piena terra va fatto con cautela e quando la pianta è sufficientemente cresciuta e ha prodotto un buon apparato radicale. Il terriccio, preferibilmente sabbioso, va tenuto umido alla temperatura di 28-30 °C.

La percentuale di germinazione è generalmente bassa, e i tempi piuttosto lunghi, a meno di non pretrattare i semi, ripuliti dalla polpa, tenendoli in acqua, rinnovata giornalmente per una decina di giorni, per intaccarne il duro tegumento; i semi pretrattati germinano, nelle migliori condizioni di coltivazione, a partire da 4 mesi. In natura la germinazione è accelerata e facilitata dagli incendi, che spesso si sviluppano nelle savane, e dal passaggio nell’apparato digerente degli animali che se ne cibano.

Rara al di fuori delle zone di origine, nonostante l’eleganza e bellezza del fogliame, specie negli esemplari con tonalità di blu più intenso. Di lenta crescita, è coltivabile nelle zone a clima tropicale, subtropicale e marginalmente temperato calde più miti, dove può sopportare temperature di poco inferiori a 0 °C, ma con una crescita ancora più lenta. Richiede pieno sole, anche nelle fasi iniziali di crescita, e si adatta ad un’ampia varietà di suoli, anche poveri e salini, con preferenza per quelli profondi, drenanti e sabbiosi. In natura sopporta lunghi periodi di siccità, se può attingere alla falda acquifera sotterranea, in coltivazione va regolarmente irrigata nei climi caratterizzati da lunghe estati calde e secche per una crescita più veloce e un aspetto più rigoglioso.

Ampiamente diffusa in una vasta area dell’Africa centro-meridionale, riveste da sempre un importante ruolo nella vita delle popolazioni indigene. I fusti sono utilizzati nelle costruzioni, le foglie secche come copertura per le abitazioni e i piccioli nelle recinzioni. Dalle foglie giovani non ancora aperte con opportuno procedimento, vengono ricavate robuste fibre impiegate per fabbricare una moltitudine di oggetti artigianali di uso quotidiano, ma anche artistici, che è possibile reperire nei mercati locali; purtroppo una eccessiva e ripetuta raccolta delle foglie, come in alcune località avviene, porta a un progressivo deperimento della pianta fino alla morte.

La specie è la principale fonte di una bevanda a bassa gradazione alcolica molto apprezzata e richiesta in tutta l’area di origine, a volte distillata per una maggiore gradazione, ottenuta incidendo l’apice vegetativo, in genere di piante giovani, e raccogliendo la linfa che fuoriesce; l’operazione di incisione va ripetuta giornalmente per diverse settimane per mantenere costante il flusso fino a quando questo non si esaurisce, anche tale operazione comporta la morte della pianta.

Hyphaene petersiana, Arecaceae

Infiorescenza maschile, con rachille lunghe fino a 40 cm disposte a semicerchio all’apice delle ramificazioni primarie di 1-2 m, e frutti ovoidi, obovoidi o globosi, di 5-7 cm. Sono commestibili ma fibrosi, utilizzati anche, come la linfa, per bevande alcoliche. Quest’ultima pratica, come quella dei “cuori di palma” provoca però la morte della pianta © Giuseppe Mazza

Per l’aumento della popolazione e conseguente maggiore richiesta sia delle foglie che della bevanda, la presenza della specie in natura si è significativamente ridotta, tanto da indurre le autorità locali a prendere provvedimenti per regolamentarne lo sfruttamento. Anche l’uso degli apici vegetativi (“cuori di palma”) e dei giovani germogli come ortaggi è scoraggiato e in alcuni paesi vietato.

La polpa dei frutti, di colore giallo-arancio e aromatica, è edule, energetica, ma molto fibrosa, viene consumata cruda o fermentata e distillata per ricavare una bevanda alcolica, anche l’endosperma immaturo, liquido, è edule, di gradevole sapore, mentre da quello maturo, particolarmente duro, si ricavano piccoli oggetti artigianali e artistici come avorio vegetale. Le foglie giovani e i frutti sono utilizzati come alimento per gli animali domestici, in particolare nei periodi di siccità quando scarseggiano altre fonti di cibo, ma rappresentano anche una importante risorsa alimentare per la fauna, in particolare babbuini ed elefanti, che contribuiscono alla dispersione dei semi.

Sinonimi: Hyphaene ventricosa J.Kirk (1866); Hyphaene benguelensis Welw. ex H.Wendl. (1881); Chamaeriphes benguelensis (Welw. ex H.Wendl.) Kuntze (1891); Chamaeriphes ventricosa (J.Kirk) Kuntze (1891); Hyphaene goetzei Dammer (1900); Hyphaene aurantiaca Dammer (1901); Hyphaene bussei Dammer (1907); Hyphaene plagiocarpa Dammer (1907); Hyphaene multiformis subsp. plagiosperma Dammer ex Becc. (1924); Hyphaene ventricosa subsp. ambolandensis Becc. (1924); Hyphaene ventricosa subsp. anisopleura Becc. (1924); Hyphaene ventricosa subsp. aurantiaca (Dammer) Becc. (1924); Hyphaene ventricosa subsp. benguelensis (Welw. ex H.Wendl.) Becc. (1924); Hyphaene ventricosa subsp. bussei (Dammer) Becc. (1924); Hyphaene ventricosa subsp. goetzei (Dammer) Becc. (1924); Hyphaene ventricosa subsp. petersiana (Klotzsch ex Mart.) Becc. (1924); Hyphaene ventricosa subsp. plagiocarpa (Dammer) Becc. (1924); Hyphaene ventricosa subsp. russisiensis Becc. (1924); Hyphaene ventricosa subsp. useguhensis Becc. (1924); Hyphaene benguelensis var. ventricosa (J.Kirk) Furtado (1967); Hyphaene obovata Furtado (1967); Hyphaene ovata Furtado (1967).

 

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