Laurus nobilis

Famiglia : Lauraceae

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Testo © Eugenio Zanotti

 

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Pollonifero, con un aspetto cespuglioso piramidale, il Laurus nobilis supera raramente i 10 m © Giuseppe Mazza

Specie, probabilmente originaria dell’Asia minore o forse relitto del clima caldo-umido dell’Era terziaria, oggi a distribuzione Stenomedi- terranea , ovvero limitata alle coste mediterranee, da Gibilterra al Mar Nero, largamente introdotta e coltivata in molte regioni e naturalizzata, in particolare nella zona dell’Olivo e dei grandi laghi insubrici. In Europa (Isole Azzorre ed Isole Canarie) cresce anche il Laurus azorica (Seub.) Franco (1960) unica altra specie del genere Laurus.

Il nome del genere “laurus” è fatto risalire al termine latino “laus”, lode, perché le corone intrecciate con le sue fronde erano poste a quei tempi sul capo di coloro i quali meritavano lodi. Per altri grazie alle molte lodi elargite a questa specie sacra ad Apollo. Alcuni Autori deriverebbe dal celtico “blaur” che significa verde. Il nome specifico deriva dal latino “nobilis”: nobile, per quanto detto e per le sue molteplici virtù.

L’alloro o lauro (Laurus nobilis L. 1753) è un piccolo albero od arbusto, alto 3-10 (I frutti sono bacche ovoidi di 10-12 ( ‘Angustifolia’, resistente, con lamine strettamente lanceolate e l’ ‘Aurea’, più delicata e sensibile al freddo e alla forte insolazione, con foglie dorate e appuntite.

Le foglie sono raccolte preferibilmente in luglio e si essiccano i luoghi freschi e ventilati; contengono un olio essenziale giallo-verdastro, molto aromatico, oltre a tannini, resine, mucillaggini, sostanze amare, ecc..
Hanno proprietà digestive, aperitive, antisettiche, espettoranti, carminative, antireumatiche, diaforetiche e toniche. Per uso esterno servono per bagni stimolanti e pediluvi deodoranti, possono essere anche utilizzate per tenere lontane le tarme dagli abiti se messe negli armadi ed è repellente anche per mosche e scarafaggi.

Le foglie sono impiegate in cucina e come i frutti  hanno virtù medicinali © Giuseppe Mazza

Le foglie sono impiegate in cucina e come i frutti hanno virtù medicinali © Giuseppe Mazza

Sono molto usate in cucina per aromatizzare piatti di carne, frattaglie e selvaggina (favorendone anche la digestione) o di pesce, nei sott’olii e sottaceti e nelle confezioni di fichi secchi e di liquirizia.

I frutti maturi, si raccolgono in autunno dalle piante femminili e si essiccano al sole od in forno tiepido; questi contengono anche laurina, laurostearina, zuccheri e gomme.

Se ne estrae l’olio di lauro che è il costituente base dell’unguento laurino, popolarmente impiegato, oltre che nella medicina veterinaria, anche come antireumatico ed antigottoso, e che un tempo si otteneva cuocendo le bacche nello strutto.

Con i frutti si prepara un ottimo liquore tipico emiliano, anch’esso chiamato Laurino.

Nella tradizione popolare l’alloro entra in varie preparazioni contro meteorismo, fermentazioni intestinali, diarree, depressione nervosa e psichica, reumatismi e dolori reumatici, insufficienza epato-biliare e intossicazioni del fegato e, per uso esterno, nelle parassitosi della pelle.
Preparazioni:

Infuso sudorifero antinfluenzale

Lasciate in infusione per cinque minuti un cucchiaino di foglie di alloro fresche sminuzzate in una tazza di acqua bollente tolta dalla fiamma. Filtrate con un colino, lasciar raffreddare un poco ed aggiungete un cucchiaino di miele. Si prende la sera un’ora prima di coricarsi.

Laurino di Sant’Elpidio (liquore marchigiano)

Per ottenere questo liquore digestivo e corroborante si prepara uno sciroppo con 1 kg di zucchero e un litro d’acqua. Quando è ancora bollente si versa su 1 kg di frutti di alloro maturi, si lascia raffreddare e si unisce infine un litro di alcool da liquore. Si lascia riposare per un mese al fresco e al buio in un recipiente di vetro, si filtra con una carta sottile o carta bibula e si imbottiglia. Si beve dopo un anno di invecchiamento.

Sinonimi: Laurus vulgaris Duhamel (1755); Laurus ondulata Miller (1768)

 

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