Liriodendron tulipifera

Famiglia : Magnoliaceae


Testo © Pietro Puccio

 

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La Liriodendron tulipifera cresce in fretta e supera i 50 m d'altezza con un tronco di 2 m © Giuseppe Mazza

La specie è originaria del Canada (Ontario) e U.S.A. (Alabama, Arkansas, Connecticut, Delaware, District of Columbia, Illinois, Florida, Georgia, Indiana, Kentucky, Louisiana, Maryland, Massachusetts, Michigan, Mississippi, Missouri, New Jersey, New York, North Carolina, Ohio, Pennsylvania, Rhode Island, South Carolina, Tennessee, Vermont, Virginia e West Virginia), dove cresce nelle foreste, rappresentando spesso la specie dominante, lungo i corsi d’acqua e pendii montani con suoli profondi e umidi.

Il nome del genere deriva dalla combinazione dei termini greci “lirion” = giglio e “dendron” = albero; il nome specifico è la combinazione del nome del genere Tulipa e del verbo latino “fero” = portare, con riferimento all’aspetto dei fiori.

Nomi comuni: yellow-poplar, tulip poplar, tulip tree, tuliptree, whitewood (inglese); albero dei tulipani, liriodendro (italiano); tulipier, tulipier de Virginie (francese); arbol de los tulipanes, arbol de las tulipas, tulipanero, tulipero de Virginia, tulipifero americano (spagnolo); Tulpenbaum (tedesco).

La Liriodendron tulipifera L. (1753) è un albero deciduo eretto che può superare 50 m di altezza con tronco cilindrico, dalla corteccia grigio scura profondamente fessurata, che nei più vecchi esemplari può superare 2 m di diametro.

Le foglie, su un picciolo lungo 5-12 cm, lunghe e larghe 10-18 cm, inizialmente protette da due stipole, sono semplici, alterne, di forma variabile e caratteristica, troncate o leggermente intaccate all’apice, generalmente con 2 lobi laterali pressoché triangolari, di colore verde scuro lucido superiormente, verde opaco più chiaro inferiormente, che virano al giallo oro in autunno prima della caduta. I fiori, su un robusto peduncolo lungo circa 3,5 cm, sono terminali, solitari, ermafroditi, a forma di coppa che ricorda quella di un tulipano, da cui il nome specifico, di circa 5-7 cm di lunghezza e 4-6 cm di diametro. I fiori presentano 9 tepali, tre esterni simili a sepali, generalmente retroflessi, decidui, ovato-lanceolati, di colore bianco verdastro, e sei interni simili a petali, eretti, ovati o tondeggianti, lunghi circa 5 cm e larghi 2-3 cm, di colore giallo verdastro con macchia irregolare di colore arancio alla base, sia internamente che esternamente, e numerosi stami gialli e carpelli (struttura floreale simile ad una foglia in cui sono presenti ovario, stilo e stigma) disposti a spirale su un ricettacolo allungato.

Il fiore ermafrodita svela la parentela con le magnolie ed evoca la forma di un tulipano © Giuseppe Mazza

Il fiore ermafrodita svela la parentela con le magnolie ed evoca la forma di un tulipano © Giuseppe Mazza

Infruttescenza conica lunga 5-10 cm formata dai carpelli imbricati lunghi 3-5 cm, legnosi, indeiscenti, compressi lateralmente, simili a samare, con stilo persistente alato che ne favorisce la dispersione tramite il vento durante l’autunno e l’inverno.

Si riproduce per seme in autunno in terriccio sabbioso, con la prima fioritura che avviene generalmente a partire dal decimo anno di età; occorre particolare attenzione nei trapianti per l’apparato radicale delicato.

Specie a crescita veloce, imponente, di grande valore ornamentale, in particolare per il fogliame dato che i fiori, prodotti all’estremità dei rami più alti, risultano poco visibili, coltivabile in pieno sole o leggera ombreggiatura in un’ampia varietà di climi, dal subtropicale umido al continentale, dove può resistere fino a circa -28 °C, ma evitando quelli con lunghi periodi di siccità, a meno di non effettuare regolari innaffiature, specie nella fase giovanile.

Per le dimensioni che raggiunge in breve tempo è adatta a grandi parchi e giardini, come albero da ombra o esemplare isolato, lontano da costruzioni per essere apprezzata al meglio, ma anche per l’apparato radicale piuttosto aggressivo.

Può essere coltivata in un’ampia varietà di suoli, di preferenza leggermente acidi, purché profondi e ricchi di humus, perfettamente drenanti e mantenuti umidi.

I rami sono piuttosto fragili e possono essere danneggiati dal vento o dal peso della neve. Oltre che per le sue caratteristiche ornamentali è un albero apprezzato per la produzione del legno, grazie anche alla particolare velocità di crescita, che si presenta leggero, tenero, di colore quasi bianco, facilmente lavorabile, utilizzabile nelle costruzioni, per mobili, parti di imbarcazioni, compensati e nella fabbricazione della carta.

Tutte le parti della pianta sono leggermente tossiche; la corteccia del tronco e delle radici è utilizzata da tempi remoti nella medicina tradizionale. In coltivazione sono presenti alcune varietà, tra le più apprezzate la ‘Aureomarginata’, a foglie variegate di giallo crema ai margini, e la ‘Fastigiata’, con portamento stretto e slanciato e dimensioni più contenute.

Sinonimi: Tulipifera liriodendrum Mill. (1768); Liriodendron procerum Salisb. (1796); Liriodendron fastigiatum Dippel (1893); Liriodendron truncatifolium Stokes (1912).

 

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