Livistona carinensis

Famiglia : Arecaceae


Testo © Pietro Puccio

 

La specie è originaria di Gibuti, Somalia settentrionale e Yemen meridionale dove vive, con un numero limitato di esemplari, in aree rocciose semiaride ai margini di sorgenti e torrenti (uadi), tra 200 e 1000 m di altitudine.

Il genere fu dedicato a Patrick Murray, barone di Livingston, che destinò nel 1670 la sua collezione ed il suo giardino ad orto botanico, divenuto poi l’attuale ‘Royal Botanic Garden Edinburgh’; il nome specifico latino “carinensis” = di Carin, fa riferimento all’oasi della Somalia dove è stata rinvenuta la specie tipo.

Nomi comuni: bankoualé palm, desert fan palm, somalian cabbage palm (inglese); somm (arabo); palmier de bankoualé (francese); daban, madaah (somalo).

La Livistona carinensis (Chiov.) J.Dransf. & N.W.Uhl (1983) è una specie monoica a fiori ermafroditi, solitaria, con fusto eretto dilatato alla base, di 20-30 m di altezza e fino a circa 40 cm di diametro, di colore grigiastro con le tracce anulari delle cicatrici fogliari e i residui delle basi dei piccioli persistenti nella parte inferiore, fino ad un’altezza dal suolo di circa 2 m. Le foglie sono costapalmate, ondulate, pressoché circolari, lunghe 80-90 cm, di colore grigio verde e ricoperte da una sottile patina cerosa da entrambi i lati, divise in 50-70 segmenti rigidi, larghi 2,5-3 cm, uniti alla base per circa 1/4 della loro lunghezza, la parte libera è a sua volta divisa fino a circa la metà in due segmenti lineari-lanceolati con apice acuto. I piccioli, lunghi 1-1,3 m e larghi e 2-4 cm, di colore verde giallastro tranne la base bruno nerastra, sono provvisti di spine bruno nerastre irregolarmente disposte e generalmente ricurve, fino a 2 cm di lunghezza, decrescenti verso l’apice; la base fogliare si disgrega per buona parte in una massa fibrosa circondante il fusto. Infiorescenze arcuate tra le foglie (interfogliari) con sottili ramificazioni di terzo ordine, eccedenti di poco la chioma, di colore giallastro, con numerose rachille e minuscoli fiori ermafroditi, solitari o in gruppi di 2-5, con sepali e petali provvisti di sparsi e corti peli, 6 stami uniti alla base e 3 carpelli liberi alla base e uniti all’apice a formare un unico stilo con stimma trilobato.

Livistona carinensis, Arecaceae

La Livistona carinensis è una specie nativa di Gibuti, Somalia settentrionale e Yemen meridionale ad altissimo rischio di estinzione in natura © Giuseppe Mazza

Frutti globosi di 1-3 cm di diametro, di colore bruno nerastro a maturità, contenenti un solo seme globoso, di circa 0,5-2 cm di diametro.

Si riproduce per seme, preventivamente tenuto in acqua per tre giorni, in terriccio sabbioso mantenuto umido alla temperatura di 26-28 °C, con tempi di germinazione di 1-3 mesi.

Specie che si trova del tutto isolata in Africa e Arabia da tutte le altre Livistona, testimonianza di una maggiore diffusione del genere rispetto all’attuale, e purtroppo a serio rischio di estinzione. Nonostante provenga da una delle zone più calde della terra si è dimostrata adattabile anche al clima temperato caldo come quello di tipo mediterraneo, dove può resistere, da adulta, a temperature fino a circa -2 °C, se eccezionali e di breve durata. Richiede pieno sole, e si adatta a diversi tipi di suolo, da leggermente acidi a leggermente alcalini, purché drenanti, sopporta moderatamente la salsedine e da adulta brevi periodi di secco, ma trae vantaggio da regolari innaffiature nei climi con lunghi periodi di siccità, crescendo in natura in prossimità dell’acqua.

I fusti sono stati utilizzati in passato nelle costruzioni, e lo sono ancora in limitata misura, una delle principali cause del suo costante declino, e le foglie come copertura delle abitazioni rurali e per fabbricare stuoie, reti, sacche ed altri oggetti di uso comune.

A causa del numero ridotto di esemplari, della riduzione progressiva del suo habitat, della raccolta indiscriminata delle foglie e della pastorizia, che ne impedisce la naturale rigenerazione, la specie è stata inserita nella lista rossa della IUCN (International Union for the Conservation of Nature) come “endangered” (ad altissimo rischio di estinzione in natura nel prossimo futuro).

Sinonimi: Hyphaene carinensis Chiov. (1929); Wissmannia carinensis (Chiov.) Burret (1943).

 

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