Lophius piscatorius

Famiglia : Lophiidae

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Testo © Giuseppe Mazza

 

Lophius piscatorius, Rana pescatrice

Presente nell’Atlantico orientale, il Mediterraneo e il Mar Nero, la Rana pescatrice (Lophius piscatorius) raggiunge i 2 m di lunghezza. È il più grande rappresentante dell’ordine dei Lophiiformes, pesci dall’enorme bocca che attirano le prede con una lenza mobile posta sul capo ed esche luminescenti negli abissi © Pietro Formis

Lophius piscatorius Linnaeus, 1758, volgarmente noto come Rana pescatrice, appartiene alla classe degli Actinopterygii, all’ordine dei Lophiiformes, cui ha dato il nome per notorietà e taglia, ed alla famiglia dei Lophiidae che affonda le sue radici nel Terziario ed è presente oggi in tutti i mari grazie ai suoi 4 generi e 28 specie.

Caratteristica comune di tutti questi pesci è il primo raggio della pinna dorsale posto sul capo e trasformato in una lenza mobile con tanto di esca, detta illicio dal latino “illicium”, allettare, esca, per attirare la curiosità dei pesci di passaggio che vengono poi ingoiati a tradimento da un’enorme bocca.

Il termine generico Lophius deriva dal greco antico “λόφος” (lóphos) ciuffo, pennacchio, con riferimento a questo particolare organo, mentre lo specifico piscatorius ci ricorda in latino che è un pesce che pesca.

Lophius piscatorius, Rana pescatrice

Può raggiungere i 60 kg, spettanti per oltre metà all’enorme testa piatta. Il contorno è spezzato da numerose appendici ramificate, simili ad alghe, con funzione mimetica © Pietro Formis

Zoogeografia

La Rana pescatrice è presente nell’Atlantico orientale, dalle coste della Groenlandia e l’Islanda alla Mauritania, nel Mediterraneo e il Mar Nero.

Ecologia-Habitat

È un pesce decisamente bentonico che si muove in genere fra 2 e 1000 m di profondità, con catture segnalate anche a 1800 m. Preferisce i fondali sabbiosi e fangosi, dove attende, spesso parzialmente interrato, le prede, ma frequenta anche ambienti rocciosi e le praterie sommerse. Si è notato che gli esemplari dell’Atlantico settentrionale, che raggiungono fra l’altro dimensioni maggiori, si pescano in genere in acque più basse rispetto a quelli della Mauritania.

Lophius piscatorius

Eccola a fauci spalancate. La sua voracità è leggendaria: può ingoiare pesci della sua taglia e persino gabbiani ed altri uccelli acquatici © Pietro Formis

Morfofisiologia

Lophius piscatorius può raggiungere i 2 m di lunghezza e sfiorare i 60 kg, spettanti per oltre la metà ad una enorme testa piatta dal contorno spezzato, come la parte anteriore del corpo, da numerose appendici ramificate simili ad alghe con funzione mimetica.

La mascella superiore è protrattile, ma a riposo si incastra nell’arco di quella inferiore che è sporgente. I denti, di varia grandezza, sono robusti, conici e acuminati. Si contano quattro file di canini ricurvi verso l’interno per trattenere le prede. Vi sono poi altri piccoli denti presenti fra l’altro sul vomere, palatini e faringei.

Gli occhi, sporgenti, sono relativamente piccoli, ellissoidali, posti in alto e protetti da un’orbita spinosa.

Lophius piscatorius

Può camminare sul fondo sollevandosi sulle pinne pelviche trasformate in arti, aiutata dalle grandi pinne pettorali ruotanti, usate, oltre al nuoto, per coprirsi di sabbia © Raimundo Fernandez

Le branchie, ricoperte di pelle, sono ampie, situate alla base delle grandi pinne pettorali, peduncolate e robuste. Servono al nuoto, ma anche per insabbiarsi e muoversi sui fondali dove entrano in gioco le pinne pelviche, trasformate in solidi arti, in grado di sollevare il pesce e farlo camminare sul fondo.

Partendo dal capo, si notano 3 antiche spine indipendenti che si sono allungate a dismisura per attirare l’attenzione delle prede. La prima, che può raggiungere anche il mezzo metro, è il famoso illicio mobile che termina con un’esca lobata: due foglioline bioluminescenti per la presenza di batteri simbionti. Le altre due non sono mobili, ma ugualmente curiose per la presenza, come sulla parte bassa della prima, d’escrescenze ramificate. La seconda termina a punta, la terza è la più piccola, ma comunque di taglia ragguardevole, visto che supera in lunghezza la metà della prima.

Lophius piscatorius

Qui attende le prede sdraiata accanto ad una prateria di posidonie, ma frequenta anche ambienti rocciosi. Troppo pescata, è purtroppo una specie in pericolo perché le femmine raggiungono la maturità sessuale solo verso i 14 anni © Raimundo Fernandez

Seguono due pinne dorsali, la prima con 3 raggi filiformi uniti da una membrana alla base e la seconda con 10-13 raggi inermi, posta accanto al peduncolo caudale, simmetrica all’anale che ha 9-11 raggi molli.

La pelle, senza squame, è liscia e un po’ viscida. Il ventre che posa sul fondo è bianco mentre il dorso, dal colore mutevole secondo l’ambiente, è bruno violaceo o bruno olivastro con un disegno marmorizzato a macchie irregolari, più scure sulle pettorali, anche loro biancastre sulla pagina inferiore.

Etologia-Biologia Riproduttiva

Lophius piscatorius è di una voracità incredibile: non solo può ingoiare pesci della sua taglia, grazie alla pelle elastica e ad uno stomaco incredibilmente dilatabile, ma è stata vista divorare come niente fosse, in acque basse, gabbiani e altri uccelli marini.

È un pesce solitario che si riproduce fra gennaio e giugno secondo le località. Una femmina può rilasciare anche un milione di uova viola, inserite in un nastro gelatinoso galleggiante largo diversi centimetri e lungo fino a 10 m, che naturalmente poi si spezza col movimento ondoso.

Le larve crescono pelagiche e solo dopo la metamorfosi, i giovani che superano i 5-8 cm si dirigono verso i fondali per iniziare la loro vita bentonica.

Inutile dire che la Rana pescatrice è un pesce braccato dai buongustai, catturato con reti a strascico e parancali di fondo. La sua carne, bianca e soda anche dopo la cottura, ricorda il sapore dell’aragosta.

Se ne pescano anche 33.000 tonnellate all’anno, ma viene consumata solo la parte finale del corpo, a sezione tonda, venduta come “coda di rospo” cui si aggiungono a volte le “guance di rana”.

Nonostante il gran numero di uova ed una resilienza discreta, col possibile raddoppio delle popolazioni in 1,4-4,4 anni, la specie è oggi in pericolo perché le femmine raggiungono la maturità sessuale solo verso i 14 anni, quando superano i 60 cm, e frequentando gli stessi ambienti degli esemplari più grossi che possono raggiungere i 24 anni, vengono purtroppo pescate insieme, troppo giovani per riprodursi.

L’indice di vulnerabilità della specie segna così (2021) già 72 su una scala di 100.

Sinonimi

Batrachus piscatorius (Linnaeus, 1758); Lophius eurypterus Düben, 1845; Batrachus eurypterus (Düben, 1845).

 

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