Medemia argun

Famiglia : Arecaceae


Testo © Pietro Puccio

 

La specie è originaria dell’Egitto meridionale e del Sudan settentrionale dove cresce sporadicamente nel deserto di Nubia nei letti di torrenti (uadi) e nelle oasi in presenza di acque sotterranee.

Il nome del genere potrebbe derivare dall’aggettivo pronominale greco “μηδείς, μηδεμία, μηδέν” (medeís, medemía, medén) = nessuno, con probabile riferimento all’ambiente desertico in cui vive; il nome della specie è quello locale presso le tribù beduine ababda e bishari.

Nomi comuni: argun palm, medemia palm, Nubian desert palm (inglese).

La Medemia argun (Mart.) Württemb. ex H.Wendl. (1881) è una specie dioica a fusto solitario, fino a circa 12 m di altezza e 30-40 cm di diametro, ricoperto sotto la chioma dalle foglie secche persistenti e dalle basi fogliari intrecciate, tranne nella parte più vecchia, rugosa e segnata dalle cicatrici fogliari. Le foglie sono fortemente costapalmate, lunghe 1,2-1,5 m, di colore da grigio verde a verde bluastro, divise per circa 2/3 della lunghezza in segmenti rigidi lanceolati lungamente appuntiti. Il picciolo, lungo 0,8-1 m, di colore giallo con sfumature bruno nerastre alla base, è privo di hastula (appendice posta nel punto di inserzione della lamina fogliare col picciolo) e provvisto nelle piante giovani di spine nerastre distanziate e ricurve che tendono a rimpicciolire nelle piante adulte. Infiorescenze tra le foglie (interfogliari) con ramificazioni di primo ordine, le maschili, lunghe 2-2,5 m, portanti all’apice fino a 7 rachille disposte a semicerchio, fittamente ricoperte da brattee imbricate disposte a spirale, tomentose, unite lateralmente a formare una sacca contenente 3 fiori, che fuoriescono singolarmente in successione, con 6 stami. Infiorescenze femminili, lunghe circa 1 m, portanti all’apice della ramificazione una sola rachilla simile a quelle maschili con fiori solitari, su un corto pedicello peloso, con gineceo globoso tricarpellare e 3 corti stimmi ricurvi. Frutti, che si sviluppano solitamente da un solo carpello, ovoidi di colore porpora nerastro lucido, di 4-5 cm di lunghezza e circa 3 cm di diametro contenenti un solo seme ovoide, di circa 3 cm di lunghezza e 2,5 cm di diametro, con endosperma ruminato radialmente (endosperma solcato da pieghe del perisperma).

Medemia argum, Arecaceae

Specie ad altissimo rischio d’estinzione in natura, la Medemia argun è nativa dell’Egitto meridionale e del Sudan settentrionale dove cresce sporadicamente nel deserto di Nubia nei letti di torrenti e nelle oasi in presenza d’acque sotterranee. Accetta, in suoli ben drenati, anche i climi tropicali e subtropicali umidi ma non quello mediterraneo © Giuseppe Mazza

Si riproduce per seme, preventivamente tenuto in acqua per tre giorni, posto direttamente a dimora in pieno sole in terreni profondi e drenanti. In alternativa vanno usati alti contenitori, dato che l’ipocotile che si sviluppa dal seme, ed alla cui estremità vi è l’embrione che darà origine alla pianta, si spinge in profondità, con terriccio sabbioso, drenante, mantenuto leggermente umido alla temperatura di 26-28 °C, con tempi di germinazione di 1-3 mesi.

La prima notizia della sua esistenza si è avuta tramite i frutti trovati in abbondanza nelle tombe dell’antico Egitto durante gli scavi effettuati dall’italiano Giuseppe Passalacqua (1797-1865) e da questi inviati al botanico tedesco Carl Sigismund Kunth (1788-1850) che si rese conto di essere in presenza di una specie sconosciuta e la descrisse nel 1826 come Areca passalacquae, nome non considerato valido, rispetto all’attuale, perché insufficientemente descritto. Circa venti anni dopo il naturalista ed esploratore tedesco Friedrich Paul Wilhelm von Württemberg (1797-1860) rinvenne nel deserto nubico una palma, che le tribù beduine chiamavano argun, con frutti corrispondenti a quelli ritrovati nelle tombe, la cui descrizione, come Hyphaene argun, fu riportata nel 1845 dal botanico tedesco Carl Friedrich Philipp von Martius (1794-1868) nella sua “Historia Naturalis Palmarum”, che successivamente, a causa delle differenze significative, tra cui l’assenza di hastula e i semi ruminati, venne trasferita nel nuovo genere Medemia.

Negli anni successivi al primo rinvenimento le segnalazioni della sua presenza in natura furono talmente scarse da essere ritenuta, nella seconda metà de XX secolo, probabilmente estinta, è stato grazie all’intraprendenza di due vivaisti appassionati di palme, Martin Gibbons, inglese, e Tobias W. Spanner, tedesco, che la specie è stata “riscoperta” nel 1995. Durante una spedizione nel Sudan da loro organizzata allo scopo, seguendo le indicazioni di precedenti ritrovamenti, sono state rinvenute in prossimità del confine con l’Egitto diverse piante adulte e sono stati raccolti molti semi, subito distribuiti a istituzioni scientifiche, giardini botanici ed appassionati, che hanno dato vita a nuove piante già dopo qualche anno in grado di riprodursi. Attualmente (2018) il numero di individui in Egitto di cui si ha conoscenza è di poche unità, mentre nel Sudan ne sono state censite diverse centinaia, ma in località isolate tra loro e soggette ad incendi, atti vandalici e raccolta indiscriminata delle foglie, utilizzate dalle tribù beduine per fabbricare stuoie, cordami, finimenti per i cammelli ed altri oggetti di uso commune, che insieme alle condizioni ambientali sempre più proibitive, hanno contribuito alla sua rarità.

Nonostante provenga da aree estremamente aride e con elevate escursioni termiche giornaliere, si è dimostrata adattabile anche ai climi tropicali e subtropicali umidi, come quello del sud della Florida e della Thailandia, purchè su suoli perfettamente drenanti, per evitare pericolosi ristagni idrici, mentre mal sopporta lunghi periodi con elevata umidità e temperature relativamente basse, come quelli che si riscontrano nei climi di tipo mediterraneo, a meno di non collocarla al riparo dalle piogge invernali.

La specie è stata inserita nella lista rossa della IUCN (International Union for the Conservation of Nature and Natural Resources) come “Critically Endangered” (ad altissimo rischio di estinzione in natura nell’immediato futuro).

Sinonimi: Areca passalacquae Kunth (1826); Hyphaene argun Mart. (1845); Medemia abiadensis H.Wendl. (1881).

 

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