Mola mola

Famiglia : Molidae

PEPPINO.gif
Testo © Giuseppe Mazza

 

Con oltre 3 m d’altezza e 2 t di peso il Mola mola è il più grande pesce osseo esistente © Giuseppe Mazza

Con oltre 3 m d’altezza e 2 t di peso il Mola mola è il più grande pesce osseo esistente © Giuseppe Mazza

Il Pesce luna (Mola mola Linnaeus, 1758) appartiene alla classe degli Actinopterygii, i pesci a pinne raggiate, all’ordine Tetraodontiformes ed alla famiglia dei Molidae che conta solo tre generi: Ranzania (con una sola specie Ranzania laevis Pendant, 1776), Mola (con due specie : Mola mola Linnaeus, 1758 e Mola ramsayi Giglioli, 1883) e Masturus (con una sola specie: Masturus lanceolatus Liénard, 1840).

Il nome “mola” attribuito al genere ed alla specie, vuol dire in latino “mola, macina da mulino”, ciascuna delle due grosse pietre tonde sovrapposte, munite di solchi a spigoli taglienti, usate un tempo per polverizzare ruotando i cereali o frangere le olive. Si tratta insomma di un pesce a forma di mola.

Zoogeografia

Il pesce luna è una specie marina presente nelle acque tropicali e subtropicali di tutto il mondo, Mediterraneo incluso, con temperature fra i 12-25 °C.

Ecologia-Habitat

Vive in genere in alto mare, lontano dalle coste, ma di recente un giovane è rimasto per tre giorni nella piccola riserva marina del Larvotto, nel Principato di Monaco, ed ha ripreso il largo solo dopo essere finito sui giornali.

Cosmopolita sale spesso in superficie per scaldarsi al sole e farsi togliere i parassiti dagli uccelli © Giuseppe Mazza

Cosmopolita sale spesso in superficie per scaldarsi al sole e farsi togliere i parassiti dagli uccelli © Giuseppe Mazza

Anche se è privo di vescica natatoria il pesce luna può scendere fino a 480 m di profondità, ma non è raro scorgerlo in superficie con la pinna dorsale sporgente dalle acque e il corpo quasi orizzontale mentre si scalda al sole. Una tecnica che gli consente di vivere anche in zone relativamente fredde, sbarazzandosi al tempo stesso, grazie agli uccelli, di molti parassiti.

Morfofisiologia

È il più grande pesce osseo esistente, con un record di 3,35 m di lunghezza, dalla punta della pinna dorsale a quella dell’anale, e circa due tonnellate di peso. Sono dati precisi, relativi ad un esemplare maschio pescato nel 1913, e visto che le femmine sono in genere più grandi, queste imponenti dimensioni potrebbero essere superate.

Il corpo ovale, schiacciato sui lati, è caratterizzato da due enormi pinne: la dorsale, con 15-18 raggi inermi, e l’anale, praticamente identica, con 14-17 raggi. Sono unite posteriormente da una specie di frangia, detta “clavus”, che corrisponde alla pinna caudale e serve da timone.

Queste due pale si muovono sincronizzate da parte a parte e possono far avanzare il pesce, quando serve, con sorprendente velocità.

Non ha la vescica natatoria, ma può scendere a quasi 500 m di profondità © Giuseppe Mazza

Non ha la vescica natatoria, ma può scendere a quasi 500 m di profondità © Giuseppe Mazza

Mancano le pinne ventrali e le pettorali, con 12-13 raggi inermi, sono arrotondate, corte, a forma di spatola, sostenute da un peduncolo obliquo sporgente, accanto all’apertura branchiale che è ridotta ad un piccolo foro circolare.

Gli occhi, con iride argentata, sono abbastanza grandi, ma la bocca, non protrattile, è in proporzione piccolissima. I denti, in parte fusi fra loro, formano un becco osseo tagliente ed il muso reca nei maschi una curiosa appendice carnosa, simile a un naso.

La colorazione è quanto mai variabile. In genere le due grandi pinne, il dorso e la parte caudale sono brune con riflessi olivastri, mentre il resto del corpo è più o meno argenteo.

La pelle, spessa e rugosa, è ricoperta da squame piccolissime non sovrapposte, praticamente inesistenti, e sorretta da uno strato cartilagineo che protegge, come una corazza, la carne flaccida ed acquosa. Sembra fatta di cuoio, ricca d’incrostazioni e cicatrici, ed anche se secerne un muco protettivo è attaccata da varie specie di parassiti, talora anche interni.

Nel 2004, per dirne una, alle Azzorre è stato trovato un esemplare con l’esofago incrostato da cirripedi, per la precisione una colonia di Lepas anatifera, che traeva certamente vantaggio dal passaggio del cibo e dalla collocazione ben protetta.

Le femmine possono deporre anche 300 milioni d’uova, ma è a grave rischio d'estinzione © Giuseppe Mazza

Le femmine possono deporre anche 300 milioni d’uova, ma è a grave rischio d'estinzione © Giuseppe Mazza

Etologia-Biologia Riproduttiva

È un pesce timido e pacifico che vive solitario o in piccoli gruppi. Pare che il suo piatto forte siano le meduse, ma si nutre anche di crostacei planctonici, echinodermi, salpe, calamari e pesci, in particolare giovani anguille, per non parlare delle alghe.

Le femmine possono deporre anche 300 milioni d’uova, fecondate alla meglio dal maschio.

Le larve planctoniche attraversano tre stadi di sviluppo, mostrando pinne tradizionali e spine a mo’ di ricci prima d’assumere l’aspetto degli adulti.

In natura i pesci luna sono facili prede delle orche, dei leoni di mare e degli squali.

Anche se alcune parti sono usate dalla medicina cinese, non vengono pescati perché la loro carne, poco appetibile, è anche velenosa come accade per i pesci palla ed i pesci istrice appartenenti allo stesso ordine dei Tetraodontiformes.

Ciò non impedisce purtroppo che cadano nelle reti della pesca industriale e gli effettivi della specie sono oggi in rapido declino, con un indice di vulnerabilità altissimo di 82 su una scala di 100.

Sinonimi

Tetraodon mola Linnaeus, 1758; Orthragoriscus mola Linnaeus, 1758; Mola aculeata Koelreuter, 1766; Diodon mola Pallas, 1770; Diodon nummularis Walbaum, 1792; Mola rotunda Cuvier, 1797; Orthragoriscus hispidus Bloch & Schneider, 1801; Orthragoriscus fasciatus Bloch & Schneider, 1801; Cephalus brevis Shaw, 1804; Cephalus pallasianus Shaw, 1804; Diplanchias nasus Rafinesque, 1810; Orthragus luna Rafinesque, 1810; Mola aspera Nardo, 1827; Mola hispida Nardo, 1827; Cephalus ortagoriscus Risso, 1827; Diodon carinatus Mitchill, 1828; Pedalion gigas Guilding, 1838; Ozodura orsini Ranzani, 1839; Tympanomium planci Ranzani, 1839; Trematopsis willugbei Ranzani, 1839; Orthragoriscus retzii Ranzani, 1839; Orthragoriscus ghini Ranzani, 1839; Orthragoriscus rondeletti Ranzani, 1839; Orthragoriscus blochii  Ranzani, 1839; Orthragoriscus alexandrini Ranzani, 1839; Orthragoriscus redi Ranzani, 1839; Orthragoriscus elegans Ranzani, 1839; Molacanthus pallasii Swainson, 1839; Orthragoriscus lunaris Gronow, 1854; Orthragoriscus analis  Ayres, 1859; Aledon storeri Castelnau, 1861; Aledon capensis Castelnau, 1861.

 

→ Per nozioni generali sui pesci vedere qui.

→ Per apprezzare la biodiversità degli Osteichthyes, i PESCI OSSEI, e trovare altre specie, cliccare qui.

 

error: Content is protected !!