Ochlerotatus caspius

Famiglia : Culicidae


Testo © Prof. Santi Longo

 

Ochlerotatus caspius

La Zanzara delle risaie è molto aggressiva nei confronti dell’uomo. La femmina, piegando il labbro inferiore, inietta con gli stiletti boccali nella pelle della vittima una saliva anestetica e fluidificante. Poi inizia a succhiare il sangue © Giuseppe Mazza

La Zanzara delle risaie (Ochlerotatus caspius) è un Dittero della famiglia Culicidae.

Il nome del genere Ochlerotatus deriva dal greco antico “oχληρός” (ochliròs) che significa noioso, fastidioso. A sottolineare questo comportamento è stato aggiunto il suffisso superlativo “ότaτos”.

Il termine specifico caspius si riferisce in latino al Caspio zona ritenuta di origine della specie.

Il nome comune fa riferimento alle risaie dove spesso trova l’habitat ottimale di sviluppo.

In Europa la Zanzara delle risaie è tristemente nota da tempi remoti poiché le femmine, a differenza delle altre specie di zanzare endemiche, sono attive e pungono uomini e animali anche in pieno giorno.

Non è da escludere che la terza piaga d’Egitto, di biblica memoria, facesse riferimento a questo Dittero antropofilo che vive in stretta relazione con le annuali inondazioni del Nilo.

“il Signore disse a Mosè: stendi la tua verga e percuoti la polvere della terra e ne escano le zanzare in tutta la terra d’Egitto. Aronne batté colla verga la polvere della terra e le zanzare assalirono uomini e giumente: tutta la polvere della terra diventò zanzare”.

Ancora nel Medioevo gli sciami che invadevano i centri abitati erano considerati un castigo divino.

Dagli inizi del secolo, con gli intensi e rapidi scambi commerciali sono state introdotte due specie esotiche che hanno simile comportamento: la Zanzara tigre (Aedes albopictus) e la Zanzara coreana (Aedes koreicus). Quest’ultima specie ha una elevata capacità riproduttiva ed è molto resistente alle basse temperature.

Zoogeografia

La Zanzara delle risaie ha una distribuzione paleartica che si estende dall’Africa all’Eurasia, ed è diffusa dall’Ovest all’Est, dalla costa del Pacifico a quella atlantica; da Nord a Sud è presente dalla Finlandia all’Africa settentrionale.

In molti Paesi è endemicamente attiva lungo le zone costiere dove si riproduce nell’acqua salmastra delle paludi.

Altri substrati idonei al suo sviluppo sono i terreni periodicamente allagati per cause naturali, o per le pratiche colturali; in particolare, ottimali sono le risaie, nelle quali la coltivazione viene effettuata con la periodica sommersione delle piante.

Ochlerotatus caspius

Ultimato il pasto, la sacca addominale è stracolma. Le femmine hanno spesso bisogno di un pasto a base di sangue per maturare le uova © Giuseppe Mazza

Nel periodo di asciutta, le femmine ovidepongono numerose uova che schiuderanno subito dopo la sommersione del terreno.

Morfofisiologia

I maschi hanno antenne piumose e non si alimentano di sangue.

Le femmine, dotate di apparato boccale perforante atto a pungere e a succhiare liquidi alimentari, hanno spesso bisogno di assumere un pasto a base di sangue per maturare le uova.

Le zampe sono lunghe e delicate; le ali sono strette e lunghe con molte nervature e piccole squame.

Nell’addome dei maschi sono presenti armature genitali di forma complessa poiché, subito dopo la nascita si verifica una rotazione di 180°.

Ochlerotatus caspius

La risaia è un luogo ideale per la riproduzione di questa specie. Le uova, deposte quando è in secca, incollate a gruppi, hanno uno strato protettivo che blocca lo sviluppo permettendo loro di superare lunghi periodi di siccità © Stefano Contin

Nelle femmine sono presenti delle strutture denominate cerci, utili per l’accoppiamento; le ghiandole annesse agli organi genitali, all’atto dell’ovideposizione, secernono un liquido che incolla le uova fra loro in gruppi.

Le larve sono vermiformi, con il capo sviluppato (eucefale) e con aperture respiratorie (stigmi) site nell’ultimo tratto dell’addome.

Gli adulti di Ochlerotatus caspius hanno il corpo lungo circa un centimetro, di colore brunastro più o meno scuro; nella forma tipica la superficie dorsale dei segmenti addominali presenta un disegno brunastro con strie trasversali chiare; longitudinalmente è presente una linea chiara.

Anche sulle nervature delle ali sono presenti squame di colore bruno e giallo. Nelle zampe sono presenti caratteristiche strie chiare.

L’apparato boccale delle femmine è dotato di stiletti boccali lunghi e sottili, in connessione con le ghiandole salivari, con i quali pungono e succhiano il sangue necessario alla maturazione delle uova.

I maschi, facilmente riconoscibili per le caratteristiche antenne piumate, si alimentano solo di liquidi zuccherini e non di sangue.

Dall’esame microscopico di appositi preparati delle loro peculiari armature genitali è possibile l’identificazione della specie.

Le uova sono dotate, di uno strato protettivo, detto corion. Appena deposte sul terreno asciutto, bloccano lo sviluppo embrionale e sono in grado di superare anche lunghi periodi di siccità.

La larva è di tipo vermiforme con il capo ben sviluppato (eucefala), priva di zampe.

Le larve neonate sgusciano dall’uovo rompendolo grazie a un apposito processo presente nel loro capo.

Completano lo sviluppo nell’acqua e assumono l’ossigeno tramite gli stigmi respiratori, posti, in una struttura che le connette con l’esterno, denominata sifone, sita nel tratto terminale dell’addome. Il complesso apparato boccale è atto alla masticazione, ed è dotato di spazzole boccali con le quali filtrano il substrato.

La pupa ha il capo e il torace ingrossati; in quest’ultima regione sono presenti due cornetti respiratori; l’addome è piuttosto esile rispetto alla parte anteriore del corpo.

Ochlerotatus caspius

Quando il luogo dove sono state deposte è allagato le uova schiudono immediatamente. Le larve si nutrono di plancton e affiorano con un sifone per respirare. La pupa, in alto a destra, ha il curioso aspetto di una virgola. Il capo è ingrossato come il torace che reca due cornetti respiratori. L’addome è sottile con un paio di lame natatorie © Giuseppe Mazza

Etologia-Biologia Riproduttiva

La strategia riproduttiva della Zanzara delle risaie è incentrata su un rapido incremento demografico e sviluppo degli stadi giovanili molto vulnerabili.

Oltre a investire molto nella sfera riproduttiva, la specie vive in ambienti instabili nei quali la mortalità è elevata e spesso improvvisa. Per le suddette caratteristiche biologiche il Dittero, raggiunge rapidamente alte densità di popolazione in funzione delle risorse ambientali che sono destinate ad esaurirsi rapidamente, e spesso improvvisamente, con elevatissime mortalità.

Dalla rapidità di sviluppo larvale e dalla capacità di dispersione e colonizzazione di idonei ambienti da parte degli adulti dipende la sopravvivenza della specie.

Gli adulti, che vivono fino a tre mesi, sono molto mobili e, se le condizioni termo-igrometriche sono favorevoli, possono spostarsi di molti chilometri dal sito di sfarfallamento, grazie alle correnti aeree.

Ochlerotatus caspius

I maschi hanno antenne piumose e si nutrono di liquidi zuccherini. Questa è una femmina appena sfarfallata. Dopo l’accoppiamento andrà alla ricerca di sangue colpendo anche animali domestici. Solo raramente però entra in casa © Mirella Zeeders

Gli sciami seguendo scie di composti volatili, spesso raggiungono aree idonee alla ovideposizione, che individuano fra quelle precedentemente sommerse, o che, presumibilmente, lo saranno in seguito.

La loro intensa attività estiva, si riduce in autunno e cessa con l’abbassarsi delle temperature; di norma la specie passa l’inverno allo stadio di uovo.

Gli adulti sfarfallano tutti insieme e si spostano in massa formando veri e propri sciami, che creano seri fastidi nelle aree antropizzate dove, solo in occasione di intense di piogge estive, possono formarsi dei focolai temporanei d’infestazione attivati da individui migranti.

Le femmine pungono, nelle ore meno calde del giorno, soprattutto nei siti in ombra e al calare del sole. I loro insistenti attacchi sono particolarmente fastidiosi per l’uomo e per gli animali domestici. Occasionalmente si introducono negli edifici.

Le punture, oltre al fastidio, causano spesso bolle soprattutto nei soggetti reattivi agli anticoagulanti e alle altre sostanze salivari che la femmina immette attraverso il foro di suzione.

Il Culicide è un potenziale vettore di virus agenti di malattie quali le “elmintasi” degli animali, sostenute da Nematodi del genere Dirofilaria che talora possono essere trasmesse all’uomo. Attualmente in Italia e negli altri paesi europei, non sono segnalati seri problemi sanitari.

Le uova vengono deposte singolarmente, o in piccoli gruppi, sul terreno umido o sul bordo di pozze d’acqua anche poco profonde; la loro schiusa è simultanea e avviene solo dopo una prolungata sommersione.

Le larve, che sgusciano forando il corion, di norma completano lo sviluppo in circa 15 giorni. Le alte temperature estive consentono di ridurre tale periodo anche a 4-5 giorni.

Completato lo sviluppo l’ultimo stadio larvale subisce la metamorfosi e si trasforma in pupa e dopo due giorni sfarfalla l’adulto che si libera della esuvia pupale e, dopo l’indurimento del tegumento, vola via.

Sinonimi

Conosciuta un tempo come Aedes caspius, dopo la revisione fatta da Reinert nel 2000, è stata trasferita a quello che in precedenza era considerato un sottogenere, e pertanto il nome scientifico attuale è Ochlerotatus caspius (Pallas,1771).