Phragmipedium besseae

Famiglia : Orchidaceae


Testo © Pietro Puccio

 

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Per la sua bellezza, in natura, il Phragmipedium besseae è a rischio d'estinzione © Giuseppe Mazza

La specie è originaria dell’Ecuador e Perù, dove cresce su pareti rocciose granitiche in prossimità di corsi d’acqua tra 1100 e 1500 m di altitudine.

Il nome del genere è la combinazione dei termini greci “phragma” = divisone e “pédilon” = sandalo, con riferimento all’ovario diviso in tre cavità (triloculare) ed alla forma del labello; la specie è dedicata alla sua scopritrice, la botanica americana Elisabeth Locke Besse.

Nomi comuni: peruvian lady slipper (inglese).

Il Phragmipedium besseae Dodson & J.Kuhn (1981) è una specie litofita o terrestre con un rizoma strisciante da cui si dipartono ad intervalli abbastanza lunghi corti fusti, interamente nascosti dalle basi fogliari imbricate, con 5-10 foglie persistenti alterne, distiche, coriacee, lineari, lunghe 10-30 cm e larghe 2-5 cm.

Scapo floreale terminale eretto lungo fino a circa 50 cm, rossiccio e leggermente pubescente, portante 1-6 fiori della durata di circa 2 settimane che si aprono in successione, di circa 6 cm di diametro, di colore da rosso arancio a rosso scarlatto. Sepalo dorsale ovato-ellittico, leggermente concavo, lungo circa 2,5 cm e largo 1,5 cm, sepali laterali uniti a formare un unico sepalo, chiamato “sinsepalo”, ellittico con apice appuntito, lungo 2-2,5 cm e largo fino a circa 2 cm, petali distesi o leggermente incurvati, ellittici con apice appuntito, lunghi circa 3 cm e larghi 1,8 cm, e labello saccato con apertura piuttosto stretta, lungo 2,4 cm e largo 1,6 cm. Si riproduce per seme, in vitro, e per divisione, con ciascuna sezione provvista di almeno 3-4 cespi.

Fin dalla sua scoperta nel 1981 ha suscitato un tale interesse per il suo colore brillante e sconosciuto nel genere da scatenare una caccia che ha rischiato di estinguerlo in natura in pochissimo tempo, inoltre è stato subito utilizzato per la creazione di nuovi ibridi, diventati molto numerosi in pochi anni.

Ha contribuito non poco al suo successo anche la relativa facilità di coltivazione, richiede elevata luminosità, ma non sole diretto, temperature medie con massime preferibilmente non superiori a 28 °C e minime invernali non inferiori a 12 °C, elevata umidità atmosferica, 50-70%.

Le innaffiature devono essere frequenti, anche giornaliere, preferibilmente nelle prime ore del giorno, in modo da permettere all’acqua di asciugarsi, per evitare ristagni all’ascella delle foglie, il substrato va mantenuto costantemente bagnato, non presentando un preciso periodo di riposo, e l’aria sempre in movimento, in condizioni di scarsa ventilazione, in particolare in estate con le alte temperature, è facilmente soggetta a marciumi.

Non sopporta accumulo di sali alle radici, per le innaffiature e nebulizzazioni va quindi utilizzata acqua piovana, da osmosi inversa o demineralizzata, e le concimazioni, con prodotti bilanciati idrosolubili, con microelementi, vanno effettuate a ¼ di dose, o meno, di quella consigliata sulla confezione, distribuite e alternate in modo da dilavare i sali residui. Il substrato di coltivazione può essere costituito da frammenti di corteccia (bark) di fine pezzatura e di carbone, con eventuale aggiunta di sfagno e agriperlite o altri inerti come argilla espansa, polistirolo, frammenti di roccia silicea o lana di roccia. Poiché il substrato per l’elevata umidità può deteriorarsi velocemente, i rinvasi, da effettuare alla fine della fioritura, devono essere frequenti, anche dopo 1-2 anni.

La specie è iscritta nell’appendice I della CITES (specie a rischio di estinzione per la quale il commercio è ammesso solo in circostanze eccezionali).

Sinonimi: Paphiopedilum besseae (Dodson & J.Kuhn) V.A.Albert & Börge Pett. (1994).

 

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