Pseudophoenix ekmanii

Famiglia : Arecaceae


Testo © Pietro Puccio

 

La specie è originaria della Repubblica Dominicana (Penisola di Barahona e l’antistante Isola Beata) dove cresce nella foresta aperta secca su suoli poveri calcarei, a basse altitudini.

Il nome del genere è la combinazione del prefisso greco “ψευδο-“ (pseudo-) = falso e del genere Phoenix,  per la supposta somiglianza tra i due generi; la specie è dedicata al botanico svedese Erik Leonard Ekman (1883-1931).

Nomi comuni: Dominican cherry palm (inglese); cacheo, cacheo de Oviedo (Repubblica Dominicana).

La Pseudophoenix ekmanii Burret (1929) è una specie solitaria, monoica, inerme, con fusto eretto di 5-6 m di altezza e diametro di circa 20 cm alla base, crescente gradualmente fino a 60-80 cm verso l’apice per poi restringersi bruscamente a circa 15 cm sotto la chioma, di colore grigio e ricoperto da uno spesso strato di cera bianca nella parte più giovane su cui spiccano gli anelli traccia delle foglie cadute.

Pseudophoenix ekmanii, Arecaceae

La Pseudophoenix ekmanii della Repubblica Dominicana è una specie ad altissimo rischio d’estinzione in natura per il prelievo locale della gustosa linfa zuccherina, usata per il mabí de cacheo ed una bevanda alcolica © Giuseppe Mazza

Foglie pennate sessili, ascendenti e distiche nelle piante giovani, ricurve e disposte a spirale in quelle adulte, lunghe fino a circa 2,5 m, con foglioline lineari-lanceolate con apice acuminato, rigide, disposte più o meno regolarmente lungo il rachide su più piani, lunghe nella parte mediana fino a circa 40 cm e larghe 2 cm, di colore grigioverde e ricoperte da una patina cerosa glauca.

La base fogliare, aperta obliquamente, avvolge interamente il fusto solo per pochi centimetri.

Infiorescenze tra le foglie (interfogliari), lunghe fino a 1,5 m, con ramificazioni di terzo ordine, fiori ermafroditi disposti singolarmente a spirale sulle rachille, tranne nella parte terminale dove sono presenti pochi fiori maschili, con calice trilobato, 3 petali, 6 stami e gineceo triloculare e corti stimmi sessili.

Frutti globosi, di circa 1,3 cm di diametro, oppure bi- o triglobosi, di colore rossastro, cerosi,  contenenti 1-3 semi globosi di circa 1 cm di diametro.

Si riproduce per seme, preventivamente tenuto in acqua per 3 giorni, in terriccio sabbioso mantenuto leggermente umido alla temperatura di 26-28 °C, con tempi di germinazione a partire da 3-4 mesi.

Considerata la più ornamentale del genere, per la particolare forma dei fusti e le fasce di cera bianca nella parte più giovane intervallate dalle cicatrici fogliari brune, ma poco coltivata probabilmente per la crescita estremamente lenta.

Coltivabile nelle regioni a clima tropicale e subtropicale, se ne può tentare la coltivazione in posizione riparata in quelle temperato calde più miti, dove temperature intorno a 0 °C sono eccezioni di breve durata. Richiede pieno sole e suoli drenanti, preferibilmente calcarei, resiste alla siccità, alla salsedine e ai forti venti, può quindi essere impiegata in giardini di tipo desertico, insieme a cactacee ed altre specie xerofite, anche in prossimità del mare.

Dalla linfa zuccherina raccolta tagliando una porzione rettangolare del fusto nella zona rigonfia si ottiene una bevanda dolce (mabí de cacheo) e per fermentazione una bevanda alcolica molto apprezzata dalle popolazioni locali, pratica che porta spesso alla morte della pianta e che ha ridotto drasticamente il numero di esemplari minacciandone la sopravvivenza.

Per la ristretta area di origine, il numero ridotto di esemplari e la raccolta della linfa, la specie è stata inserita nella lista rossa della IUCN (International Union for the Conservation of Nature and Natural Resources) come “Critically Endangered” (ad altissimo rischio di estinzione in natura nell’immediato futuro).

 

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