Pterocarpus indicus

Famiglia : Leguminosae


Testo © Pietro Puccio

 

Nativo del Sud-est asiatico, il Pterocarpus indicus raggiunge i 30 d’altezza. L’ottimo legno rosso bruno, facile da lavorare e resistente alle termiti, lo ha reso a rischio in natura. Per fortuna cresce in fretta, ma i colossi del passato, con grandi radici tabulari, sono ormai rari © G. Mazza

Nativo del Sud-est asiatico, il Pterocarpus indicus raggiunge i 30 d’altezza. L’ottimo legno rosso bruno, facile da lavorare e resistente alle termiti, lo ha reso a rischio in natura. Per fortuna cresce in fretta, ma i colossi del passato, con grandi radici tabulari, sono ormai rari © G. Mazza

La specie è originaria del Brunei, Cambogia, Cina (Guangdong e Yunnan), Filippine, Giappone (Isole Nansei-Shoto), Indonesia, Isole Salomone, Malaysia, Micronesia, Myanmar, Palau, Papua Nuova Guinea, Taiwan, Thailandia, Vanuatu e Vietnam dove cresce nelle foreste, spesso in prossimità di corsi d’acqua, dal livello del mare fino a circa 1300 m di altitudine.

Il nome generico è la combinazione dei sostantivi greci “πτερόν” (pteron) = ala e “καρπός” (carpos) = frutto, con riferimento ai frutti alati; il nome specifico è l’aggettivo latino “indicus, a, um” = dell’India, nel senso più vasto di ‘Indie Orientali’.

Nomi comuni: Amboyna wood, Andaman redwood, Burmese rosewood, narra, Malay padauk, Papua New Guinea rosewood, Philippine-mahogany (inglese); angsanah, paduk (birmano); bluwota (bislama); zi tan (cinese); narra (filippino); santal rouge amboine (francese); almug (giavanese); lal chandan (hindi); bethonne, hanemara (kannada); yaeyama-shitan (giapponese); angsana (indonesiano); pitasala (sanscrito); mai pradoo (thailandese); peddagi (telegu).

Il Pterocarpus indicus Willd. (1802) è un albero sempreverde o brevemente deciduo, alto fino a circa 30 m, con un’ampia e densa chioma e rami inizialmente ascendenti, poi arcuati ed eventualmente ricadenti. Il tronco è eretto, fino a 2 m di diametro, provvisto alla base di radici tabulari (radici appiattite simili a contrafforti che contribuiscono al sostegno di grandi alberi), con corteccia grigiastra, che nei vecchi esemplari tende a sfaldarsi in strisce longitudinali, dalle cui ferite essuda una resina rossa; l’apparato radicale è capace di fissare l’azoto atmosferico arricchendone il suolo. Le foglie sono alterne, imparipennate, lunghe 15-30 cm, con 5-11 foglioline alterne ovato-ellittiche con margine intero e apice bruscamente appuntito, lunghe 5-12 cm e larghe 3-7 cm, di colore verde brillante.

Infiorescenze ascellari, raramente terminali, racemose o a pannocchia, lunghe 10-18 cm, portanti numerosi fiori ermafroditi fragranti, su un pedicello lungo 0,8-1 cm, con calice campanulato verde, lungo 0,5 cm, e corolla papilionacea, di circa 1,6 cm di lunghezza, di colore giallo o giallo arancio, con vessillo ovato-oblungo e ali oblunghe con margini ondulati, carena più piccola delle ali e 10 stami, di cui 9 con i filamenti saldati tra loro ed uno libero (stami diadelfi). Il frutto è un legume indeiscente orbicolare appiattito, di 5-7 cm di diametro, alato lungo i margini, inizialmente di colore verde chiaro, poi bruno a maturità, contenente 1-2 semi reniformi, di 1-2 cm di lunghezza, di colore bruno; i frutti sono dispersi principalmente dal vento e in misura minore dall’acqua, potendo galleggiare, per le popolazioni rivierasche.

Si riproduce per seme, in terriccio organico drenante mantenuto costantemente umido alla temperatura di 25-28 °C, con tempi di germinazione di 1-12 settimane e prima fioritura dopo 5-7 anni, e per talea anche legnosa, rami fino a 6 cm di diametro radicano facilmente e iniziano a fiorire dopo 2-3 anni.

Le ampie fronde ricadenti, di un bel verde brillante, ne fanno una pianta ornamentale per i giardini dei tropici. Da secoli il Pterocarpus indicus è utilizzato nella medicina tradizionale per varie patologie. Studi di laboratorio hanno di recente evidenziato la presenza nelle radici, corteccia e foglie di composti bioattivi con attività antibatterica © Giuseppe Mazza

Le ampie fronde ricadenti, di un bel verde brillante, ne fanno una pianta ornamentale per i giardini dei tropici. Da secoli il Pterocarpus indicus è utilizzato nella medicina tradizionale per varie patologie. Studi di laboratorio hanno di recente evidenziato la presenza nelle radici, corteccia e foglie di composti bioattivi con attività antibatterica © Giuseppe Mazza

Albero di rapida crescita coltivabile nelle zone a clima tropicale e subtropicale umido, non sopportando temperature di poco inferiori a 6-8 °C se non eccezionali e per brevissimo periodo, dove viene spesso utilizzato in parchi e giardini di grande estensione o come alberatura stradale, per il fogliame ornamentale e la brillante fioritura, ma va attentamente studiata la sua collocazione per l’esteso apparato radicale superficiale. Richiede una esposizione in pieno sole, o al più una leggera ombreggiatura, e si adatta ad un’ampia varietà di suoli, ma cresce al meglio in quelli profondi, drenanti e fertili, da leggermente acidi a leggermente alcalini.

Il legno, di colore rosso bruno, presenta ottime caratteristiche di durezza, durata, facilità di lavorazione e resistenza alle termiti, ed è altamente apprezzato e utilizzato in molti dei paesi di origine per mobili di pregio, pannellature, pavimenti, strumenti musicali e oggetti artistici. Per l’eccessivo sfruttamento, anche illegale, la sua presenza in molte delle aree di origine si è rarefatta, tanto da essere inserito, come “vulnerabile” (specie a rischio di estinzione in natura), nella lista rossa della IUCN (International Union for the Conservation of Nature). Viene anche impiegato nei programmi di riforestazione e stabilizzazione dei suoli, e per la sua resistenza anche come barriera frangivento.

Tutte le parti della pianta sono variamente utilizzate nella medicina tradizionale per varie patologie; studi di laboratorio hanno evidenziato la presenza nelle radici, corteccia e foglie di composti bioattivi con attività antibatterica. La specie è l’albero nazionale delle Filippine e l’emblema floreale del Myanmar.

Sinonimi: Pterocarpus echinatus Pers. (1807); Pterocarpus pubescens Merr. (1827); Pterocarpus wallichii Wight & Arn. (1834); Pterocarpus pallidus Blanco (1837); Pterocarpus santalinus Blanco (1837); Pterocarpus zollingeri Miq. (1855); Pterocarpus vidalianus Rolfe (1884); Pterocarpus papuana F. Muell. (1886); Lingoum indicum (Willd.) Kuntze (1891); Lingoum wallichii Pierre (1898); Pterocarpus blancoi Merr. (1904); Pterocarpus carolinensis Kaneh. (1935); Pterocarpus casteelsi var. ealaensis Hauman (1954).

 

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