Siganus magnificus

Famiglia : Siganidae

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Testo © Giuseppe Mazza

 

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Il Siganus magnificus ha un’area di diffusione relativamente piccola nel Sud-Est asiatico © Giuseppe Mazza

Il Pesce coniglio magnifico o Pesce volpe magnifico (Siganus magnificus Burgess, 1977), appartiene alla classe degli Actinopterygii, i pesci a pinne raggiate, all’ordine dei Perciformes ed alla famiglia dei Siganidae, che possiede un solo genere, Siganus, con 29 specie. Animali detti spesso pesci coniglio, per il profilo del capo con labbra sporgenti e piccoli denti ad incastro per brucare nelle praterie sommerse.

Si tratta di pesci marini o al più d’acqua salmastra, che superano di rado i 40 cm di lunghezza e possono rivestire un ruolo importante nell’alimentazione umana.

L’etimologia del genere Siganus trae origine dal termine arabo “sidjan”, nome raccolto da Forsskål in un suo viaggio verso Oriente e da lui assegnato al Siganus rivulatus Forsskål & Niebuhr, 1775.

Il nome specifico magnificus, in latino vuole semplicemente dire magnifico, pomposo, splendido, per l’insolito ed elegante accostamento di colori.

Supera raramente i 20 cm e non è facile vederlo mimetizzato com'è nel suo ambiente © Giuseppe Mazza

Supera raramente i 20 cm e non è facile vederlo mimetizzato com'è nel suo ambiente © Giuseppe Mazza

Zoogeografia

Il Siganus magnificus ha un’area di diffusione relativamente piccola nelle acque tropicali dell’Oceano Indiano orientale e quelle confinanti del Pacifico occidentale.

Lo troviamo sostanzialmente solo nell’Arcipelago di Mergui in Birmania, nelle isole Surin e Similan in Tailandia, alle Isole Andaman in India ed in Indonesia, dove però non esistono rilevamenti precisi anche perché si tratta di pesci di taglia modesta, difficili da osservare, che vivono per lo più isolati o in coppia.

Ecologia-Habitat

Nuotano generalmente in acque basse, non oltre i 20 m di profondità, fra le formazioni madreporiche.

Morfofisiologia

Colore a parte, l’aspetto generale si avvicina molto al più noto e diffuso Siganus vulpinus ed anche qui il muso è più da volpe che da coniglio, allungato e ben diverso, per esempio, da quello del Pesce coniglio dalle due sbarre (Siganus virgatus). Il corpo ovale, appiattito sui lati, supera di rado i 20 cm, con un record a 24 cm. La lunga pinna dorsale vanta 13 raggi spinosi e 10 inermi, mentre l’anale ha 7 spine e 9 raggi molli.

Vive solo o in coppia, nutrendosi d'alghe, piante acquatiche e plancton, senza tralasciare i piccoli crostacei ed i molluschi che trova fra i coralli o nelle praterie sommerse © Giuseppe Mazza

Vive solo o in coppia, nutrendosi d'alghe, piante acquatiche e plancton, senza tralasciare i piccoli crostacei ed i molluschi che trova fra i coralli o nelle praterie sommerse © Giuseppe Mazza

Le grandi pettorali recano 16 raggi molli e le ventrali 2 raggi spinosi e 3 inermi. La coda è forcata. Come spesso accade nel mondo dei Siganidae, i raggi spinosi sono intrisi di un muco velenoso. Caratteristica della specie è la banda oculare scura che, interrotta da un tratto giallo sulla fronte, va dal muso alla prima spina dorsale.

Le spine delle pinne, enfatizzate dal colore, sono intrise di veleno. Non è attualmente una specie a rischio © Giuseppe Mazza

Le spine delle pinne, enfatizzate dal colore, sono intrise di veleno. Non è attualmente una specie a rischio © G. Mazza

Segue una vasta zona chiara che scende lungo il corpo, quasi simmetrica alla maschera facciale, fino al ventre. Il resto dei fianchi è occupato da grandi macchie sfumate grigio-brune, formate da una moltitudine di puntini mimetici che verso il dorso tendono a fondersi fra loro.

Le pinne pettorali sono gialle, come il bordo della caudale e dell’anale, mentre le pinne ventrali sono bianche e la dorsale, sollevandosi, mostra a titolo d’ammonimento per i predatori una membrana rossastra fra i raggi.

Etologia-Biologia Riproduttiva

Il Siganus magnificus si nutre principalmente d’alghe, piante acqua- tiche e plancton, senza tralasciare piccoli crostacei e molluschi che trova fra i coralli e nelle praterie sommerse.

Le uova fecondate sono abbandonate alle correnti ed i giovani, tornando al reef, crescono al riparo dei coralli.

La resilienza è più che buona, dato che bastano teoricamente 15 mesi per raddoppiare le popolazioni decimate dagli eventi, e l’indice di vulnerabilità segna appena 23 su una scala di 100. Tuttavia è una specie da controllare per la limitata diffusione e per il fatto che in alcune zone si è constatato un calo del 20% d’individui nell’arco di 3 generazioni.

Sinonimi

Lo magnificus Burgess, 1977.

 

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