Tillandsia usneoides

Famiglia : Bromeliaceae


Testo © Prof. Pietro Pavone

 

Tillandsia usneoides

Quercus virginiana, in Florida, con cespi di Tillandsia usneoides. Non è un muschio e nemmeno un parassita, ma un’epifita © Giuseppe Mazza

Tillandsia usneoides (L.) L. è una specie inclusa nelle Tillandsioideae, sottofamiglia delle Bromeliaceae, originaria delle foreste, delle montagne e dei deserti del Messico settentrionale, degli Stati Uniti sudorientali, dell’America centrale e dei Caraibi fino a buona parte dell’Argentina. La sua presenza imprime un aspetto caratteristico al paesaggio con i suoi lunghi festoni grigi presenti, non solo sugli alberi della foresta vergine ma anche, spesso, su quelli coltivati. In passato si è ritenuto possa danneggiare gli alberi su cui vive, ma prove in merito hanno dimostrato che non è una specie parassita ma solo una epifita; la sua crescita, infatti, avviene anche su rami decorticati di alberi morti o su altri substrati inanimati (fili telefonici, recinzioni, ecc.).

Il termine generico fu dedicato da Carl von Linné al suo insegnante svedese Elias Erici Tillandz (1640- 1693), botanico, professore di medicina e presidente dell’Accademia reale finlandese di Turku.

L’epiteto specifico usneoides è dovuto alla sua somiglianza con alcune specie del genere Usnea, che annovera licheni fruticosi, simili a piccoli arbusti, di colore grigio-verdastro, e che, anch’esse, vivono su cortecce e rami di alberi.

T. usneoides è nota con diversi nomi comuni, tra i più diffusi: muschio spagnolo, barba di Mosè, barba del frate.

È un’erba perenne, di colore grigiastro, di solito priva di radici, e con fusti lunghi fino a 8 m, pendenti per la loro risposta geotropica positiva, filiformi, ramificati, con internodi di circa 6 cm.

Tillandsia usneoides

È una bromeliacea con fusti filiformi pendenti e ramificati, lunghi fino a 8 m, che crescono anche sui fili del telefono © Giuseppe Mazza

La pianta cresce a zig zag, ma anche lineare, con uno spesso strato di foglie molto strette, lineari, con guaine basali, lunghe da 2,5 a 8 cm, di colore grigio-argenteo che, in sezione trasversale, appaiono semicircolari. Uno spesso strato di peli (tricomi) peltati, simili a squame, conferisce alle foglie una grande capacità di assorbire e trattenere l’acqua.

Le infiorescenze spuntano dalla primavera all’autunno e ognuna è ridotta a un unico fiore sessile con una brattea più corta dei sepali, ovata, appuntita, anch’essa ricoperta di peli. I fiori sono trimeri, privi di peli, con calice formato da tre sepali, lunghi 5-8 mm, saldati alla base, di forma ovale e appuntiti all’apice.

Anche la corolla è formata da tre elementi (petali), lunghi 8-14 mm, di colore verde-giallastro o blu. Gli stami sono sei, coperti dai petali, più lunghi dello stilo che termina con tre stimmi. L’ovario è supero e triloculare. I fiori, fragranti di notte, sono impollinati da insetti. È anche probabile che i tripidi, presenti su molti fiori che forano lo stilo alla sua base per depositare le loro uova, possano servire all’impollinazione incrociata.

I frutti sono capsule setticide, lunghe 1,5-3 cm, permangono sulla pianta per circa sei mesi e a maturità rilasciano numerosi semi provvisti di un’estensione membranosa a forma di piuma che ne consente la dispersione mediante il vento (anemocoria).

La propagazione di questa specie avviene anche per via vegetativa. In particolare, i venti forti staccano frammenti della pianta e li trasferiscono su altre. Anche gli uccelli contribuiscono alla sua dispersione poiché utilizzano parti della pianta per la costruzione dei loro nidi, e con il successivo abbandono le parti attaccate ai rami possono accrescersi e svilupparsi.

La fonte dell’approvvigionamento idrico, come in tutte le epifite, è data principalmente dalle precipitazioni atmosferiche mentre si è visto che l’umidità atmosferica da sola non è in grado di sostenerne la crescita perché sperimentalmente si è notato che se le piante sono lasciate con l’umidità naturale, ma senza pioggia, muoiono dopo 3-4 mesi.

La pioggia porta disciolti i sali minerali presenti nell’aria che sono molto utili alla pianta per il suo metabolismo. Altrettanto vantaggiosa, come fonte di sali, è la percolazione dei rami con il materiale terroso che hanno accumulato, sotto forma di polvere, durante il tempo asciutto. T. usneoides è pure capace di raccogliere polveri grazie alla superficie squamosa e, in presenza di acqua, questi depositi forniscono anch’essi piccole quantità di sali.

Grazie alle sue caratteristiche strutturali e metaboliche (fotosintesi CAM e conseguente risparmio di perdita di acqua per traspirazione durante il giorno, capacità di catturare la polvere, ecc.) T. usneoides è in grado di colonizzare con successo luoghi estremi e difficili.

Studi specifici hanno dimostrato che T. usneoides è in grado di sopravvivere anche in presenza di metalli che si accumulano nei suoi tessuti e poiché negli ultimi anni la contaminazione dell’aria, da parte di inquinanti, è un grave problema ambientale, si è trovato utile impiegare questa pianta per il biomonitoraggio dei metalli presenti in atmosfera. Si è visto, infatti, che T. usneoides è un buon accumulatore atmosferico di Mercurio, Cadmio, Cianuro, Piombo, Nichel, Rame, Cromo, Carbonio e Zinco ed è in grado di neutralizzarli biodegradandoli.

Tillandsia usneoides

Per vivere ha bisogno della pioggia che assorbe avidamente con uno spesso strato di peli peltati, simili a squame, qui molto ingranditi a sinistra. L’acqua porta anche disciolti i sali minerali presenti nell’aria, necessari al metabolismo della pianta, cui si aggiunge la polvere intrappolata dal vento. A destra il tipico fiore trimero delle Bromeliaceae © Luiz Filipe Varella

Inoltre T. usneoides, grazie alla sua struttura tricomatosa, è in grado di intrappolare e rimuovere dall’atmosfera polveri sottili PM2,5 e PM10. Per tutte queste caratteristiche questa pianta è una delle più utilizzate per il fitorisanamento (phytoremediation).

T. usneoides è stata adoperata da moltissimo tempo da varie tribù di nativi americani per svariati usi. Infatti, sono state scoperte ceramiche di argilla temperate al fuoco di 3000 anni fa con tracce di fibre bruciate di questa pianta.

Le tribù Houma e Seminole, utilizzavano le fibre decorticate per fare materassi, tappetini, coperte per cavalli e, se attorcigliate, come corda per legare insieme i pali delle abitazioni in legno. Le fibre, fatte essiccare, erano utilizzate dalle popolazioni nordamericane per le frecce di fuoco che per secoli sono stati indispensabili strumenti per la caccia e la guerra.

Nella tribù Natchez della Louisiana la pianta s’impiegava, dopo bollitura, come medicinale per preparare un tè che serviva ad abbassare la febbre.

Oggi da un punto di vista economico, la specie ha un certo valore commerciale. Si utilizza come pianta ornamentale nelle composizioni floreali e nelle decorazioni per l’artigianato. Il suo tessuto meccanico, decorticato, fornisce una fibra elastica molto resistente, spesso utilizzata come sostituto del crine di cavallo, nelle tappezzerie e nell’imbottitura dei materassi.

Tillandsia usneoides

I piccoli fiori, fragranti di notte, vengono impollinati dagli insetti. Nota fin dall’antichità per le virtù medicinali, Tillandsia usneoides è oggi usata per misurare l’inquinamento atmosferico da metalli pesanti, che riesce poi a neutralizzare. Per risparmiare l’acqua usa la fotosintesi CAM, tipica delle crassulacee ed altre specie dei deserti, aprendo gli stomi solo nelle ore notturne, quando l’evaporazione è più bassa. Ospita una ricca biodiversità: insetti, zecche, acari, millepiedi, ragni, serpenti, pipistrelli ed un’alga verde © Luiz Filipe Varella

In Messico la pianta è utilizzata a scopo ornamentale nelle feste religiose, soprattutto nei presepi e in altre decorazioni natalizie, ma anche a scopo medicinale come anticonvulsivante e astringente. In alcuni territori degli Stati Uniti, occasionalmente, è somministrata agli animali come foraggio.

T. usneoides è una pianta facile da coltivare poiché non ha bisogno di terreno, richiede solo calore, umidità e acqua, nei climi freddi necessita di ricovero invernale.

Infine, è opportuno menzionare che T. usneoides ospita zecche, acari, millepiedi, ragni, serpenti dei ratti e persino pipistrelli. Sulle sue squame si trova anche un’alga verde del genere Chlorococcum.

Sinonimi: Dendropogon usneoides (L.) Raf.; Renealmia usneoides L.; Strepsia usneoides (L.) Nutt. ex Steud.; Tillandsia crinita Willd. ex Beer; T. filiformis Lodd. ex Schult. & Schult.f.; T. trichoides Kunth; T. usneoides f. cretacea Mez; T. usneoides var. cretacea (Mez) Mez; T. usneoides f. crispa André; T. usneoides f. ferruginea André; T. usneoides var. ferruginea (André) Mez; T. usneoides var. ferruginea (André) A. Cast.; T. usneoides f. filiformis André; T. usneoides var. filiformis (André) Mez; T. usneoides f. longissima André; T. usneoides var. longissima (André) Mez; T. usneoides f. major André; T. usneoides f. robusta E.Morren ex Mez; T. usneoides var. robusta (E.Morren ex Mez) Mez.

 

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