Famiglia : Tincidae

Testo © Dr. Giuseppe Mazza

Frequente nei corsi d’acqua lenti, ricchi di piante o con fondali fangosi, la Carpa (Carpa carpa) affronta meglio d’altri pesci temperature elevate e la scarsità d’ossigeno © Giuseppe Mazza
La Tinca, Tinca tinca (Linnaeus, 1758), può vivere vent’anni, e forse più. Una longevità sorprendente per un pesce che conduce un’esistenza discreta, fra la vegetazione delle acque calme e i fondali fangosi.
È un pesce robusto, capace di affrontare temperature elevate e condizioni di scarsa ossigenazione che metterebbero in difficoltà molte altre specie. Crescendo lentamente, può rimanere a lungo nello stesso ambiente, dove trova gran parte del suo alimento sui fondali.
Inserita un tempo nei Cyprinidae, la Tinca appartiene all’ordine dei Cypriniformes e alla famiglia dei Tincidae, istituita da David Starr Jordan nel 1878. Una famiglia singolare, perché comprende oggi un solo genere e una sola specie: Tinca tinca.

La sua crescita è lenta, ma può superare i 20 anni di vita, trascorsi spesso nello stesso luogo che conosce alla perfezione, grazie ai barbigli e ai pori sensoriali cefalici © Giuseppe Mazza
Il nome generico Tinca deriva dall’antica denominazione latina del pesce; e anche l’epiteto specifico tinca conserva la stessa origine.
Zoogeografia
Tinca tinca è originario di gran parte dell’Europa e di alcune regioni dell’Asia occidentale. Il suo areale naturale comprende soprattutto le acque dolci a debole corrente dell’Europa centrale e orientale, estendendosi verso est fino ad aree dell’Asia. Nel corso del tempo è stato introdotto in numerose regioni al di fuori dell’areale originario, soprattutto per l’interesse legato alla pesca e all’allevamento.

Eccola sopra ad una distesa di Elodea densa, detta anche Egeria densa, dove le larve trovano rifugio e nutrimento © Régis Guillemin
Oggi può quindi essere incontrato anche in ambienti dove la sua presenza è dovuta all’intervento umano.
Predilige in genere le acque calme o lentamente fluenti: laghi, stagni, lanche, canali e tratti tranquilli dei corsi d’acqua.
Gli ambienti più favorevoli sono quelli ricchi di vegetazione acquatica, dove trova rifugio e alimento e dove completa gran parte del proprio ciclo vitale.
Ecologia-Habitat
Tinca tinca trascorre molto tempo presso il fondo, esplorando il substrato alla ricerca di piccoli organismi.
La bocca protrattile le permette di raccogliere soprattutto invertebrati e larve, ma anche materiale vegetale e altre risorse disponibili.
Il suo legame con i fondali molli è particolarmente evidente: il sedimento può costituire una vera e propria dispensa, ricca di piccoli organismi che individua e raccoglie durante la ricerca del cibo.
La vegetazione acquatica svolge a sua volta una funzione importante.
Fra gli steli la Tinca trova riparo e, soprattutto nelle prime fasi della vita, una maggiore protezione dai predatori.
Le acque tranquille e ricche di piante costituiscono quindi uno degli ambienti più caratteristici della specie.
A questa capacità di sfruttare ambienti ricchi di vegetazione si aggiunge una notevole tolleranza alle basse concentrazioni di ossigeno. Durante i periodi più caldi dell’anno, quando l’acqua può diventare particolarmente povera di ossigeno, la Tinca riesce a sopportare condizioni che risultano difficili per molti altri pesci.
Morfofisiologia
Robusta e compatta, Tinca tinca misura in genere 20 cm, ma può raggiungere i 70 cm di lunghezza con un peso di 7,5 kg. Il corpo è ricoperto da piccole squame profondamente inserite nella pelle.

Tinca tinca © Harry Meyer
La linea laterale, formata da scaglie profondamente immerse nella pelle, percorre i fianchi e costituisce una parte importante del sistema sensoriale della specie. Sul capo, il sistema della linea laterale prosegue attraverso una rete di canali sensoriali cefalici, riconoscibili esternamente per una serie di piccoli pori disposti soprattutto attorno all’occhio e lungo il muso fino alla regione della bocca. Queste strutture permettono di percepire vibrazioni e variazioni dei movimenti dell’acqua nell’ambiente circostante.
La colorazione è generalmente verdastra o bruno-olivastra, più scura sul dorso e più chiara verso il ventre, con tonalità che possono variare in rapporto all’ambiente.

Tinca tinca © Harry Meyer
Una delle sue caratteristiche più evidenti è l’abbondante muco protettivo che riduce l’attrito con l’acqua.
Le pinne, arrotondate, contribuiscono all’aspetto compatto della specie. La caudale, relativamente poco incisa, è coerente con la vita nei luoghi tranquilli e ricchi di vegetazione che frequenta.
La bocca, protrattile e leggermente rivolta verso il basso, è particolarmente adatta alla ricerca del cibo. Ai lati sono presenti due piccoli barbigli, strutture sensoriali che contribuiscono all’esplorazione dell’ambiente e alla localizzazione delle prede. Come negli altri Cypriniformes, i denti non si trovano in bocca, ma nella regione faringea dove avviene la triturazione del cibo prima della deglutizione.

Tinca tinca © age02
Etologia-Biologia Riproduttiva
Tinca tinca conduce generalmente una vita tranquilla e poco gregaria. Durante la stagione riproduttiva, tuttavia, il comportamento cambia e numerosi individui possono concentrarsi nelle aree favorevoli alla deposizione.
La riproduzione avviene nei mesi più caldi, quando la temperatura dell’acqua favorisce la maturazione delle gonadi e lo sviluppo delle uova. Vengono rilasciate in gran numero e la fecondazione avviene spesso a mezz’acqua, con più maschi che fanno a gara per fecondarle mentre cadono sul fondale erboso.

Tinca tinca © Sepp Schmid
Dalle uova nascono larve molto piccole, che nelle prime fasi di vita restano associate alle piante. Con la crescita assumono progressivamente l’aspetto dell’adulto e diventano sempre più autonome. I giovani condividono così spesso l’ambiente con individui di maggiore età, creando una presenza continua di diverse generazioni. La crescita è infatti molto lenta e questo spiega la longevità della specie.
Tinca tinca è parte della rete alimentare e può diventare preda, specie in gioventù, di pesci più grossi, e anche gli adulti sono spesso predati da uccelli legati agli ambienti acquatici. Aironi, svassi e rapaci ci ricordano che anche una specie robusta e longeva occupa un preciso livello nella rete trofica.

Tinca tinca con Ardea allba © Tristan Jobin e Podiceps cristatus © Sofia Voynovskaya
La resilienza è mediocre, con un possibile raddoppio delle popolazioni in 1,4-4.4 anni, e la vulnerabilità alla pesca, relativamente alta, segna 58 su una scala di 100. Anche se in alcune località le popolazioni sono in declino, considerata l’ampia diffusione, Tinca tinca figura dal 2022 “LC, Least Concern”, cioè a rischio minimo, nella lista IUCN delle specie in pericolo.
Sinonimi
Cyprinus tinca Linnaeus, 1758; Cyprinus tincaauratus Bloch, 1782; Cyprinus zeelt Lacepède, 1803; Cyprinus tincaurea Shaw, 1804; Tinca vulgaris Fleming, 1828; Tinca chrysitis Fitzinger, 1832; Tinca italica Bonaparte, 1836; Tinca vulgaris maculata Costa, 1838; Tinca communis Swainson, 1839; Tinca limosa Koch, 1840; Tinca linnei Malm, 1877; Tinca vulgaris cestellae Segre, 1904.
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