Caulerpa racemosa

Famiglia : Caulerpaceae

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Testo © Giuseppe Mazza

 

Caulerpa racemosa, Caulerpaceae

Originaria dell’Australia, la Caulerpa racemosa è un’alga verde marina con fronde di 30 cm e caratteristici rigonfiamenti a grappolo © Giuseppe Mazza

Descritta per la prima volta in Australia, la Caulerpa racemosa (Forsskål) J.Agardh, 1873 è un’alga verde (Chlorophyta) marina  appartenente alla famiglia delle Caulerpaceae, come la ben nota Caulerpa prolifera del Mediterraneo o la famigerata Caulerpa taxifolia, nativa dell’Australia, dell’America centrale e delle cose africane.

Ma se la Caulerpa taxifolia venduta per gli acquari ha infestato accidentalmente le praterie di Posidonia lungo le coste mediterranee, la Caulerpa racemosa con la varietà Caulerpa racemosa var. cylindracea si è rivelata ancora più aggressiva. La prima infatti, composta solo da esemplari clonati, non si è mai riprodotta sessualmente nel Mediterraneo e a partire dal 2004 sta perdendo terreno per una degenerazione molecolare, mentre quest’ultima si riproduce anche sessualmente nei nostri mari adattandosi sempre meglio ai nuovi ambienti.

Il genere Caulerpa viene dal greco (καυλόϛ) “caulós” = gambo, stelo e da (ἕρπω) “herpo” = strisciare, mentre il nome della specie racemosa nasce dal latino “racemósus, a, um” = a grappoli, per il curioso aspetto delle lamine come sottolinea il nome inglese di “Sea Grapes” o quello francese di “Caulerpe raisin”.

Caulerpa racemosa, Caulerpaceae

Particolare dello stolone strisciante con fronde in crescita in ambiente madreporico. Basta un piccolo frammento per rigenerare tutta la pianta, un gigantesco organismo unicellulare con un gran numero di nuclei e cloroplasti mobili © Giuseppe Mazza

La Caulerpa racemosa cresce, come tutte le alghe verdi, in acque poco profonde, con una predilezione per i climi tropicali e temperati.

Il tallo appare diviso in un fusto strisciante con rizoidi, le “radici” delle alghe che a differenza delle piante vascolari o tracheofite (Tracheophyta) non assorbono i nutrimenti ma servono unicamente per fissarsi al fondo, e vistose fronde, formate da un rachide centrale di cui sporgono ramuli a forma d’uva o clava, in una strutta che può raggiungere i 30 cm d’altezza.

Crescono ramificandosi su uno stolone strisciante che produce nuove fronde, una accanto all’altra con i caratteristici rigonfiamenti a grappolo capovolto. Quando si spezzano, per effetto delle onde o dei pesci, bastano frammenti di pochi millimetri per rigenerare la pianta. Se in laboratorio si capovolge l’alga spunta in breve uno stolone sotto e la crescita riprende il suo corso. Un processo senza fine anche se nel Mediterraneo, dove è giunta attaccata alla chiglia delle navi provenienti dal Mar Rosso, c’è un momento di riposo invernale.

Si tratta di un gigantesco organismo unicellulare con un gran numero di nuclei ed i cloroplasti, che servono alla fotosintesi clorofilliana, sono liberi di spostarsi al suo interno per meglio ricevere i raggi solari.

In più questa specie monoica, oltre che vegetativamente, può anche riprodursi per via sessuale. Utilizza, svuotandosi, tutto il citoplasma per creare gameti maschili e femminili che si uniscono in mare dando luogo zigoti sferici natanti, una “nuvola verde” che riduce la visibilità a meno d’un metro quando, come spesso accade, la riproduzione avviene in massa.

Non si sa ancora come riescano a sincronizzare queste “nozze di gruppo” che non sono legate ai cicli lunari o alla marea, ma nel Mediterraneo ed ai Caraibi avvengono spesso poco prima dell’alba. Gli zigoti nuotano al massimo per un’ora e poi si fissano al fondo creando, nell’arco di appena 5 settimane, delle nuove piante. Niente da stupirsi, quindi, che sia considerata una specie invasiva.

In compenso, ricca com’è in fibre, calcio, magnesio, proteine, vitamina C, A, B1 e B9, la Caulerpa racemosa viene consumata spesso come insalata dalle popolazioni del sudest asiatico e addirittura coltivata per il mercato giapponese. Può inoltre ridurre l’ipertensione arteriosa e mostra proprietà antibatteriche ed antifungine.

Caulerpa racemosa, Caulerpaceae

È una specie commestibile con note virtù medicinali, ma trasportata dalla chiglia delle navi, ha invaso molti mari temperati fra cui, a partire dal 1990, il Mediterraneo dove si riproduce anche sessualmente a differenza di un precedente invasore, la Caulerpa taxifolia, proveniente dal mercato acquariologico e sfuggita accidentalmente da una vasca © Giuseppe Mazza

Come la Caulerpa taxifolia che rilascia spezzandosi un latice velenoso contenente caulerpina, anche la Caulerpa racemosa utilizza, seppure in dosi minori, questo veleno che sembra innocuo per l’uomo ma è nocivo per molti invertebrati erbivori marini come la Lepre di mare (Aplysia fasciata). Alcuni pesci del Mediterraneo, come per esempio la Salpa (Sarpa salpa), se non c’è di meglio, la brucano spezzettandola più volentieri dell’altra e sta prendendo ovunque il sopravvento.

Sinonimi: Caulerpa clavifera (Turner) C.Agardh, 1817; Caulerpa clavifera var. uvifera (C.Agardh) C.Agardh, 1823; Caulerpa feldmannii Rayss & Edelstein, 1960; Caulerpa obtusa J.V.Lamouroux, 1809; Caulerpa racemosa var. clavifera (Turner) Weber Bosse, 1898; Caulerpa racemosa var. disticha V.J.Chapman, 1977; Caulerpa racemosa var. mucronata L.N.de Senerpont Domis, 2003; Caulerpa racemosa var. uvifera (C.Agardh) J.Agardh, 1873; Caulerpa uvifera C.Agardh, 1817; Chauvinia clavifera (Turner) Bory de Saint-Vincent, 1829; Chauvinia clavifera var. uvifera (C.Agardh) Kützing, 1849; Fucus clavifer Turner, 1807; Fucus racemosus Forsskål, 1775; Fucus uvifer Turner, 1811.

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