Chaetodontoplus duboulayi

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Testo © Giuseppe Mazza

 

Chaetodontoplus duboulayi, Pesce angelo scarabocchiato, Pomacanthidae

Maschio di Chaetodontoplus duboulayi a pinne distese in tutto il suo splendore. Vive nelle acque tropicali del Pacifico occidentale dove raggiunge i 28 cm di lunghezza © Graham Edgar, Reef Life Survey

Il Chaetodontoplus duboulayi (Günther, 1867), talora volgarmente noto, traducendo dall’inglese, come Pesce angelo scarabocchiato, appartiene alla classe degli Actinopterygii, i pesci con le pinne raggiate, all’ordine dei Perciformes ed alla famiglia dei Pomacanthidae, quella dedicata ai Pesci angelo, che conta 8 generi e quasi un centinaio di specie. Pesci spesso variopinti che volteggiano maestosi come angeli, ma con una lunga spina a mo’ di pugnale alla base dell’opercolo.

Non a caso, infatti, il nome del genere Chaetodontoplus deriva dal greco “χαίτη” (kaite) = capelli e “ὀδών” = (odon) dente, la stessa radice del genere Chaetodon, quello dei fragili Pesci farfalla coi “denti a forma di setole”, con l’aggiunta di “ὅπλον” (òplon) = scudo, per la presenza di questa vistosa spina difensiva rivolta verso la coda. Il nome specifico duboulayi, onora la memoria di A. H. du Boulay, naturalista ricercatore della fauna australiana.

Zoogeografia

Il Pesce angelo scarabocchiato vive nelle acque tropicali del Pacifico occidentale. Partendo dalla Grande Barriera Corallina australiana, lo troviamo verso Nord in Papua Nuova Guinea, Indonesia e Taiwan. Si discute sulla sua presenza in Vietnam e l’isola di Lord Howe segna il suo limite meridionale.

Ecologia-Habitat

È una specie stanziale associata a scogliere e formazioni madreporiche, in zone protette sul lato interno dei reef. Si trova in genere a 5-20 m di profondità su fondali molli, ricchi di macerie o rocce con anfratti dove nascondersi, possibilmente incrostati d’alghe filamentose, spugne e tunicati di cui si nutre.

Chaetodontoplus duboulayi, Pesce angelo scarabocchiato, Pomacanthidae

È una specie ermafrodita proteroginica, con femmine cioè che crescendo possono trasformarsi in maschi. Queste sono quindi più piccole e tondeggianti come nei giovani. I fini tratteggi turchesi del corpo sono quasi assenti, ricoperti da una patina grigia bluastra che si accentua andando verso la coda. La pinna caudale ha i bordi arrotondati © Giuseppe Mazza

Morfofisiologia

Chaetodontoplus duboulayi ha il corpo molto compresso lateralmente, dal contorno quasi rettangolare a pinne distese, come il Chaetodontoplus septentrionalis che usa colori analoghi per i suoi arabeschi e tratteggi mimetici.

Il profilo del capo, con fronte spiovente, è leggermente concavo. La bocca è piccola, protrattile, con labbra carnose e denti minuscoli simili a spazzolini.

La pinna dorsale reca 11 raggi spinosi e 22 molli; l’anale, quasi simmetrica, 3 raggi spinosi e 21 inermi. Le solide pinne pettorali e le pelviche appuntite sono ugualmente inermi.

Vi è un leggero dimorfismo ma non è sempre facile determinare il sesso perché si tratta di una specie ermafrodita proteroginica, con femmine che crescendo possono diventare maschi e mostrano quindi livree intermedie.

I maschi, con qualche mese in più e quindi più grandi, possono raggiungere i 28 cm di lunghezza. Hanno il corpo blu con fini tratteggi turchesi più o meno paralleli, presenti anche sulla pinna dorsale e l’anale. Il muso è giallo-aranciato, poi una fascia verticale blu mimetica camuffa l’occhio seguita da una zona bianca e da un’altra fascia verticale giallo-arancio che prosegue sul dorso fino al peduncolo caudale ornato da piccole macchie blu e arancioni. I lati esterni della pinna caudale sono appuntiti, più o meno allungati.

Nelle femmine invece la pinna caudale ha i bordi tondeggianti e sul corpo, a parte le due grandi pinne, i fini tratteggi turchesi sono quasi assenti ricoperti come sono da una patina grigia bluastra che si accentua verso la coda. Il profilo del corpo è più tondeggiante, come nei giovani che nei primi tempi sono neri col muso e la coda gialli, come il bordo delle pinne attigue, e presentano una larga fascia verticale di colore analogo centrata sull’opercolo.

Chaetodontoplus duboulayi, Pesce angelo scarabocchiato, Pomacanthidae

Non è una specie in pericolo, ma poco adatta agli acquari domestici per le dimensioni e la scarsa resistenza a malattie molto frequenti, come quella provocata dall’Oodinium © Rick Stuart-Smith, Reef Life Survey

Etologia-Biologia Riproduttiva

Il Chaetodontoplus duboulayi vive isolato, in coppia o piccoli gruppi. I maschi possiedono in genere un piccolo territorio nei pressi di casa con qualche femmina. Quando una di queste è pronta a deporre, di solito verso sera, mentre i predatori di uova dormono, il maschio ostenta la sua prestanza nuotandole accanto a pinne distese. Poi entrambi salgono nuotando a spirale verso la superficie dove avviene la fecondazione. Le uova, deposte a migliaia, misurano meno di un millimetro e vengono affidate alle correnti. Schiudono, in luoghi spesso lontani, dopo 15-20 ore.

Per la sua bellezza il Pesce angelo scarabocchiato è molto richiesto dagli acquariofili ed esistono allevamenti. Non è ben noto se lo riproducono o si limitano a far crescere in grandi vasche le larve pescate in alto mare.

Anche se non è attualmente (2020) una specie in pericolo, è comunque poco idonea alle pareti domestiche, per le dimensioni, le esigenze alimentari, la scarsa resistenza a malattie frequenti negli acquari, come quella provocata dall’Oodinium, un dinoflagellato che ricopre i pesci d’acquario di puntini bianchi, e l’intolleranza, in questo caso, ai sali di rame usati per curarlo. Ha bisogno di grandi vasche con molti rifugi e ben impiantate, come quelle dei grandi acquari pubblici che sanno come alimentarli e controllano ogni giorno i parametri dell’acqua.

La resilienza della specie è mediocre, con un raddoppio possibile delle popolazioni in 1,4-4,4 anni, e l’indice di vulnerabilità segna oggi 39 su una scala di 100.

Sinonimi

Holacanthus duboulayi Günther, 1867.

 

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