Crocodylus intermedius

Famiglia : Crocodylidae

Sottofamiglia : Crocodylinae

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Testo © DrSc Giuliano Russini – Biologo Zoologo

 

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Con appena 250-1500 esemplari il Crocodylus intermedius è uno dei più rari coccodrilli al mondo © Giuseppe Mazza

Il leggendario Coccodrillo dell’Orinoco (Crocodylus intermedius Graves, 1819) è uno dei coccodrilli a muso allungato o longirostre di dimensioni maggiori.

Questo loricato è afferente all’ordine dei Coccodrilli (Crocodylia), famiglia Coccodrillidi (Crocodylidae), sotto- famiglia Coccodrillini (Crocodylinae), genere Coccodrillo (Crocodylus).

I nomi comuni in altre lingue sono in inglese Orinoco crocodile, Colombian crocodile, Venezuela delta crocodile, in spagnolo Cocodrilo del Orinoco, Caimán del Llanos, in francese Crocodile de l’Orénoque.

L’etimologia del termine “crocodylus” è stata già definita nella scheda del Crocodylus cataphractus, parola che origina dal greco antico e significa “ciottolo a forma di verme”; il lemma “intermedius”, nello specifico, è una parola composta che deriva dal latino e significa “nel mezzo”, facendo riferimento alla morfologia che ha il muso di questo coccodrillo, poiché cade tra la classica forma a V, tipica della maggior parte delle specie del genere Crocodylus e la forma longirostra del Gavialis gangeticus. La CITES inserisce questa specie nell’appendice I, la IUCN ne identifica uno status come specie criticamente in pericolo, indicata come CR A1c, C2a; i biologi stimano che attualmente la popolazione consti di solamente 250-1500 esemplari !

Data la limitata distribuzione geografica, la popolazione selvatica di questo coccodrillo è in costante declino e pericolo. La distruzione degli habitat ove sono presenti i biotopi in cui vive e la continuativa caccia a cui è sottoposto, per il commercio delle pelli, sono alcuni tra i problemi che lo minacciano. Fino alla prima metà del secolo scorso il coccodrillo dell’Orinoco viveva in un ampio spettro d’ambienti come fiumi, ruscelli e foreste tropicali; poiché parte della foresta tropicale sudamericana non è ancora stata esplorata, i biologi sperano che nuclei consistenti possano essere sopravvissuti in condizioni isolate. La caccia intensiva a cui sono stati sottoposti, soprattutto durante gli anni ’30 del secolo scorso, sfruttava anche la tendenza che questi rettili avevano di concentrarsi, durante i periodi di siccità, in aree specifiche, soprattutto in Colombia. Diverse migliaia di animali furono uccisi durante il decennio 1930-1940. L’impatto fu così devastante, che arrivarono al limite d’estinzione della specie; successivamente il governo colombiano, sotto la pressione dei biologi locali, impose il divieto assoluto di caccia, anche se focolai di bracconaggio sono continuati fino ad oggi.

Malgrado il divieto di caccia, la popolazione di Crocodylus intermedius crebbe molto lentamente, soprattutto in Colombia, sebbene i dati disponibili non sono molto attendibili, mentre in Venezuela la situazione sembrerebbe migliore.

Il muso ha un aspetto intermedio fra i classici coccodrilli e il gaviale, donde il nome intermedius © Giuseppe Mazza

Il muso ha un aspetto intermedio fra i classici coccodrilli e il gaviale, donde il nome intermedius © Giuseppe Mazza

Zoogeografia

La sua presenza si limita al Venezuela e alla Colombia.

Ecologia-Habitat

È principalmente una specie di fiume (ovvero riverina o fluviale), che colonizza la parte intermedia e inferiore del fiume Orinoco. Vive però anche nelle vaste savane del Llanos (Los Llanos o El Llano), sia in Colombia che in Venezuela; durante la stagione piovosa questa area a savana, viene impregnata d’acqua, crean- do corsi d’acqua stagionali e provvisori.

Come accennato prima, questo rettile in passato grazie a popolazioni più numerose, viveva anche in altri habitat quali la foresta sempreverde tropicale, nei ruscelli e nelle colline andine. Durante la stagione secca, gli esemplari che vivono nel Los Llanos, si ritirano in aree più interne dove sono presenti pozze d’acqua residue, qui possono creare dei cunicoli all’interno dei quali viene intrappolata dell’acqua e vi si immergono; in alternativa, può anche incamminarsi per via terrestre alla ricerca di corsi d’acqua dolce.

Durante gli anni ’70 del secolo XX, alcuni biologi osservarono esemplari di coccodrillo dell’Orinoco anche su isole distanti diversi chilometri dalle coste sia colombiane che venezuelane, ad esempio furono individuati sull’isola di Trinidad a 150 km dalle coste nordorientali del Venezuela. Probabilmente questi esemplari vennero gettati in mare dal fiume Orinoco in piena e quindi nuotando raggiunsero l’isola, o furono trasportati dagli ammassi galleggianti di vegetali (tronchi d’alberi, piante, rami), che si formano durante le piene incontrollate del fiume. In entrambi i casi, ciò mostra che questa specie di coccodrillo ha una certa tolleranza alla salinità marina.

I piccoli di questa specie si nutrono d’artropodi acquatici, anfibi e piccoli pesci. Gli adulti, date le dimensioni, divorano i pesci e gli uccelli, che catturano avvicinandosi silenziosamente a riva. Nel piatto cadono così fenicotteri, spatole, pettegole, aironi, ecc., ma anche mammiferi, come i capibara. Alcuni indigeni parlano infine d’attacchi mortali a carico dell’essere umano, ma data la loro bassa densità numerica, i biologi non ne sono del tutto sicuri. Non dubitano che questi rettili siano in grado d’uccidere un uomo, anzi, ma considerano che la probabilità di un incontro con l’uomo è molto bassa.

Morfofisiologia

Questo coccodrillo è una delle specie più grandi del gruppo. In passato c’è stato chi ha dichiarato d’aver catturato o osservato esemplari lunghi anche 7 m, ma ad oggi i biologi nei musei di storia naturale, hanno visto solo esemplari maschi (le femmine generalmente sono un metro più corte) di 5 m di lunghezza, constatando dimensioni simili in natura. Il muso è relativamente lungo e si stringe all’apice, come quello del Crocodylus cataphractus.

Supera i 5 m di lunghezza, nutrendosi, secondo la taglia, d'animali acquatici, uccelli e mammiferi © Giuseppe Mazza

Supera i 5 m di lunghezza, nutrendosi, secondo la taglia, d’animali acquatici, uccelli e mammiferi © Giuseppe Mazza

Negli esemplari che vivono da molto tempo in cattività l’apice rostrale sem- bra incurvarsi verso l’alto.

Dorsalmente l’armatura ha un aspetto simmetrico, nelle restanti parti del corpo invece assomiglia a quella del Coccodrillo americano (Crocodylus acutus).

I biologi hanno identificato tre diverse colorazioni della livrea, che possono essere messi in relazione all’età o all’ambiente in cui vive (ad esempio in cattività) ed hanno i seguenti nomi:

Mariposo: il corpo è di colorazione grigio-verdastra, sono presenti macchie nere dorsali.

Amarillo: è la colorazione più comune e anche la più brillante, sono presenti macchie scure sparse.

Negro: la livrea è più uniformemente grigio scuro.

Il collo e la testa sono relativamente snelli. Il numero di denti è pari a 68, così suddivisi: 5 premascellari, 14 mascellari e 15 mandibolari.

Etologia-Biologia Riproduttiva

Il nido viene scavato, probabilmente dal maschio, tra gennaio e febbraio, durante l’unica stagione annuale asciutta; questa specie prepara il nido sui banchi di sabbia in prossimità delle rive del fiume, dato che durante questa stagione i livelli d’acqua sono bassi per la scarsa portata. Le femmine di Crocodylus intermedius depongono un numero consistente di uova bianche di grandi dimensioni, da 15 a 70, mediamente 40.

Anche se restano vicino al nido per difenderlo, durante il periodo d’incubazione che dura circa 70 giorni, molte uova possono essere predate dagli avvoltoi, dalle anaconde e dal Tegu comune (Tupinambis nigropunctatus), una grossa lucertola onnivora, lunga anche un metro, l’equivalente dei varani nel vecchio mondo, detti dagli americani lucertole monitor.

La schiusa delle uova, coincide con l’arrivo delle prime piogge e quindi con l’aumento della portata del fiume. Alla nascita la madre prende i piccoli in bocca per portarli in acqua e li accudisce da uno a tre anni.

 

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